«SOLSTIZIO - I Botanici» la recensione di Rockol

I Botanici: leggi qui la recensione di "Solstizio"

I Botanici sono una band emocore nata a Benevento nel 2015 e formata da Mirko Di Fonso (voce, chitarra e tastiere), Gianmarco Ciani (chitarra e cori), Antonio del Donno (basso e tastiere) e Gaspare Vitiello (Batteria).

Recensione del 15 mag 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

I Botanici sono una band emocore nata a Benevento nel 2015 e formata da Mirko Di Fonso (voce, chitarra e tastiere), Gianmarco Ciani (chitarra e cori), Antonio del Donno (basso e tastiere) e Gaspare Vitiello (Batteria). Nel 2015 la band esordisce ufficialmente pubblicando i primi tre inediti, “Non sbaglio più”, “Io non credo” e “C’avremo tanto da fare”, contenuti in “Demo in ciabatte”. Siamo in area emocore appunto, con influenze punk e più esplicitamente hardcore. Diciamo che, dovendo andare a prendere qualche riferimento, di certo possiamo chiamare in causa i FASK, tanto quanto altre band indie in rapida ascesa quali i Cabrera o i Gomma.  

Nel 2016 la band entra in studio per dare forma al primo album vero e proprio perché Alberto Bebo Guidetti de Lo Stato Sociale ascolta i pezzi e decide di produrli e come lui, Hyppo Nicola Roda. E perché una band prima o poi questo fa, no? I dischi. Dischi che poi si sperano essere buoni: per vedere i risultati di questa collaborazione serve poi aspettare un annetto, periodo di gestazione necessario per confezionare a dovere gli otto pezzi di “Solstizio”, pensati l’inverno prima in una sala prove di Benevento e ora pronti per il grande salto.

Molto sinceramente: “Solstizio” è un disco più che piacevole, scritto interamente dalla band in quanto a musica e, più nello specifico, da Mirko Di Fonso per quanto riguarda la (quasi) totalità dei testi. Le coordinate di genere non cambiano rispetto a quanto già accennato in principio, e cioè quell’emocore piuttosto empatico e chitarroso, caratterizzato da un approccio grintoso (più hardcore) sia in termini di arrangiamento che d’interpretazione, con basso e batteria a guidare la cavalleria lanciata al galoppo.

Una prova compatta che presenta una band che concettualmente e stilisticamente si inserisce in un panorama sempre più ricco, quello emocore/hardcore italiano, che vede appunto in band quali i FASK dei veri e propri punti di riferimento. La scena si sta formando, dunque, e lo sta facendo a colpi di dischi come questo, caratterizzati da pezzi strutturalmente interessanti come l’incalzante “Non ci si abitua mai” o la più compassata “Magari sì”. I Botanici sono una bella band, per quello che ho potuto ascoltare fin qui, e il momento è potenzialmente quello giusto per esplodere. Sono già curioso di sapere come potranno evolvere, perché a casa mia non ho ancora trovato qualcuno che possa prendere veramente possesso di quello slot alternativo che le band grandi, e mi riferisco ad Afterhours o Marlene Kuntz, hanno lasciato libero in attesa di nuove generazioni su cui non scatarrare su.

TRACKLIST

03. Non ci si abitua mai (04:12)
04. Amori botanici (04:46)
05. Non sbaglio più (03:18)
06. Magari sì (04:02)
08. Io non credo (03:34)
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