«SYRE - Jaden Smith» la recensione di Rockol

Buon sangue non mente: Jaden Smith, il figlio di Will, ha talento da vendere

Il ragazzo pubblica il suo primo album ufficiale, questo "Syre", ed è una piacevole sorpresa, in bilico tra alternative hip hop e r&b in stile Frank Ocean.

Recensione del 18 dic 2017 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Jaden Smith ha talento. Ce l'ha nel sangue, perché lo ha ereditato da suo papà Will. E ce l'ha sia come attore (tra le prove più recenti ci sono le due stagioni di "The get down", la serie di Netflix dedicata alla nascita dell'hip hop, in cui interpreta un writer) che come rapper: lo ha dimostrato più volte, negli ultimi anni, con una manciata di mixtape, EP e singoli (nella colonna sonora di "The get down", accanto a pezzi che hanno fatto la storia dell'hip hop e della disco music, ci sono pezzi suoi), e lo conferma ora con questo album, il suo primo long-playing ufficiale.

Il disco si intitola "Syre" (il nome completo del ragazzo è Jaden Christopher Syre Smith) è ed è il frutto di un lungo lavoro, durato ben tre anni: ai pezzi contenuti nel disco Jaden Smith - 19 anni compiuti lo scorso luglio - ha cominciato a lavorarci addirittura nel 2014. In questi tre anni di lavoro si è fatto dare una mano da una manciata di produttori: c'è il norvegese Lido (già collaboratore di Chance the Rapper per "Coloring book", album che quest'anno ha vinto un Grammy come "Best Rap Album"), c'è Young Fyre (Chris Brown, Busta Rhymes, Lil Wayne e altri) e c'è il duo dei Christian Rich (Childish Gambino, Drake, N.E.R.D.).

"Syre" contiene un totale di diciassette tracce che spaziano da sonorità alternative hip hop ad altre più r&b: i due poli intorno ai quali ruota il disco è da un lato il rap più spilogoso e ruvido, dall'altro ballate sporcate di elettronica in stile Frank Ocean. Jaden sembra piuttosto a suo agio sia quando si cimenta con i ritmi incalzanti del rap e con le rime dure e crude (in "Watch me", accanto ai beat, ci sono anche le chitarre elettriche; "Breakfast", il featuring con A$AP Rocky, è un pezzo in puro stile old school), sia quando si lascia andare ad un cantato più melodico ("Fallen"). Stabilire una linea di confine tra le due anime del disco, a volte, risulta difficile: "The passion", solo per fare un esempio, parte come un pezzo rap e per tre minuti resta un pezzo rap, trasformandosi poi all'improvviso, nel finale, in una ballata piano e voce. L'effetto è spiazzante.
Non è solo a livello di suono che alcune tracce di "Syre" sembrano strizzare l'occhio ai lavori di Frank Ocean, ma anche a livello di struttura e di forma: che a volte è allungata, dilatata, come nel caso di "Hope" (che dura 6 minuti), "Ninety" (quasi 8 minuti) e "Lost boy" (9 minuti e mezzo), o come nel caso dell'ideale introduzione del disco, rappresentata da una suite suddivisa in quattro tracce, "B", "L", "U" e "E", con temi e melodie che si rincorrono. 

Sarebbe un peccato se "Syre" rappresentasse solamente una parentesi, nella carriera di Jaden Smith, perché il ragazzo è davvero bravo, e ha uno stile bello riconoscibile, soprattutto a livello di interpretazione: ha la voce zuccherosa dei teen idol, ma con quella voce si ritrova spesso ad interpretare pezzi dai suoni e dalle atmosfere più aspre, e il risultato è interessante.
Se "Syre" avrà un seguito, sarà interessante scoprire quale, tra i due poli, avrà la meglio: se Jaden Smith sceglierà di lavorare maggiormente sull'r&b in stile Frank Ocean (chissà cosa ne verrebbe fuori) o se invece punterà a diventare un nuovo piccolo Kendrick Lamar. Le premesse per fare bene, in entrambi i casi, ci sono tutte.

TRACKLIST

01. B (03:06)
02. L (02:23)
03. U (04:45)
04. E (03:23)
05. Breakfast (feat. A$AP Rocky) (03:04)
06. Hope (06:00)
07. Falcon (feat. Raury) (03:43)
08. Ninety (07:48)
09. Lost Boy (09:29)
10. Batman (03:04)
11. Icon (03:40)
12. Watch Me (02:34)
13. Fallen (04:22)
14. The Passion (04:29)
15. George Jeff (02:17)
16. Rapper (02:20)
17. SYRE (03:54)
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