Recensioni / 17 gen 2019

I Hate My Village - I HATE MY VILLAGE - la recensione

I Hate My Village il debutto del supergruppo di Rondanini, Viterbini, Fasolo e Ferrari

Nata dall'incontro tra Fabio Rondanini, batterista di Calibro 35 e Afterhours, e Adriano Viterbini, chitarrista dei Bud Spencer Blues Explosion, ecco il debutto della band che vede anche Alberto Ferrari (Verdena) e Marco Fasolo (Jennifer Gentle)

Voto Rockol: 4.0 / 5
Recensione di Francesco Locane
I HATE MY VILLAGE
La Tempesta (CD)

Nati dall'incontro tra Fabio Rondanini, batterista di Calibro 35 e Afterhours, e Adriano Viterbini, chitarrista dei Bud Spencer Blues Explosion, gli I Hate My Village debuttano con un disco dalla naturale propensione al groove, che ruota intorno a strutture della musica sahariana e subsahariana e ad archetipi blues. Della compagnia fanno parte anche Alberto Ferrari dei Verdena, che presta parole e voce a quattro pezzi, e Marco Fasolo (Jennifer Gentle), che offre il suo contributo superlativo ai suoni (prestarci estrema attenzione è obbligatorio per godere a pieno del suo splendido lavoro) e seguirà al basso la band nel tour che comincia a febbraio.

Nome della formazione e titolo del disco (registrato rigorosamente su nastro) sono gli stessi di un cannibal movie nigeriano di fine anni '90 e anche la copertina ideata da Scarful (Alessandro Maida) farebbe pensare a tematiche truci: qua e là ci sono bordate di tastiere distorte e qualche momento sinistro, ma più che di cannibalismo qui ha senso parlare di un nutrimento reciproco di talenti e ispirazioni, di un banchetto succulento, caratterizzato da spessore e coesione musicale. Ogni brano è giocato su più livelli tematici, melodici e timbrici, che assumono richiami contrappuntistici nelle dolci narrazioni di “Bahum” o si rivelano nei dettagli di registrazione e missaggio. Sono esemplari a questo proposito le alternanze tra batteria compressa e timpani riverberati nell'inquietante “Presentiment”, così come i colpi metallici e il costante strisciare delle bacchette sui piatti che sovrappongono efficacemente ai tesi e massicci ritmi di “Tramp” un sottile nervosismo.

La voce di Alberto Ferrari contribuisce alla tridimensionalità del risultato, a partire dal brano di apertura e primo singolo, “Tony Hawk of Ghana”, dove scardina con le melodie gli intrecci ipnotici dei riff, passando da aeree soavità a incisi più concreti e frontali. In “Aquaragia” si distende sulle chitarre al sapor di marimba di Viterbini, raddoppiandosi e triplicandosi con psichedelica agilità, mentre in “Fare fuoco” si rilassa e si contrae, in una frenesia sciamanica che oppone vocalità strappate e soavi armonizzazioni. Anche “Fame” presenta stimolanti contrasti e sovrapposizioni: qui le voci paiono guardare il tramonto dal deserto del Sahara a quello della West Coast statunitense e il lirismo delle chitarre Tuareg è velato di malinconici riverberi e indizi spettrali.

E c'è spazio anche per un intermezzo lo-fi inciso con un microfono, “Location 8”, apparentemente  secondario, ma che invece testimonia la libertà, il rigore e, allo stesso tempo, il senso di leggerezza con cui il quartetto ha affrontato il lavoro in studio. Sì, perché “I Hate My Village” è anche divertimento e arguzia: non a caso l'ultima traccia, “I Ate My Village”, gioca sugli scarti. A quello dell'h nel titolo corrisponde un cambio di senso significativo (odiare/mangiare) e un irresistibile cambio di passo ritmico, discendente delle frequentazioni sul palco di Viterbini e Rondanini con mostri sacri come Bombino e Rokia Traoré. È solo una delle tante idee che arricchiscono un album che unisce la freschezza dell'improvvisazione e alla solidità di una visione musicale personale e avvincente.

TRACKLIST

01. Tony Hawk of Ghana - (02:53)
02. Presentiment - (04:51)
03. Acquaragia - (02:54)
04. Location 8 - (00:44)
05. Tramp - (02:41)
06. Fare un fuoco - (02:20)
07. Fame - (03:22)
08. Bahum - (02:17)
09. I Ate My Village - (02:32)