«WHITE KNIGHT - Todd Rundgren» la recensione di Rockol

Todd Rundgren, il cavaliere bianco gioca a fare musica con colleghi coetanei e più giovani

Cast ricchissimo per il 25° disco da solista del cantante, chitarrista e produttore Todd Rundgren. Da Trent Reznor a Donald Fagen, da Daryl Hall a Joe Satriani. Un disco eclettico e divertente, solo per appassionati.

Recensione del 20 mag 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

Non è semplice raccontare in breve la figura di Todd Rundgren a coloro che non lo conoscono. L'inafferrabile Todd in quasi cinquant'anni di carriera è passato dagli esordi garage-psichedelici con i Nazz ai singoloni yacht rock come “I saw the light” ai suoi esperimenti tra il glam rock e soul; come produtto ha realizzato capolavori per gli XTC (“Skylarking” 1986) e l'esordio dei New York Dolls , prodotto il pop barocco di Meat Loaf e il soul-pop di Hall&Oates fino a “Wave” di Patti Smith Group. Negli ultimi anni - anche lui, come il coetaneo Neil Young - non contento di svernare nella sua residenza hawaiiana, si è buttato in progetti strampalati di synth rock, pop oscuro e autarchico e addirittura progetti EDM con dj-producer come Lindstrøm

Questo “White Knight” è forse il disco che, nel bene e nel male, lo rappresenta meglio, grazie anche alle tante collaborazioni (12 tracce su 15 hanno un featuring) e ai mille generi toccati: dall'electro al power pop, dal rock al Philly sound, passando per le quasi parodie dell'hip-hop (“Look at me”) e dei commerci collaterali alla musica (“Buy my T”). “White Knight” è il disco di un artista che non cerca di conquistare nuovi fan o riconquistarsi i vecchi, ma è l'opera di un ascoltatore inquieto e curioso con il cuore intrappolato negli anni 80 che invita amici e conoscenti giovani e maturi nel suo parco giochi musicale.

Con gli artisti quasi coetanei con cui in passato ha incrociato le carriere, va sul sicuro: quindi con Donald Fagen realizza un pezzo che più steelydaniano non si può (“Tin foil hat” unico pezzo politico del disco, ovviamente anti-Trump) mentre con Daryl Hall si rifugia nella comfort zone pop-soul primi anni 80 (“Chance for us”) con tanto di assolo di sax. Con i più giovani invece escono piacevoli sorprese: il vecchio Todd trasforma Robyn in Cindy Lauper (“That could have been me” un gioiellino pop) e all'esordiente KKWatson offre un elegante pezzo synth pop che ricorda molto da vicino “Human” degli Human League, (con finale rap targato 1992).

Con altri sbaraglia completamente le carte e getta l'anziana soul singer Bettye Lavette tra i build-up e drop della musica dance contemporanea, e il roccioso chitarrista Joe Walsh in un delizioso pezzo (“Sleep”) che ricorda molto da vicino le composizioni degli XTC. A chiudere le follie sperimentali con Trent Reznor (“Deaf Ears”) e il finalone chitarronistico con Joe Satriani.

“White Knight” non è un disco che cambierà qualcosa nella storia della musica, e quindi non è nemmeno consigliabile a chi non conosce il talento geniale e alchemico di Rundgren. Chi invece ha avuto modo di incrociarlo negli anni addietro apprezzerà il suo continuo mettersi in gioco (in questo momento è impegnato in un lungo tour in USA), con risultati spesso barocchi e fuori dal tempo, ma assolutamente piacevoli all'ascolto.  

TRACKLIST

01. Come (04:07)
02. I Got Your Back (03:38)
03. Chance for Us (04:14)
04. Fiction (03:41)
05. Beginning (Of the End) (03:55)
06. Tin Foil Hat (03:23)
07. Look at Me (03:08)
08. Let's Do This (03:07)
09. Sleep (02:52)
10. That Could Have Been Me (03:18)
11. Deaf Ears (02:58)
12. Naked & Afraid (03:57)
13. Buy My T (03:10)
14. Wouldn't You Like to Know (03:53)
15. This Is Not a Drill (03:17)
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