«HEY MR FERRYMAN - Mark Eitzel» la recensione di Rockol

Mark Eitzel, uno dei grandi segreti del cantautorato americano

Torna una delle più belle voci d'oltreoceano e - grazie alla produzione dell'ex-Suede Bernard Butler - ci regala il suo miglior album

Recensione del 01 feb 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Inserire Mark Eitzel nella categoria: "I segreti meglio custoditi della musica americana".  E' molto probabile che non abbiate sentito parlare di lui, e neanche degli American Music Club: una carriera minore nel rock indipendente tra anni '80 e '90, una reunion negli anni zero. Sempre con canzoni intimiste, che si facevano amare per una scrittura unica, tra poesia, cinismo, e piccole tragedie raccontate con ironia. La sua voce, poi: unica, da crooner, ma anche da rocker quando serviva. Un nome di culto, ma chi conosceva gli American Music Club li amava alla follia.

Da solo Eitzel ha avuto una carriera decisamente altalenante, pur  con prove pregevoli; uno stupendo live minimalista ("Songs of love"), un disco remmiano ("West", prodotto da Peter Buck nel periodo di "Automatic for the people" e dei Tuatara, e si sente), e molti album trascurabili.  "Hey mr Ferryman" è forse la sua miglior opera solista, il che equivale a dire la miglior opera solista di uno dei miglior cantanti indie-rock americani.

Se amate gli AMC ed Eitzel, sapete che il rapporto con la loro musica è fatto di alti e bassi, di attese e delusioni, di potenzialità inespresse per scelte sbagliate o semplicemente per sfighe varie. Eitzel esce da un brutto periodo di salute (ha raccontato che si è potuto curare solo grazie all'ObamaCare, il piano di assistenza medica introdotto dall'ex presidente), ma a giudicare dalla musica si è ripreso bene. E soprattutto ha finalmente trovato un produttore in Bernard Butler, ex-Suede.

Rimane il suo marchio di fabbrica: voce confidenziale, calda, potente, su canzoni scritte quasi sempre su chitarra acustica, ma che Butler veste alla perfezione, con arrangiamenti complessi ma mai invadenti. La chitarre elettriche su "The last ten years" riportano Eitzel ai migliori momenti degli AMC. Mentre "Nothing and everything" rimane minimale, basata su un arpeggio di chitarra, a cui si aggiungono voci e coloriture, senza scalfire l'emozione.

Per tutti gli altri: "Hey mr Ferryman" è il primo grande disco di cantautorato americano del 2017, e rimarrà tra i migliori di quest'anno, nel suo genere. La rivista Slate ha definito Eitzel come una sorta di erede di Leonard Cohen: non è andata troppo lontana, anche se i temi delle canzoni sono molto diversi, meno spirituali. Eitzel arriva da un contesto molto diverso, quello della San Francisco omosessuale degli anni '80 e '90. Le sue disavventure nei club sono un racconto ricorrente (ritornano in "An angel’s wing brushed the penny slots", dove racconta di El Cortez, un locale che "still welcomes me / Guess if you die on the floor, the drinks are all free” ), così come una visione disicantata del mestiere (qua in "In My Role as Professional Singer and Ham" e in "The singer", dedicata al compianto Jason Molina).

Insomma, un piccolo capolavoro di un grandissimo artista, troppo poco conosciuto per i suoi meriti. C'è sempre tempo per rimediare. 

TRACKLIST

01. The Last Ten Years (04:17)
02. An Answer (04:38)
03. The Road (05:23)
07. Mr Humphries (04:54)
08. La Llorona (04:29)
09. Just Because (04:53)
10. Let Me Go (03:46)
11. Sleep from My Eyes (04:01)
12. The Singer (For Jason Molina) (03:15)
13. An Answer - Alternative Mix (04:36)
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