«ARCA - Arca» la recensione di Rockol

Arca - ARCA - la recensione

Recensione del 08 mag 2017 a cura di Anna Gaia Cavallo

La recensione

Torna Arca con un nuovo, omonimo, album. Per il producer venezuelano è il terzo in studio, arrivato a due anni di distanza da “Mutant” e a tre da “Xen”. Il terzo album in studio,  ma con un una particolarità rispetto ai precedenti. Alejandro Ghersi (questo il suo vero nome) decide per l’occasione di utilizzare uno strumento aggiuntivo: la sua voce. E il risultato è spiazzante. Che lo sia in senso positivo oppure negativo, sta ad ogni ascoltatore deciderlo. Resta comunque spiazzante. “Volete la violenza? Eccovi la violenza”: questa la promessa del producer. E allora che violenza emozionale sia.

L’aura malinconica che la voce di Arca conferisce ad ogni brano sposa perfettamente i testi, tristi, a tratti strazianti, scritti di getto, provenienti, quindi, dalla sua parte emotiva. E per rendere il tutto ancora più spontaneo, quale scelta migliore della sua lingua madre, lo spagnolo? La lingua con cui Arca ha imparato ad elaborare emozioni. Quella con cui oggi sa esprimere al meglio la sua parte intima e privata. Non mancano nei testi riferimenti a Bjork, sua amica e collega, in “Anoche”, ispirato a “I miss you”, e a Caballo viejo” di Simòn Diaz, in “Reverie”.

Tredici sono i brani che compongono “Arca”. Tredici, di cui cinque strumentali, “Saunter”, “Urchin”, “Castration”, “Whip” e “Child”, la traccia che chiude il lavoro. La nostalgia di “Piel”, la lirica di “Anoche”, le atmosfere eteree di “Sin Rumbo”, il minimalismo estremo di “Miel”, la delicatezza di “Fugaces”, sono solo alcuni degli elementi che gli permettono di mostrare al pubblico le sue viscere. Ogni canzone diventa un mezzo per trascinare gli ascoltatori nel suo mondo interiore, protagonista indiscusso di tutto il lavoro, fatto di ricordi, amori perduti, sofferenza. Un mondo interiore talmente vasto che bastano atmosfere minimali, synth, distorsioni, riverberi e la sua voce per perdercisi. 

Molteplici sono le influenze musicali: dall’elettronica, alla breakbeat, alla post – dubstep. E non solo. “Castration” tende alla drum’ n’ bass. “Reverie” strizza l’occhio al trip hop (di band come i Massive Attack, per intenderci). “Desafio”, di stampo synth pop, presenta tocchi di r&b. 

Malinconico, emotivo, struggente, intimista, sentimentale: questo è “Arca”. Questo è il prodotto di un artista che ha saputo coniugare la sua esperienza di producer con la sua anima nostalgica. È un album nato dal profondo dell’anima di Arca e che al profondo dell’anima di chi lo ascolta si rivolge. Destabilizzante, nato da un’instabilità emotiva. Questo è Arca. Questa è la sua nuova veste, e la sa indossare molto bene.

TRACKLIST

01. Piel (04:07)
02. Anoche (03:36)
03. Saunter (02:09)
04. Urchin (04:00)
05. Reverie (03:12)
06. Castration (03:21)
07. Sin rumbo (03:35)
08. Coraje (04:31)
09. Whip (01:20)
10. Desafío (03:53)
11. Fugaces (03:07)
12. Miel (02:56)
13. Child (03:23)
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