«7 - Beach House» la recensione di Rockol

Beach House - 7 - la recensione

Recensione del 23 mag 2018 a cura di Mario Guerci

La recensione

Il duo dream pop di Baltimora, composto dalla cantante e tastierista Victoria Legrand e dal chitarrista, tastierista e back vocalist Alex Scally, è tornato con quello che è forse uno dei più bei dischi di tutta la loro carriera: “7”.

Dopo la doppietta del 2015, anno in cui uscirono ben due album, “Depression Cherry” e “Thank Your Lucky Stars”, e la pubblicazione a sorpresa dell’anno scorso di una collezione di inediti intitolata “B-Sides and Rarities”, il duo più malinconico e sognante di tutta America è tornato sul mercato discografico con il settimo disco, intitolato appunto “7”.

Dopo un primo ascolto, il giudizio affrettato sarebbe quello di dire: “I dischi dei Beach House sono tutti uguali”; si, ma uguali a che cosa? Victoria Legrand e Alex Scally nel corso degli ultimi dieci anni e con otto lavori all’attivo, sono riusciti a creare un genere tutto loro: una miscela di pop, alternative rock, post punk e gothic inimitabile e meravigliosamente riconoscibile, capace di far sognare e trasmettere all’ascoltatore un senso unico di malinconica pace.

Quindi, i loro album non sembrano tutti uguali. Sono solo tutti molto simili. Basti prendere un organo, dei sintetizzatori, una batteria secca, gli arpeggi di chitarra riverberati e spigolosi di Alex Scally, si aggiunge la voce leggera e malinconica di Legrand, ed eccovi servito un nuovo disco dei Beach House: un mix alchemico tra lo shoegaze degli M83 e il post punk dei Cocteau Twins. Facile a dirsi.

Con “7”, i Beach House si sono separati dal produttore di lunga data Chris Coady e hanno collaborato con Peter Kember (Panda Bear e MGMT), ex membro dei Spacemen 3, e che ora fa musica sotto il nome d’arte di Sonic Boom. Il risultato è un disco più spesso, scuro e coinvolgente, anzi avvolgente: non si è mai abbastanza certi delle dimensioni delle sonorità di una canzone dei Beach House, i momenti intimi si alternano a passaggi sonori più espliciti. La batteria di "Dark Spring" scandisce i tempi e le parole sognanti di Victoria Legrand, la cavalcata trionfante e riverberata di chitarra sul finale di "Dive" è uno dei moneti più intensi di tutto il disco. La voce di Legrand si raddoppia nel coro di "Pay No Mind", riuscendo a riempire qualsiasi spazio lasciato vuoto.

La musica dei Beach House è veramente cinematografica, piena di tagli, dissolvenze, sfumature, sovrapposizioni e piano sequenze. Ascoltare un disco dei Beach House è un’esperienza veramente autentica e reale, non esiste un luogo specifico dove la band voglia portare l’ascoltatore, ma se c’è un posto particolare in cui più di tutti si desidera essere, i Beach House ti aiuteranno a raggiungerlo.

TRACKLIST

01. Dark Spring (03:24)
02. Pay No Mind (03:24)
03. Lemon Glow (04:04)
04. L'Inconnue (04:24)
05. Drunk in L.A. (03:59)
06. Dive (04:25)
07. Black Car (04:11)
08. Lose Your Smile (04:09)
09. Woo (04:14)
10. Girl of the Year (03:51)
11. Last Ride (06:59)
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