«ALCHEMAYA - Max Gazzè» la recensione di Rockol

L'atto di libertà intellettuale e artistica di Max Gazzé

Dopo la partecipazione al Festival di Sanremo 2018 con la meravigliosa "Leggenda di Cristalda e Pizzomunno", Max Gazzé pubblica "Alchemaya": un progetto complesso e ambizioso che merita di essere ascoltato con attenzione.

Recensione del 17 feb 2018 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Mischiare "alto" e "basso" non è semplice. È un'operazione complessa che richiede una certa intelligenza e una certa genialità, e che ti costringe ad essere doppiamente credibile: credibile nell'essere "alto", altrettanto credibile nell'essere "basso". Ci provano in molti, ma non tutti ci riescono. Uno che ci è riuscito e che è diventato un punto di riferimento per tutti quelli che negli anni hanno provato a mischiare "alto" e basso" è sicuramente Franco Battiato, quello dei primissimi anni '80. "L'era del cinghiale bianco", "Patriots" e "La voce del padrone", gli album che segnarono il passaggio del cantautore siciliano dalla musica sperimentale al "pop", sono esempi perfetti di questa complessa operazione: testi ispirati a saggi esoterici, mitologie e filosofie orientali fanno da sfondo a melodie e ritornelli semplicemente "pop". "Lo shivaismo tantrico di stile dionisiaco / la lotta pornografica dei greci e dei latini": in quanti hanno cantato i suoi testi senza capirne del tutto i significati?

Veniamo al caso di Max Gazzé. Tra i cantautori italiani attualmente in circolazione, Gazzé è probabilmente l'unico che nelle sue canzoni è riuscito a raccogliere una parte dell'eredità di Battiato, di quel Battiato. Pensate a brani come "La favola di Adamo ed Eva", "Il timido ubriaco", "Sotto casa", "La vita com'è", "Ti sembra normale": testi niente affatto semplici e immediati, mascherati da melodie e ritornelli irresistibili. Ora, anticipato dalla partecipazione al Festival di Sanremo 2018 con "La leggenda di Cristalda e Pizzomunno" (una canzone ispirata a una leggenda popolare del XV secolo, altro esempio del talento di Gazzé di mischiare "alto" e "basso"), esce il nuovo album del cantautore, "Alchemaya", che è il progetto discografico legato agli spettacoli portati in scena in alcuni teatri italiani la scorsa primavera: e il debito di Gazzé nei confronti di Battiato si fa ancora più evidente.

"Alchemaya" è un concept diviso in due atti che nasce dalla ricerca personale di Max Gazzé negli ultimi vent'anni su temi di storia, filosofia, religione e fisica quantistica: chi avrebbe potuto fare un disco del genere, se il più battiatioso tra tutti i cantautori italiani che si sono fatti strada negli ultimi venticinque anni? Il progetto è complesso e ambizioso: Gazzé lo definisce un progetto "sintonico", che cerca di fondere orchestra e sintetizzatori (da qui il titolo: "Alchimia" deriva dal greco e vuol dire, appunto, "fondere"). Max ci ha lavorato insieme a suo fratello Francesco (autore dei testi), al maestro Clemente Ferrari (che ha orchestrato l'opera), ai 60 musicisti della Bohemian Symphony Orchestra (che hanno partecipato agli spettacoli teatrali e alle registrazioni dell'album) e alla sua band (Salvatore Mufale al piano, Roberto Procaccini alle tastiere e sintetizzatori, Arnaldo Vacca alle percussioni).

Il primo disco è una vera e propria opera sinfonica originale in undici tracce, un racconto misterioso e intrigante sull'origine e sull'evoluzione del mondo e dell'uomo: i testi sono "liberamente tratti" da manoscritti come le Tavole Smeraldine (testi sapienziali ritrovati in Egitto prima dell'era cristiana e tradotti dall'arabo al latino nel XIII secolo), la Bibbia, i manoscritti di Qumran (i rotoli ritrovati nel Mar Morto), ricerche sul gruppo ebraico degli Esseni, ma anche saggi esoterici come "Il libro perduto del Dio Enki" di Zecharia Sitchin. È un disco difficile, che richiede di essere ascoltato con attenzione e che forse ha il limite di poter essere compreso solamente da chi ha una cultura in tema di religione e filosofie esoteriche.

Il secondo disco, invece, è decisamente più accessibile: Gazzé prende una manciata delle sue canzoni più famose e le riarrangia in chiave sintonica, mischiando il suono imponente e magistrale dell'orchestra a quello dei sintetizzatori: "alto" e "basso", appunto. A rendere ancor più interessante questo lavoro di rivisitazione e di riarrangiamento è il fatto che le canzoni di Gazzé, nella loro apparente semplicità, nascondano strutture musicali complesse, che qui il cantautore rilegge o rende ancora più complesse: la ritmica di "Il timido ubriaco" ha accenti vagamente cha-cha-cha, l'andamento di "Il solito sesso" è jazzistico, le atmosfere di "La vita com'è" e "Sotto casa" sono ancora più folkloristiche (sono le tracce in cui l'orchestra dà il meglio di sé).

In "Alchemaya" Max Gazzé tira fuori il suo estro e il suo talento di compositore e conferma di essere uno degli artisti più geniali attualmente in circolazione nel panorama musicale italiano. Prendetevi mezzo pomeriggio e provate ad ascoltarlo con attenzione, questo album: è un piccolo grande atto di libertà intellettuale e artistica.

TRACKLIST

#1
02. Enuma Elish (02:14)
04. Vuota Dentro (03:30)
05. L'Anello Mancante (01:47)
06. Etereo (02:59)
08. Visioni Ad Harran (04:49)
09. Bassa Frequenza (01:26)
10. Alchimia (04:48)

#2
02. Il Timido Ubriaco (04:14)
03. Il Solito Sesso (03:39)
04. Nulla (04:11)
05. Cara Valentina (05:39)
06. Edera (03:23)
07. Ti Sembra Normale (04:02)
08. Atto Di Forza (03:37)
09. Se Soltanto (03:49)
10. La Vita Com'è (03:54)
11. Mentre Dormi (04:35)
12. Un Brivido A Notte (02:36)
13. Sotto Casa (05:01)
14. L'Ultimo Cielo (04:23)
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