«MIGRATION - Bonobo» la recensione di Rockol

L'elettronica intelligente di Bonobo accessibile a tutti: "Migration"

Con "Migration" il dj e producer inglese realizza il suo disco più elegante, maturo e pronto anche per entrare in classifica. La recensione

Recensione del 25 gen 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

Quel genere tra elettronica e downtempo che viene chiamato da molti IDM (Intelligent Dance Music) in questi anni si sta muovendo, sta crescendo ed evidentemente anche allargando. I successi di Jon Hopkins, Jamie XX e Four Tet degli scorsi anni avevano tracciato la strada, ma oggi il britannico Simon Green, ovvero colui che si nasconde dietro a Bonobo, a quattro anni da “The North Borders” sembra voler ampliare ancora di più il bacino d'utenza del genere.

La formula di “Migration” è quella di mettere sullo stesso disco varie formule: c'è l'elettronica circolare e catchy di “Outlier” e “7th Sevens”, c'è il felice incontro con la musica dai sapori africani (“Bambro Koyo Ganda”, “Kerala”), ibridi tra il post rock orchestrale e le atmosfere jazz (“Ontario”), pezzi più electro wonky (la finale “Figures”) e una serie di canzoni-canzoni (“No reason” con Nick Murphy aka Chet Faker, “Surface” con Nicole Miglies e “Break Apart” che è praticamente un pezzo dei Rhye).

Se quest'ultime rappresentano la testa d'ariete per entrare in classifica, di certo sono il lato più debole del disco, tra lo zuccheroso e il già sentito. Poi però c'è la title track in apertura dell'intero lavoro che rappresenta un caso a parte - con il piano di Jon Hopkins, quei synth eterei e quelle voci lontani rischia di diventare un grande classico. Tutte queste composizioni acquisteranno un nuovo sapore nella dimensione live, da sempre uno dei punti di forza di Bonobo, in cui alterna set acustici, puramente elettronici e con una big band (è prevista un'imperdibile data a marzo a Milano).

I dischi di IDM classicamente devono sempre guardare avanti e spostare l'alticella ogni volta un po' più in alto, invece questo “Migration” non aggiunge niente di nuovo alla scena, tuttavia le composizioni e la produzione sono così di alto livello che non potrà non conquistare nuovi ascoltatori e adepti.

TRACKLIST

01. Migration (05:27)
02. Break Apart (04:34)
03. Outlier (07:55)
04. Grains (04:28)
05. Second Sun (03:43)
06. Surface (04:11)
07. Bambro Koyo Ganda (05:02)
08. Kerala (03:57)
09. Ontario (03:52)
10. No Reason (07:28)
11. 7th Sevens (05:07)
12. Figures (06:08)
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