«NO ONE EVER REALLY DIES - N.E.R.D» la recensione di Rockol

I N.E.R.D. di Pharrell sono tornati e fanno sul serio.

Dopo sette anni torna la band capitanata da Pharrell Williams che mette insieme r&b, electro e rock. Ospiti di primissimo ordine, testi impegnati e una maturità artistica che colpisce fin dal primo ascolto.

Recensione del 15 dic 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

L'ultimo lavoro discografico dei N.E.R.D. è targato 2010: nel frattempo Pharrell Williams è diventato una superstar a tutti gli effetti. “Happy”, la collaborazione con i Daft Punk, una propria linea d'abbigliamento, testimonial per mille brand, autore e produttore per i nomi principali del r&b e hip-hop (Beyonce, Kanye West, Thundercat, Calvin Harris, Kendrick Lamar tra gli altri), ma anche un punto di riferimento politico e sociale importante per la black community 
Ed è proprio quest'ultimo elemento che Pharrell ha voluto mettere al centro nella reunion con i suoi vecchi compagni Chad Hugo (con cui formava anche il duo di producer The Neptunes) e Shay Haley (una sorta di Mauro Repetto del gruppo), intitolando il nuovo disco con le parole che formano l'acronimo della band "No_One Ever Really Dies". 

Il progetto N.E.R.D. è sempre sembrato un pastrocchio piuttosto confuso: i quattro dischi realizzati in otto anni alternavano originalissime fusioni di funk, electro, punk-rock e r&b (una canzone su tutto “She wants to move”) ed esperimenti meno a fuoco, con testi nonsense, ma musicalmente colorati e divertenti, pieni di influenze e citazioni, buoni più che altro per mostrare l'eclettismo di Pharrell & soci.  Stavolta già nel primo singolo “Lemon” con Rihanna (che apre il disco) abbiamo risentito quel suono fresco, vibrante e nervoso dei migliori N.E.R.D, e dove anche la cantante di “Umbrella” rappa con gran nonchalance versi come “I get it how I live it / I live it how I get it”.  

“No_One Ever Really Dies” non tradisce l'approccio-pastiche dei N.E.R.D., ma questa volta tutto è messo al punto giusto, in più con una pletora di camei di altissimo profilo. Peraltro realizzare un album concreto e coerente con Gucci Mane, MIA, Ed Sheeran, Future e Frank Ocean sembrerebbe una missione impossibile, ma viene portata a termine con successo da Pharrell & soci. Ci sono ritmiche alla Devo (“1000”) e gli esperimenti disco stile Daft Punk in salsa spirituale (“Lightning Fire Magic Prayer”), il pop-reggae con Ed Sheeran (“Lifting you”) e le continue trasformazioni (“Rollinem 7s” con uno strepitoso André 3000 che non si capisce perché non faccia continuamente canzoni).  
Dicevamo prima dei testi: Pharrell è sicuramente cresciuto anche da questo punto di vista e quasi tutte le canzoni hanno chiari riferimenti politici, con la questione razziale come argomento centrale. 
Da questo punto di vista “Don't don't do it!” (nuovo singolo) è forse il brano più rappresentativo: il titolo fa riferimento alla moglie della polizia della Carolina del Nord che ha sparato alla vittima Keith Scott mentre supplicava gli ufficiali di risparmiarlo, registrando l'incidente sul suo telefono. Musicalmente poi parte come un pezzo soft degli EW&F (con lo zampino di Frank Ocean) e poi prende il viatrasformandosi in un pezzo chitarroso tipo Artic Monkeys per poi finire con il rap schietto e tirato di Kendrick Lamar. 
I  N.E.R.D. sono tornati e fanno sul serio. 

TRACKLIST

01. Lemon (03:39)
03. Voilà (04:20)
04. 1000 (04:03)
05. Don't Don't Do It! (04:17)
06. ESP (05:29)
08. Rollinem 7's (05:09)
09. Kites (04:50)
11. Lifting You (03:42)
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