«DIED LAUGHING - Keith Caputo» la recensione di Rockol

Keith Caputo - DIED LAUGHING - la recensione

Recensione del 27 mar 2000

La recensione

Difficile spiegare il perché, ma il video di “Selfish” aveva qualcosa che lo capivi sin da subito che ti avrebbe fregato. Sarà che Keith Caputo ha una discreta presenza davanti alle telecamere, sarà che la sofferenza insita nella canzone filtra anche e soprattutto quelle immagini, ma qualcosa di quel mondo ti entra dentro. Keith Caputo è stato per diverso tempo il cantante dei metallari con istanze prog Life of Agony, prima di ritrovarsi ad aver voglia di fare qualcosa da solo. In questo album, prodotto da Jared Kotler (Marcy Playground) e illuminato dalle presenze musicali di Gerry Leonard (Duncan Sheik), Jeff Thall (Bryan Ferry), Craig Ross (Lenny Kravitz), Robert Mastrianni e Jordan Feinstein, Caputo si prende una vacanza da quel mondo e confeziona un album fortemente influenzato da certa musica rock di taglio intimista, assai apprezzata negli Stati Uniti, roba alla Counting Crows per intenderci. E’ proprio così che nascono le canzoni del nuovo album, tra le quali spicca anzitutto proprio il singolo “Selfish”, di cui parlavamo sopra, uno splendido prototipo di canzone ‘americana’, cantata e suonata in modo impeccabile. La sofferenza che la permea affiora anche da molte altre canzoni, visto che è poi tutto l’album a muoversi sul tema della ricerca di pace interiore e equilibrio spirituale, ma non mancano i momenti positivi come, ad esempio, in “Just be” o “Razzberry mockery”. Molto particolare il brano “Cobain (rainbow deadhead)”, che canta nel ritornello un eloquente “Cobain l’hai ammazzato tu”, riferito al pubblico (e non a Courtney Love) e ai mille giudizi, commenti che spesso influenzano e determinano la vita delle rockstar più deboli, quelle che non distinguono la differenza che passa tra la propria persona e il personaggio che la gente ha deciso di adorare/criticare. “Brandy Duval” è una canzone che parla della madre di Keith, morta di overdose poco tempo dopo la sua nascita, “una vicenda che mi ha segnato subito con un grande senso di perdita, ma che poi mi ha dato forza: adesso uso le vicende che mi sono successe come un tappeto volante. E lei è sempre con me”, per dirla con le sue parole. “Died laughing” mette in mostra qualche parentela di troppo con un prog-metal un po’ datato, ma per il resto si presenta come un bel disco, pieno di ottimi episodi e di una capacità non comune di raccontare storie e stati d’animo. Per Keith Caputo, il modo migliore per ripartire dopo la storia dei Life of Agony.

“Honeycomb”
“Razzberry mockery”
“Selfish”
“New York city”
“Home”
“Cobain (rainbow deadhead)”
“Neurotic”
“Dew drop magic”
“Just be”
“Lollipop”
“Upsy daisy”
“Brandy Duval”

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