«TELL ME HOW YOU REALLY FEEL - Courtney Barnett» la recensione di Rockol

La recensione di "Tell Me How You Really Feel" di Courtney Barnett

Recensione del 02 giu 2018 a cura di Erica Manniello

La recensione

“Sometimes I get sad / It’s not all that bad” (“A volte mi rattristo / non è poi così male”). Così canta Courtney Barnett in “City Looks Pretty”, uno dei singoli estratti da “Tell Me How You Really Feel” e questa stessa velata malinconia attraversa tutto quanto il secondo album della cantautrice australiana, tornata sulle scene dopo un primo disco, “Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit”, e un album collaborativo con Kurt Vile, “Lotta Sea Lice”, uscito lo scorso anno. Tra l’ironia, la rivendicazione e una morbida tristezza Barnett conferma quanto già mostrato con il suo precedente lavoro, non preoccupandosi troppo delle aspettative inevitabilmente sollevate tra gli adepti dell’alt rock e confezionando un disco che, come lei, sembra nato per stare lontano dal mainstream pur essendoci già immerso.

Alcuni brani, come “Nameless, Faceless”, “City Looks Pretty” e “Need A Little Time” hanno più mordente, altri perdono un po’ di intensità, specie avvicinandoci alla chiusura del disco. I toni cupi e grunge della traccia d’apertura “Hopefulessness” lasciano spazio a una carrellata di pezzi musicalmente, se non nei testi, più spensierati e leggeri, come “Charity” e i singoli già citati. Procedendo nella tracklist con “I’m Not Your Mother, I’m Not Your Bitch” si torna sulle chitarre graffianti e i suoni punk che tanto bene si conciliano con l’anima indie-folk di Courtney Barnett, che potrebbe benissimo essere la Juno MacGuff che nel film “Juno” canta con il suo Paulie le azzeccatissime canzoni di Kimya Dawson.

Sembra forse un po’ svogliata Courtney Barnett in questo album, più concentrata a fare ciò che le piace piuttosto che a puntare a obiettivi più alti e, terminato l’ascolto, un certo effetto di incompiutezza si sente. Poco male, considerando quanto spesso accade il contrario e quanto spesso la ricerca del ritornello giusto finisca poi per snaturare artisti complessi e stratificati. Non aspettatevi, dunque, un disco che s’imprime in modo indelebile nella mente, ma piuttosto un album di genuina ed elegante musica indie rock. Come genuina ed elegante è la sua autrice.

 

 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.