«DRUNK - Thundercat» la recensione di Rockol

L'ubriacatura sonora e ritmica di Thundercat

Il bassista di Los Angeles, già collaboratore di Kendrick Lamar e Kamasi Washington, torna con un disco torrenziale e ammaliante, tra jazz, soul e funk che ameranno gli amanti della nuova scena afroamericana.

Recensione del 09 mar 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

C'è un fattore comune che unisce tre importanti dischi di black music degli ultimi anni: la jazztronica glitch “You're dead” di Flying Lotus, il capolavoro hip-hop “To Pimp a Butterfly” di Kendrick Lamar e la titanica opera jazz “The Epic” di Kamasi Washington. L'elemento in questione è proprio Thundercat, nome d'arte del bassista (e cantante) losangelino Stephen Bruner, che ha contribuito alla ritmica di questi dischi con la sua tecnica virtuosa e grande versatilità. Oltre ad essere session man molto richiesto (ha suonato anche con Erykah Badu, Terrace Martin e Childish Gambino), Thundercat ha avviato una carriera solista, sempre per l'etichetta Brainfeeder di Flying Lotus, in cui  riesce a mettere insieme i suoi vari amori musicali: Frank Zappa e Stevie Wonder, Todd Rundgren e Madlib, Brian Wilson e John Coltrane.

I suoi due album precedenti “The Golden Age of Apocalypse” e “Apocalypse” mostravano queste varie facce, anche se tutto risultava ancora acerbo e mai definitivamente concluso. Questo “Drunk”, sebbene ancora frammentario – 23 tracce in 51 minuti – e discontinuo, tra un cambio di registro e l'altro forma un caleidoscopio ricco di spunti e ispirazioni, a partire da quel mondo sonoro di jazz-pop-soul afroamericano collocabile tra la fine degli anni '70 e inizio '80 (“Bus in these streets”) e a cui si ricollegano il font e la foto della bella copertina.

C'è il pezzo super ammaliante e pop (“Show you the way”) cantato insieme alle due stelle del blue eyed soul Kenny Loggins e Michael McDonald e il pezzo zappiano per eccellenza (“Captain Stupido”), il synth-funk ammaliante del Wonder anni 70 (“Them Changes”) e il virtuosismo nevrotico di jazz fusion (“Uh Uh”). Si esce un po' rintronati dall'ascolto di questo disco ed è per questo che “Drunk” è un titolo perfetto. In realtà il concetto che sta dietro all'ubriacatura racchiude vari aspetti, anche resi espliciti dalle liriche: quello derivato dai social (“Friend zone”) fino al tema del hangover (“Drunk”), e questo spiega anche le tante tracce morbidone e suadenti (“3AM” e la finale “DUI”) anche se sempre un po' wonky e fumate, marchio di fabbrica del suono Brainfeeder. Perfino gli ospiti prestigiosissimi – Pharrel Williams e i rapper Wiz Khalifa e Kendrick Lamar – contesi un po' da tutta la scena r'n'b e hip-hop per avere una loro featuring, non intaccano troppo il mood del disco e si mettono a servizio di questi bozzetti sonori e del falsetto etereo di Thundercat.

"Drunk" è un disco imperfetto e bizzarro, torrenziale ma nello stesso ammaliante, che ti tiene legato - citando Baudelaire e alludendo al titolo - come l'ubriaco alla bottiglia, e con soluzioni sonore specialmente sul piano ritmico che faranno impazzire i musicisti delle quattro corde e gli amanti della musica afroamericana, mai così ricca e creativa come in questi anni. 

TRACKLIST

01. Rabbot Ho (00:38)
02. Captain Stupido (01:41)
03. Uh Uh (02:16)
06. Lava Lamp (02:58)
07. Jethro (01:34)
08. Day & Night (00:37)
09. Show You The Way (03:34)
10. Walk On By (03:19)
11. Blackkk (01:59)
12. Tokyo (02:24)
14. Friend Zone (03:12)
15. Them Changes (03:08)
16. Where I'm Going (02:09)
17. Drink Dat (03:35)
18. Inferno (04:00)
19. I Am Crazy (00:25)
20. 3AM (01:15)
21. Drunk (01:42)
22. The Turn Down (02:29)
23. DUI (02:18)
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