«VARSHONS 2 - Lemonheads» la recensione di Rockol

I Lemonheads ci riprovano con le cover

Ecco il sequel di "Varshons": ancora cover, ancora Evan Dando... e un quesito fondamentale a cui dare risposta.

Recensione del 21 feb 2019 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Una "serena analisi" [*1*] del fenomeno Evan Dando/Lemonheads non può prescindere da una domanda preliminare che faccia da spartiacque. Quindi avete cinque secondi per rispondere, prima di passare a dissertare su “Varshons 2” – ossia il sequel di “Varshons” (uscito nell’Anno Domini 2009). Ossia un altro disco di cover della band capitanata dal biondino di Boston [*2*].
Il quesito è: “‘Mrs. Robinson’ o ‘Cazzo di ferro’”?

Se avete optato per il primo titolo potreste apprezzare “Varshons 2” come sporadica manifestazione di una volontà di ritorno sulle scene da parte di Dando, che coi Lemonheads non pubblica un disco di inediti dal lontano 2006 (sembra ieri, ma son passati 13 anni, santa polenta!). Inoltre potreste apprezzarlo in quanto testimonianza del fatto che Evan – al netto dei suoi 50 anni suonati da un po’ e dei ben noti problemi di dipendenza/propensione a divertimenti poco pii – ha ancora quella voce e quel quid che lo hanno fatto diventare una quasi-star negli anni Novanta.
Nel dettaglio, “Varshons 2” vede Dando alle prese con una dozzina abbondante di pezzi altrui, selezionati con un certo eclettismo (si passa dagli Eagles a Nick Cave, da Paul Westerberg ai Bevis Frond, da Lucinda Williams agli Yo La Tengo…) e riproposti dopo avere subito il tipico trattamento Lemonheads: una generosissima dose di indie/alt rock soffice e a colori pastello, un pizzico di powerpop, giusto un’annusata di punk e una bella spolverata di ruffianeria (di quella giusta).
Per cui al pubblico votante che ha optato per “Mrs. Robinson” mi sento di dire che questo disco rappresenta un segnale del fatto che Dando c’è ancora… peccato che il non pubblicare un brano originale da tanti anni non sia troppo confortante, ma non è da escludere che “Varshons 2” sia semplicemente un disco interlocutorio, fatto per divertirsi, mentre è in corso la lavorazione di nuovo materiale. Niente di speciale, ma un buon modo per trascorrere una mezz’ora abbondante.

Veniamo ora alla seconda risposta: “Cazzo di ferro”. Nel caso qualcuno se lo stesse domandando, trattasi del titolo di un brano incluso in “Lick”, album dei Lemonheads del 1989 (manifesto del periodo più punk del gruppo) e pubblicato da Taang!: la canzone era una cover di un gruppo hardcore italianissimo, i Superfetazione di Roma.
Se avete scelto così, il consiglio è di lasciare perdere “Varshons 2”, sul serio. Se “Varshons” - almeno - aveva qualche richiamo punk diretto nella scelta delle cover (GG Allin, Wire e FuckEmos su tutte), questo secondo volume potrebbe procurarvi pesanti sintomi di tripanosomiasi africana (alias malattia del sonno).

Note:
[*1*] © Università della Strada - Master in Facebook Trolling & Terrapiattismo
[*2*] Fra l’altro: davvero c’era bisogno di un altro disco di cover, a poca distanza da “Teal” dei Weezer (un album, al momento, utile come un gettone telefonico del 1978)?

TRACKLIST

01. Can't Forget (02:12)
02. Settled Down Like Rain (02:52)
03. Old Man Blank (03:36)
04. Things (02:45)
05. Speed of The Sound of Loneliness (02:46)
06. Abandoned (03:40)
07. Now and Then (02:37)
08. Magnet (03:24)
09. Round Here (02:18)
10. TAQN (02:03)
11. Unfamiliar (03:32)
12. Straight To You (04:27)
13. Take it Easy (03:17)
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