«NOI SIAMO AFTERHOURS - Afterhours» la recensione di Rockol

"Noi Siamo Afterhours", trent'anni di una band pericolosamente inquieta

Un concerto e un docufilm per raccontare la grande notte di Manuel Agnelli e soci

Recensione del 25 gen 2019 a cura di Marco Di Milia

La recensione

“Ho tutto sotto controllo. Apro la bocca e canto la nota sbagliata”. Inizia così, con rivedibile perfezione, la storia di “Noi Siamo Afterhours”, racconto per musica, immagini e parole, della straordinaria avventura, lunga trent’anni, della band guidata da Manuel Agnelli. Una realtà che dall’ottobre del 1985 - anno della fondazione - ha costruito, passaggio dopo passaggio, una rigorosa identità, in grado di parlare un linguaggio istintivo e personale attraverso una costante inquietudine di fondo, che di fatto ne ha caratterizzato tutte le molteplici incarnazioni.

L’esibizione è quella dello scorso 10 aprile al Forum di Assago, alle porte di Milano. Oltre tre ore di spettacolo dal vivo con cui la formazione milanese ha reso omaggio alla sua longeva carriera, fatta di sogni, difficoltà, prese di coscienza, testardaggine e una capacità espressiva in grado di intercettare i sentimenti di un pubblico sempre più numeroso. I diecimila presenti alla performance hanno infatti assistito a una celebrazione che, seppur partita con una stonatura, ha subito fatto confluire quell’iniziale smarrimento in un’emozione del tutto palpabile, con l’intero palazzetto pronto a stringersi intorno al proprio leader e ai suoi sodali in un immenso abbraccio collettivo. Dall’introduttiva “Dentro Marylin”, la tensione si trasforma presto in un’energia catartica, che, dall’invettiva di “Germi” alle dissonanze di “Cetuximab”, passando l'esplosione di pura gioia in “Non è per sempre” e l’irruenza al vetriolo de “La verità che ricordavo”, ripercorre tre decadi con la certezza di essere arrivati a chiudere un cerchio nella grande saga del gruppo. 

Non ci sono sovraincisioni in studio, se non un accurato lavoro di mixaggio e di pulizia dei suoni operato dal fonico Daniele Tortora, permettendo così che l’album possa suonare quanto più verosimilmente in linea con ciò che è accaduto durante un evento “one night only”, come segnalavano le locandine. Rievocando in parte le sensazioni vissute dal pubblico, “Noi siamo Afterhours” è quindi la testimonianza di una serata che ha messo insieme tutte le pulsioni che hanno attraversato gli After nel corso degli anni. Ci sono rabbia, insofferenza, amore, sesso, violenza, estasi e ironia, combinati in un concerto che è stato inteso fin dall’inizio come un’occasione che rappresentasse appieno uno spirito live lontano da produzioni stellari ma con una grana tale da creare una sinergia viscerale tra musicisti e spettatori. Uno spettacolo dall’atmosfera unica, registrato e filmato, senza possibilità di repliche dunque, che acquisisce, inoltre, un valore aggiunto considerata l’irripetibilità dell’occasione. 

A ulteriore testimonianza dell’evento, nel packaging dell’album è incluso il dvd con il docufilm - già presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma - realizzato da Giorgio Testi, apprezzatissimo regista rock che ha nel suo palmarès lavori con Rolling Stones, Bon Jovi, Blur, Sting, Oasis e Amy Winehouse tra i tanti. L'esecuzione, autentica e immediata, acquista in questo modo un altro significato, narrato direttamente da Manuel Agnelli, testimone unico dei cambiamenti del collettivo da lui guidato. Il musicista offre la voce ai suoi pensieri, alle sensazioni vissute e all’ansia che ne accompagna le imprese, riproducendo con l’utilizzo di telecamere che si muovono nello stesso spazio degli After, le dinamiche confluite sul palco. Il frontman è l’io narrante che guida un viaggio intimo all’interno della band, ne riconsidera gli eventi che hanno lasciato un’impronta duratura negli anni e ne analizza le diverse strutture, in una girandola di prospettive, necessità e ostacoli che hanno determinato crisi e rigenerazioni, mentre alle riprese live si alternano immagini d’annata e momenti catturati nel backstage. 

