«THE LAUGHING APPLE - Cat Stevens/Yusuf Islam» la recensione di Rockol

Il ritorno al futuro di Cat Stevens

Yusuf recupera il vecchio nome e pure canzoni risalenti a cinquant'anni fa. "The laughing apple" è bello, rassicurante e prevedibile.

Recensione del 15 set 2017 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Yusuf canta Cat Stevens. D’accordo, sono la stessa persona, ma “The laughing apple” dà l’impressione d’essere un disco in cui il cantautore di oggi interpreta quello di ieri. Programmaticamente, giacché l’album si apre con un rifacimento di un pezzo di cinquant’anni fa ed è composto da tre nuove canzoni e da otto riletture di vecchi brani spogliati da arrangiamenti che oggi l’artista considera troppo carichi. E poi anche letteralmente: questa è la prima raccolta di nuove registrazioni dal 1978 intestata a Cat Stevens, nome che compare abbinato a quello di Yusuf. Il risultato è decisamente retro e si riallaccia al periodo classico dell’artista e alla sua vena favolistica.

Si canta di tante cose, anche di guerra ed emarginazione, eppure “The laughing apple” potrebbe essere il disco più rassicurante dell’anno per via degli arrangiamenti caldi e avvolgenti e del caratteristico colore della voce di Cat Stevens che evoca saggezza, maturità, ponderazione. Si apre con “Blackness of the night”. Nel 1967 aveva una leggerezza e un’agilità intaccate da archi e fiati, oggi è una ballata acustica più ponderosa e abbellita da un organo, un arrangiamento ispirato dagli amati Procol Harum. È un testo generazionale per chi, come Cat Stevens, all’epoca semplicemente Steven Demetre Georgiou, viveva in un continente uscito dal secondo conflitto mondiale e provava paura per un futuro incerto. Oggi la canzone dà idealmente voce ai rifugiati, al loro essere outsider, alla loro angoscia di fronte al futuro. Non è disperata, né arrabbiata, tutt’altro: il protagonista è solo ed esiliato dalla propria comunità, ma dentro di sé serba il fuoco della speranza.

Ben quattro canzoni, compresa la title track, sono rifacimenti di pezzi di “New masters” del 1967, l’album di “The first cut is the deepest”. “You can do (whatever)!” era invece destinata a far parte della colonna sonora del film di Hal Ashby “Harold & Maude”, nei primi anni ’70. Forse è stato il senso di possibilità che esprime a spingere Yusuf a rispolverarla per la colonna sonora del film del 2013 di Joshua Michael Stern su Steve Jobs. “See what love did to me” è basata su una composizione del poeta turco del XIII secolo Yunus Emre cui Yusuf lavorava dai tempi di “An other cup”, mentre “Don’t blame them” parrebbe ispirata per il testo al trumpismo e per la musica a… Beethoven. “Mighty peace”, dolcissima ballata per chitarra e piano, è l’ennesimo inno alla convivenza pacifica e risale addirittura al periodo in cui il giovanissimo Stevens cominciava a comporre. La misura del tempo passato la offre “Grandsons”. S’intitolava “I’ve got a thing about seeing my grandson grow old” ed era una fantasia sul vedere crescere i nipoti quando Cat Stevens non ne aveva. Ora il cantante nonno lo è sul serio.

Il tono fiabesco del disco è dettato dal canzoni come la title track, dalla ninnananna “I’m so sleepy”, da “Mary and the little lamb”, che riprende il testo della filastrocca “Mary had a little lamb”. Se la canzone dell’Ottocento era su una bambina che portava a scuola un agnello cui era affezionata suscitando le risate e i giochi dei compagni, nella versione di Cat Stevens l’animale sembra assumere le sembianze di un innamorato di cui la ragazza non si accorge. Quando una bufera le spazza via la casa e lei si ritrova sola, la ragazza finisce per vivere in compagnia dell’unico essere che non l’ha abbandonata, l’agnellino. Altre canzoni, come “Northern wind (Death of Billy the Kid)”, riflettono l’epoca in cui furono composte, i tardi anni ’60. Sparito l’andamento trionfante da marcia, resta una canzone accorata e lievemente amara, accompagnata da begli arrangiamenti corali.

Prodotto da Paul Samwell-Smith, che collaborava con Cat Stevens ai tempi di “Tea for the Tillerman” e “Teaser and the firecat”, e suonato col chitarrista Alun Davies, “The laughing apple” mostra un Yusuf/Cat Stevens che corregge la storia, elimina arrangiamenti non più di suo gusto, usa vecchie canzoni per esprimersi sul mondo contemporaneo. È una scelta conservatrice e prudente. Un album composto interamente da nuove canzoni avrebbe davvero rimesso in gioco l’artista, mentre “The laughing apple” ha il carattere rassicurante di ciò che è noto e forse anche un po’ scontato. Yusuf ha preferito semplicemente rievocare il Cat Stevens che tutti amano. Ha deciso di vincere facile.

 

TRACKLIST

01. Blackness of the Night (03:01)
02. See What Love Did to Me (03:44)
03. The Laughing Apple (03:04)
04. Olive Hill (02:46)
05. Grandsons (03:03)
06. Mighty Peace (02:21)
07. Mary and the Little Lamb (03:35)
08. You Can Do (Whatever)! (03:10)
09. Northern Wind (Death of Billy the Kid) (02:41)
10. Don't Blame Them (03:38)
11. I'm So Sleepy (02:21)
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