«MINDFUCKER - Monster Magnet» la recensione di Rockol

Un disco Monster Magnet al 100%

Dave Wyndorf e i suoi Monster Magnet tornano con un album. E non possiamo che approvare, apprezzare e goderci questi 10 pezzi di rock pericoloso come non se ne fa più molto

Recensione del 27 mar 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

American rock è un termine generico, ma meravigliosamente duttile. Abbraccia tante facce e tipologie musicali: dalle più leggere e scanzonate a quelle più pericolose e intrise di disagio. Disagio, già: proprio come i Monster Magnet.

La band di Dave Wyndorf sgancia questo decimo album in studio dopo un silenzio di circa un lustro e si presenta più scura, laida e inferocita che mai. Alla faccia dei 29 anni di carriera, vien da dire.

Questo lavoro dal titolo delicatissimo – “Mindfucker” – è semplicemente ciò che ci si aspetta da una formazione così, che da sempre (nonostante il grande successo commerciale sfiorato) vive percolando nelle crepe dell’asfalto che si formano nelle strade più infami e pericolose. E a sottolineare quest’anima nera arriva un sound che, più che mai, è spinto verso lidi stoogesiani: riff monolitici e ipnotici, pesantezza, distorsione, cappa scura, claustrofobia, psichedelia e proto-punk con tocchi metallici.

Insomma, questa è musica per nottate vissute col serramanico in tasca, alla ricerca dello spacciatore con la roba più forte, sfiorando risse e disastri, inguainati nel giubbotto di pelle e con gli occhiali da sole a fare da schermo allo sguardo. Forse a qualcuno sembrerà tutto un po’ scontato, la classica poesia di strada rock’n’roll un po’ trita; ma il punto è che quella dei Monster Magnet suona sincera, non sa di plastica o di affettazione. Nessuno si atteggia qui. Le overdose, le lame, le storie malate e la rabbia sono autentiche al 100%.

Fra sfuriate che richiamano i primi due album degli Stooges dopati di testosterone e suite allucinogene da trip andato a male, questi 10 brani si fanno ascoltare dando una bella botta. E soprattutto lasciano la voglia di averne ancora. Per cui si riparte dall’inizio alla fine del disco. E scusate se è poco… perché non lo è. “Mindfucker”, pur nel suo fascino retro-rock, è un bel pugno alla bocca dello stomaco e restare indifferenti all’ascolto è davvero difficile.

Occhio agli effetti collaterali, però: potrebbe nascervi l’impulso irrefrenabile di tirare fuori dall’armadio quel chiodo graffiato e quei pantaloni di pelle che non mettete dal 1998, per uscire in cerca di guai. Nel caso, ci vediamo al bancone a scambiarci occhiatacce da dietro le lenti scure.

TRACKLIST

01. Rocket Freak (03:29)
02. Soul (05:26)
03. Mindfucker (04:59)
04. I'm God (06:16)
05. Drowning (07:20)
06. Ejection (03:27)
07. Want Some (05:48)
08. Brainwashed (03:22)
09. All Day Midnight (03:59)
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