Musica e immagini sono quindi complementari di ciò che è andato in scena nella notte del Forum. Il susseguirsi dei brani, che nel montaggio video è indicativo delle varie fasi vissute dal gruppo, secondo la logica di un racconto articolato in capitoli, conserva lo stesso transfert emozionale che ha reso possibile il grande rito condiviso immortalato in “Noi Siamo Afterhours”. Senza filtri e, soprattutto, con un linguaggio visivo distante dalle recenti rappresentazioni iper frenetiche della musica, il sestetto è protagonista insieme alla platea tutta di un concerto “vivo” dove il dialogo tra le parti è libero da compromessi, con quel senso di pathos e godimento necessari a Manuel Agnelli e soci per mostrare la consueta urticante identità.

Un’affermazione di vita che il carismatico frontman ha voluto celebrare ricostruendo alcune line-up del passato per riassumere anche umanamente l'evoluzione di questi trent’anni. Oltre agli attuali componenti Xabier Iriondo alla chitarra, Rodrigo D’Erasmo al violino, Roberto Dell’Era al basso, Stefano Pilia alla chitarra e Fabio Rondanini alla batteria, pronti a scambiarsi sguardi d’intesa, sudore e frenesia lungo tutta la scaletta, dal clapping de “La vedova bianca” all’acustica in chiusura di “Bianca”, hanno ripreso corpo altre formazioni, come quella di fine Ottanta con la presenza del co-fondatore Lorenzo Olgiati, Cesare Malfatti (in seguito nei La Crus), Alessandro Pellizzari e il fonico e produttore Paolo Mauri per una breve sequenza di brani in inglese, ma anche l’epica compagine di “Hai Paura Del Buio?”, che, oltre al cantante e al suo alter-ego folle Iriondo, ha schierato i ritrovati Dario Ciffo, Andrea Viti, nonché Giorgio Prette, compagno storico di Manuel per ben ventiquattro anni, dal 1990 al 2014.

Ancora, si apprende dalle parole del protagonista l’importanza della musica e della dote salvifica che questa ha avuto nella sua vita. Da come, nella scrittura dell’ultimo lavoro in studio “Folfiri o Folfox” sia riuscito ad affrontare la perdita del padre e come, proprio a un passo dalla rottura, tra problemi personali e finanziari “Hai Paura Del Buio?”, l'album della grande svolta, abbia avuto il suo battesimo - “Stavamo per scioglierci, la mia fidanzata mi aveva mollato, avevo perso il lavoro, gli altri non ce l’avevano, Ciffo non l’ha mai avuto”, confessa più o meno scherzosamente Agnelli.

Infine, il valore di una semplice dichiarazione come “Noi siamo Afterhours” che, pronunciata dallo stesso Manuel centinaia di volte e nelle situazioni più disparate, dai piccoli club ai grandi teatri, è diventata nel tempo una sorta di rivendicazione sociale, manifestando un senso profondo di appartenenza. Nel raccontare un’esibizione - e una storia - che ha celebrato la consapevolezza di una realtà preziosa, la band si è unita, fisicamente, con la sua gente, fin sugli spalti, per guardare quel palco con gli stessi occhi dei centomila del Forum. Perché la magia di un concerto non può decidersi a tavolino: quando tutto risulta perfettamente calcolato si rischia la caduta in banali cliché. Per affrontare questo traguardo, gli Afterhours hanno scelto di lasciare una traccia fondamentale del proprio passaggio, punto di arrivo e di partenza di un percorso imperfetto ma sempre carico di quella imprescindibile connessione con il pubblico. L'energia di ritorno non è solo memoria o idolatria, è una glorificazione del presente.

TRACKLIST

#1

#2
02. Quello Che Non C'è - Live @ Mediolanum Forum, 10/04/2018 (04:53)
07. Love On Saturday Night - Live @ Mediolanum Forum, 10/04/2018 (05:27)
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