«RUN THE JEWELS 3 - Run the Jewels» la recensione di Rockol

Run The Jewels 3: un caso a parte nell'hip-hop. La recensione

Con i Run the Jewels l'hip-hop torna ad essere musica di rivolta: la recensione

Recensione del 11 gen 2017 a cura di Michele Boroni

La recensione

I Run the Jewels rappresentano un caso a parte nel panorama hip-hop.

In un mondo che punta sui giovanissimi e su un turnover implacabile di 2-3 anni, è raro vedere due quarantenni con più di vent'anni di carriera alle spalle con una proposta così fresca e potente. Il bianco newyorkese El-P e il nero Killer Mike da Atlanta dopo una serie di esperienze soliste da rapper e producer, nel 2013 si sono uniti sotto la sigla “Run the Jewels” (formula da gang del nostro “o la borsa o la vita”) e nel giorno di Natale hanno pubblicato in free download questo terzo lavoro.

La formula del duo è anche il loro indistinguibile marchio di fabbrica: testi potenti, sfrontati e irriverenti (ma anche pieni di caustica ironia) su basi elettroniche molto sofisticate, underground senza strizzare l'occhio alla moda, ma sempre molto originali. Una sorta di matrimonio tra la old school (Public Enemy in primis) e la “new wave” hip-hop.

Questo terzo disco conferma il loro stile, e se da una parte le tracce suonano meno aggressive dei due precedenti lavori, i testi sono diventanti politicamente più forti: ogni canzone contiene un messaggio di protesta e di invito alla rivolta (mai sentita così tante volte la parola molotov in un disco hip-hop. Esempio: “No more moms and dads crying, no more arms in the air/ We put firearms in the air, molotov cocktails thrown in the air”). Il 2016 del resto è stato un anno ferale per la comunità black e per le minoranze etniche, tra diseguaglianze sociali ed economiche sempre più marcate e le brutali azioni della polizia; il 2017 peraltro si preannuncia ancora più incendiario con l'avvento di Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

“La paura è stata la legge per tanto tempo che la rabbia sembra quasi una terapia” rappa El-P in “Thieves! (Screamed the Ghost)” con Tunde Adebimpe dei Tv on the Radio e Danger Mouse al piano, uno dei pezzi più efficaci a livello di narrazione, ambientato in un futuro distopico dove aleggia un fantasma shakesperiano che rivela gli omicidi compiuti in nome del razzismo.

I pezzi scorrono una via l'altro, con flow, inventiva nelle rime e incastri perfetti come raramente capita di ascoltare (ascoltare l'anthem “Legend Has it”, “Talk to me”, “Call Ticketron”) a cui si aggiungono interessanti collaborazioni: con lo schizzatissimo Danny Brown in “Hey kids”, e con BOOTS (nome già letto tra i credit dell'ultimo Beyonce e da tenere d'occhio) in “2100”, per non parlare del sax malinconico di Kamasi Washington nella riflessiva “Thursday in the Danger Room”.

Disco incendiario questo “Run the Jewels 3” (nella cover-logo non c'è più la catena d'oro, ma rimane solo un simbolico pugno chiuso) che riporta il rap e l'hip-hop sulla strada per reagire e gettare altra benzina sul fuoco sui problemi razziali sempre più evidenti e preoccupanti oggi negli Stati Uniti.

 

TRACKLIST

01. Down (feat. Joi) (03:29)
02. Talk to Me (02:31)
03. Legend Has It (03:25)
04. Call Ticketron (03:18)
05. Hey Kids (Bumaye) [feat. Danny Brown] (03:11)
06. Stay Gold (03:27)
07. Don't Get Captured (03:12)
08. Thieves! (Screamed the Ghost) [feat. Tunde Adebimpe] (04:02)
09. 2100 (feat. BOOTS) (04:01)
10. Panther Like a Panther (Miracle Mix) [feat. Trina] (03:41)
11. Everybody Stay Calm (02:58)
12. Oh Mama (03:36)
13. Thursday in the Danger Room (feat. Kamasi Washington) (04:22)
14. A Report to the Shareholders / Kill Your Masters (06:14)
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