«TOTEM - Emanuele Dabbono» la recensione di Rockol

Emanuele Dabbono - TOTEM - la recensione

Recensione del 05 nov 2017 a cura di Redazione

La recensione

Sì, certo, negli ultimi tempi si è parlato di lui come dell'autore (o meglio, co-autore) delle più recenti hit di Tiziano Ferro, da "Incanto" a "Valore assoluto", passando per "Il conforto" e "Lento/Veloce". Ma Emanuele Dabbono non è certo una "nuova proposta": alle sue spalle ha vent'anni di carriera. E infatti Tiziano Ferro lo conobbe nel 1997, quando entrambi parteciparono alle selezioni dell'Accademia della Canzone di Sanremo, il concorso che portava tre giovani sul palco dell'Ariston, in gara nella categoria cadetti del Festival. In questi vent'anni di carriera il cant-autore genovese ha pubblicato tre album insieme alla sua band (i Terrarossa) e registrato due dischi in inglese con lo pseudonimo di Carl Kent Phone Booth.
Ora, nel momento forse più importante della sua carriera (Ferro lo ha messo sotto contratto come autore per la sua società di edizioni, Pandar Italia, dopo la sua partecipazione al talent per autori di canzoni "Genova per Voi"), Emanuele Dabbono pubblica quello che è a tutti gli effetti il suo primo album da solista, "Totem".

Il disco è stato registrato dal vivo in acustico in tre giorni lo scorso maggio, all'interno di una chiesa sconsacrata di Arenzano, piccolo comune in provincia di Genova. Accanto a lui un folto team di musicisti: tra questi anche il chitarristi Fabrizio Barale e Marco Cravero, già collaboratori di Ivano Fossati (il primo) e Francesco De Gregori (il secondo). "Volevo riallacciarmi alle mie radici, proporre i suoni dei dischi che mi hanno formato", ha spiegato Emanuele nella nostra intervista, "registrare il disco in una chiesa sconsacrata, in tre giorni, mi ha dato modo di scoprire il lato umano dei musicisti: sembravamo come una comune su una collina della California all'inizio degli anni '70".

"Totem" racchiude tutta la storia di Emanuele Dabbono fino ad oggi: è un disco pensato per vent'anni con il quale il cantautore omaggia le sue radici, i dischi degli artisti che lo hanno formato, da Jackson Browne a Neil Young, dei quali cerca di recuperare il calore e la passione.

"Piano", la canzone che apre l'album, rappresenta un po' il punto di partenza della storia di Emanuele. È un brano scritto nel 1997, quando aveva appena vent'anni: è quello che gli fece vincere i primi concorsi e firmare il suo primo contratto discografico. In questi vent'anni l'ha sempre suonata, durante i concerti e rappresenta un po' il punto di partenza del suo percorso: "Vengo dal piano di Tom Waits e dall'asfalto nella voce".

Le parole chiave dell'album sono autenticità, genuinità e purezza. Emanuele ha raccontato che alcune case discografiche si erano mostrate interessate al progetto, ma avevano provato a convincere il cantautore a trovare alcuni compromessi tra il suono del disco (che è acustico, senza filtri) e i gusti del pubblico e delle radio. Lui, però, ha rifiutato: ha preferito salvaguardare la genuinità di queste canzoni. Non solo: ha scelto di non estrarre alcun singolo promozionale da "Totem". "Nella volontà di mantenere intatta la purezza dell'idea, non ci sono singoli o campagne promozionali a tappeto sulle radio o featuring acchiappa clic con il rapper del momento, tantomeno attenzione spasmodica al suono dei network".

TRACKLIST

01. Piano (03:37)
02. Treno per il sud (04:26)
04. Parole al vento (04:43)
05. Il senso di un abbraccio (04:14)
06. Irene (04:12)
07. Siberia (03:04)
08. A mani nude (03:53)
09. Canzone per i tuoi occhi (02:03)
10. Le onde (03:20)
11. Luce guida (05:57)
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