«PACE - Fabrizio Moro» la recensione di Rockol

Fabrizio Moro, un disco terapeutico per liberarsi dalle inquietudini: la recensione di 'Pace'

Parla di seghe e di censura, dei vaffanculo in mezzo ai denti, dell'ipocondria, di rimorsi, dei turbamenti sul futuro, degli errori che continua a fare, di anni invadenti: Fabrizio Moro è più sincero che mai nel suo nuovo album, "Pace".

Recensione del 09 mar 2017 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Te lo immagini affacciato alla finestra con la sigaretta tra le dita, a guardare verso il sole con gli occhiali scuri, a cercare di mettere in ordine i pensieri. È lì, appoggiato al davanzale a godersi il momento, un distacco dal mondo. A guardarlo così sembrerebbe sereno, in uno stato di calma. Ma c'è qualcosa, sotto gli occhiali scuri, che bolle, che freme, un'aria inquieta e tormentata: "Cerco solo il modo di trovare la pace che non ho", canta Fabrizio Moro nella prima canzone del suo nuovo album.

"Pace", questo il titolo del disco, sembra quasi la chiusura di un cerchio. L'album è frutto di due anni di lavoro che hanno visto il cantautore collaborare con i produttori Antonio Filippelli e Fabrizio Ferraguzzo e arriva a dieci anni di distanza dalla vittoria del cantautore romano al Festival di Sanremo, tra i "giovani", con "Pensa": Moro tira le somme, riflette sul passato, fa il punto della situazione su quella che è stata la sua carriera fino ad oggi ma soprattutto su sé stesso. E si definisce un uomo che non ha capito il metodo per vivere in equilibrio e in pace con il mondo, condannato a ricercare continuamente una pace che mai riuscirà a trovare (perché sotto sotto non vuole trovare). Crisi di mezza età, direte voi. Ma no: la sua, stando a quanto lui stesso ha detto nella nostra intervista, è una condizione permanente, un'irrequietezza che da sempre lo accompagna. Nelle sue nuove canzoni Moro racconta proprio questo stato d'animo e lo fa con la sincerità che da sempre caratterizza la sua scrittura.


Di questo nuovo lavoro, il cantautore ne parla come di un disco terapeutico e non sbaglia. Le canzoni sono frutto di tante piccole sedute psicanalitiche con sé stesso: "Portami via", ad esempio, la canzone che ha presentato in gara a Sanremo, è una richiesta d'aiuto che ha rivolto alla figlia e che Moro ha scritto in un momento particolarmente difficile della sua vita. Così anche "Sono anni che ti aspetto", in cui il cantautore romano elenca tutte le sue paure in una sorta di flusso di coscienza: "Le paure che sento come distanze da un centro sono l'amore che ho dentro e che non so controllare", canta lui.

Parla di seghe e di censura, dei vaffanculo in mezzo ai denti, dell'ipocondria, dei turbamenti sul futuro, di rimorsi, degli errori che continua a fare, delle bandierine che ha "inserito nella terra della vita", di anni invadenti. Racconta la ricerca della pace nelle piccole cose: portare a spasso il cane, buttare un pacchetto di sigarette e promettersi di smettere di fumare, programmare la dieta, fare la spesa. E così fino all'ultima canzone, "Intanto", che è una sorta di "Una canzone per te" 2.0 (Moro non ha mai nascosto il suo debito nei confronti di Vasco), è la conquista di una forma pace, una colazione per cominciare bene la giornata, una tregua dalle inquietudini: "E mi chiedo perché intanto sei arrivata". L'epilogo perfetto.

TRACKLIST

01. Pace (04:05)
03. Giocattoli (03:34)
04. Semplice (02:55)
05. Portami via (03:14)
06. La felicità (03:28)
07. L'essenza (03:20)
09. Andiamo (02:47)
10. È più forte l'amore (03:03)
11. Intanto (03:51)
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