«ROUNDABOUT - Ferbegy?» la recensione di Rockol

Ferbegy?: Leggi qui la recensione del nuovo album

A tre anni di distanza dal precedente lavoro in studio, il buon “Soul echoes” del 2014, i bolzanini Ferbegy? sono tornati con un nuovo full lenght.

Recensione del 02 mag 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Il nome della band si scrive con il punto di domanda: Ferbegy?. La domanda però è un’altra. Chi sono e cosa fanno. Detto, fatto. I Ferbegy? sono una band bolzanina attiva dal 2009, formata da Anna Mongelli (voce, tastiere e synth), Dario Mongelli (chitarra, voce e live electronics), Federico Groff (batteria) e Ale Damian (basso e chitarra) che propone un rock soffice ed elegante, venato tanto di elettronica quanto di folk e dai vaghi sentori post. Un suono nordico che con il tempo sta trovando una più che discreta quadratura: la band ha fatto il suo esordio nel 2010 con l’EP “What if trees could speak”, seguito a quattro anni di distanza dal disco d’esordio, “Soul echoes” e, oggi dal secondo full lenght ufficiale, “Roundabout”. Un percorso di crescita che ha portato la band a partorire nove brani tutti più che validi, perfettamente inseriti nel contesto sonoro che ho già illustrato, e caratterizzati da una forte propensione alla costruzione di atmosfere melodiche immediatamente fruibili ma comunque di buon spessore. La band ha sulle spalle parecchi live e fin dal principio ha lavorato parecchio in sala prove sul suono. Tutto questo si traduce in arrangiamenti molto curati e pezzi che fanno della stratificazione sonora il loro punto di forza, anche quando il discorso musicale è ridotto al minimo. Pezzi come la buona opening “Butterfly lullaby” in cui la voce di Anna Mongelli accompagna perfettamente il l’incedere affascinante del tappeto sonoro, l’essenziale pillola folk “Moth” o la melodia claustrofobica (ma dolce) di “How many times” sono un bell’ascoltare; pezzi semplicemente efficaci in cui sapori differenti si mischiano per generare qualcosa di più interessante. Per dire, “Unter Den Linden” ho avuto l’opportunità di ascoltarla passeggiando su… Unter Den Linden, il famoso viale di Berlino che attraversa capitale elettronica europea fino alla Porta di Brandeburgo. Era un giorno di vento impossibile e sentire questo arpeggio di chitarra alla Fairport Convention mi ha scaldato per davvero. E “Jewel” pure.

“Roundabout” e` l’anello di congiunzione tra diverse strade. Una via che non ha ne inizio né fine, ma rincorre se stessa in un ciclo continuo. “Roundabout” e` una giostra, un luogo magico, dove tutto si muove tranne il suo centro. Canzoni che per noi rappresentano un cambiamento. Forse un’evoluzione. Le pulsazioni circolari, i rumori, l’elettronica sono il cerchio che unisce il suono e le parole e ci permette di provare a muoverci e cambiare.

Registrato da Alessandro Damian al MicrocosmoPop Studio di Bolzano e masterizzato da Gianluca Patrito al G- Effect Studio di Torino, “Roundabout” è un buon disco, confezionato a regola d’arte da una band che ha gusto e concretezza. 

TRACKLIST

01. Butterfly Lullaby (05:43)
02. Moth (01:42)
03. Athletic Meditation (03:59)
04. How Many Times (06:45)
05. They See You Alone (04:18)
06. Empty Streets (05:18)
07. Unter Den Linden (01:40)
08. Jewel (02:45)
09. Forest Ranger (07:34)
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