«FOOL - Joe Jackson» la recensione di Rockol

L’elogio della follia di Joe Jackson

Ironia e senso dell’umorismo come antidoti a un mondo su cui s’addensano nubi scure. Abbiamo ascoltato “Fool”, il nuovo album di Joe Jackson, breve, bruciante e ispirato.

Recensione del 17 gen 2019 a cura di Claudio Todesco

La recensione

I musicisti, quelli veri, li riconosci subito. Anche loro sbagliano i dischi, scrivono canzoni modeste, attraversano fasi calanti, ma in ogni loro album puoi trovare uno spunto, una performance, un’idea brillante. E magari, dopo quarant’anni, ancora pubblicano dischi che vale la pena ascoltare. Joe Jackson è uno di quei musicisti. Non un innovatore, non un trendsetter e nemmeno un maestro riverito, ma un cane sciolto con una voce (in senso lato) unica. Nel nuovo “Fool” fa quel che gli riesce meglio: scrive ed esegue canzoni sintetiche, dinamiche, penetranti, nello stile che l’ha reso celebre a cavallo fra anni ’70 e ’80.

Un tempo – e con un tempo intendo prima che la politica dei pagamenti di Spotify incoraggiasse a produrre tante canzoni brevi e prima che ci si premurasse di riempire buona parte dei 78 minuti di un compact disc – i dischi somigliavano a questo: otto canzoni per una quarantina di minuti di durata complessiva. Joe Jackson pensa effettivamente a “Fool” come a un album con due lati complementari. L’ha inciso subito dopo la fine del tour di “Fast forward”, provando alcune canzoni in concerto, convinto com’è che la pratica migliori le esecuzioni. L’ha registrato velocemente, una cosa che – dice – non gli accadeva dai tempi dell’esordio “Look sharp!” di cui cade il quarantennale guarda caso proprio in questo gennaio 2019.

Non è un ritorno alle origini e “Fool” non è un disco per nostalgici di un tempo, di un’energia e di una freschezza che non torneranno più. È il disco di un musicista che ha sviluppato un suo linguaggio: progressioni di accordi potenti, interplay fra tastiere e percussioni, frasi melodiche di pianoforte semplici e cantabili, un suono scarno e assieme incisivo, un certo gusto per il ritmo, un modo originale d’essere assieme diretto e sofisticato. È uno stile talmente rodato e sfruttato in passato che alcune canzoni suonano famigliari al primo ascolto. È il caso di “Dave” che potrebbe essere scambiata per una outtake di “Night and day”. Succede, quando si diventa classici. E Jackson è sufficientemente dotato e scaltro da trasformare questa sensazione di familiarità in un pregio.

Prodotto da Pat Dillett e suonato con il chitarrista Teddy Kumpel, il bassista Graham Maby e il batterista Doug Yowell, “Fool” non difetta di momenti brillanti. Come “Fabulously absolute”, canzonetta bruciante che ha tutta l’aria dell’attacco a chi divide il mondo in buoni e cattivi. Il bello è che è scritta dal punto di vista di chi, di questi tempi, sta dalla parte del torto: “Forza, dimmelo in faccia cosa dovrei fare per sentirmi parte della razza umana, o magari sussurrami all’orecchio quel che dovrei voler sentire, tipo che sono fascista o un pazzo che non ha frequentato scuole snob, uno che sbaglia quando usa il telecomando, figuriamoci quando vota”.

Questo elemento di irrazionalità ricorre nel disco a partire dalla canzone piena di piccoli colpi di scena che gli dà il titolo. “Fool” è il giullare che diventa supereroe che incarna le virtù di ironia e humour. L’album ha anche un lato cupo. “Strange land” parla di alienazione, mentre “Big black cloud” evoca con distorsioni di chitarra elettrica e note ribattute di pianoforte riprese in modo crudo il senso paranoico di minaccia che molti percepiscono in questi anni. Ci sono momenti più concilianti a partire da “Friend better”, che può ricordare la fusion pop modello Steely Dan, oppure “Alchemy” che chiude l’album con un velo di mistero e sensualità.

“Fool” non è solo il lavoro di un autore brillante e di un musicista dallo stile consolidato che sceglie la via dell’immediatezza dopo essersi cimentato in passato con opere più complesse. È anche il disco di una band e si sente nelle performance, nell’energia, nell’interplay. Non avrà lo spirito giovanile di dischi anni ’70 o il songwriting elegante degli ’80, ma è uno dei dischi migliori dell’ultimo Joe Jackson.

TRACKLIST
Big black cloud
Fabulously absolute
Dave
Strange land
Friend better
Fool
32 kisses
Alchemy

TRACKLIST

01. Big Black Cloud (06:01)
03. Dave (05:03)
04. Strange Land (05:41)
05. Friend Better (04:51)
06. Fool (04:59)
07. 32 Kisses (04:28)
08. Alchemy (06:50)
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