«CEREMONY AND DEVOTION - Ghost» la recensione di Rockol

Registrato dal vivo a San Francisco, il tour americano dei Ghost diventa un album

In attesa del nuovo Papa Emeritus, ecco "Ceremony And Devotion", il primo album live dei Ghost

Recensione del 05 gen 2018 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Deposto un Papa se ne fa un altro nella parrocchia dei Ghost. Prima di congedarsi, come da tradizione, dalla sua maschera di turno, il cantante Tobias Forge, ad oggi titolare unico del progetto, ha deciso però di salutare il suo personaggio più dandy e carismatico, Emeritus III, con un album dal vivo che celebra un tour e un concerto che per la compagine svedese è stato realmente fantasmagorico.

 

“Ceremony And Devotion”, fotografa i Ghost nel loro acclamato “Popestar Tour”, il primo con i nuovi Nameless Ghouls, i musicisti senza nome rinnovati secondo i dettami del loro leader e primadonna, che molto diabolicamente sembra essersi assicurato una splendida rendita dal sulfureo gruppo. Nonostante l’incidente giudiziario che ha portato il frontman/pontefice ha togliersi il trucco in tribunale di fronte alle accuse mosse dai suoi ex sodali, reo di non aver pagato loro le quote dei profitti ricavati da album e tour, niente sembra poter intaccare il grandissimo smalto mostrato in scena dal Papa e dalla sua (modificabile) accolita. 

 

In effetti, i Ghost per la loro natura grottesca perennemente al di sopra di ogni ragionevole dubbio di autenticità, si prestano a più di una critica, ma hanno ampiamente dimostrato di essere dei navigati mestieranti dello show business, con la giusta dose di tecnica e di brani tormentoni che, con abilità tutta scandinava, hanno una certa predisposizione per l’alta classifica, da una parte all’altra dell’Atlantico. Il primo documento live dei Ghost arriva in gran parte infatti dalla conquista americana del palco di San Francisco la scorsa estate, con la medesima scaletta proposta a Milano in aprile (qui il nostro report), così come nel resto delle date della tranche europea del tour. Il repertorio in odore di zolfanello non si discosta poi molto dalle versioni in studio, se non per i sinistri sermoni di Emeritus III e le ovvie risposte di giubilo della folla. La liturgia offerta da “Ceremony And Devotion”, distribuita con una certa equità tra i tre album finora pubblicati, mette quindi in fila brani dalla grazia ficcante come “Square hammer” e  “From the pinnacle to the pit”, in un uno-due a pieni giri e prosegue secondo un collaudato copione che frulla vintage rock, pop, satanismo d’alto bordo o quasi e una sottile aria di plastica che non passa del tutto inosservata ma che, anzi, ne amplifica la portata. C’è l’incedere a tempo di valzer di “Secular haze” e qualche passaggio in un dubbio latino intonato prima in “Per aspera ad inferi” e poi coralmente nella ballad luciferina di “He is”, passando per la melodia oscura di “Cirice” fino alle marce trionfali di “Year Zero” e “Ritual” per concludersi con la maestosità di “Monstrance clock” e la richiesta del Papa di chiudere in bellezza la serata con un grande orgasmo, collettivo o solitario, poco importa.

 

Un gruppo, quello dei Ghost, che da prassi scandinava ha saputo trovare una formula che del metal ha l’attitudine, ma che in realtà senza inventare nulla di nuovo, pesca e rifrulla a piene mani dal passato, ispirandosi poco dogmaticamente ai classici, dagli ABBA ai Blue Öyster Cult senza soluzione di continuità e che, a conti fatti, sembra dare ragione a Forge e soci, vista la quantità di premi e nomination in ambito metal e rock che il sestetto svedese si sta portando nella sua ignota base di Ostrogotia. Il trionfale “Ceremony And devotion” pur mancando su disco di tutta quella componente visiva, indispensabile per uno show del genere, rappresenta bene le capacità della band di saper fare con buona pace dei detrattori il proprio complicato mestiere di intrattenitori con carisma e teatralità. L’uscita del disco su supporto fisico, in una quantità di varianti per ogni tasca è stata anticipata di un mese dalla versione digitale e, oltre  a puntare i riflettori su un Papa performer in ottima forma con il suo seguito di turnisti mascherati, colma in qualche modo anche il silenzio in attesa del nuovo disco, posticipato alla primavera del 2018 a causa delle traversie legali tra il cantante e il nucleo originario dei Ghouls.

 

Emeritus III, infine, ha concluso la sua opera nell’ultima data dell’anno, in scena al parco Liseberg di Gotheborg. Un coup de théâtre in pieno stile Ghost, con il cantante portato via di peso da due guardie sul ritornello corale della conclusiva “Monstrance clock”. Al suo posto, dopo un breve attimo di buio, ha fatto la sua comparsa un inquietante e avvizzito Papa Zero, che in un biascicato italiano ha annunciato ai presenti che “il Medioevo inizia adesso”. Cosa abbia capito la folla svedese di questo criptico annuncio è un mistero ancora tutto da svelare, così come capire quale nuova diavoleria inventerà il frontman che cambia identità ad ogni album, dopo un personaggio così fortunato come il suo Numero III. E soprattutto, cosa succederà ancora nella cerchia infernale dei demoni senza nome, che diabolicamente, non hanno perso affatto l’occasione di celebrare la propria avventura artistica a modo loro, infiocchettando per le feste una furba e appassionante strenna natalizia.

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