«"AWAKEN, MY LOVE!" - Childish Gambino» la recensione di Rockol

Childish Gambino in versione funk psichedelico anni '70: "Awaken my love!"

Il disco a sorpresa di fine anno è di Childish Gambino. Ma non è così originale.

Recensione del 14 dic 2016 a cura di Michele Boroni

La recensione

Ormai siamo abituati alle uscite a sorpresa di artisti afromaericani che a metà dicembre – con le liste del The best of the year già in stampa – propongono i loro nuovi e importanti lavori: era già successo con il precedente di Beyonce del 2013 e con l'ultimo di D'Angelo (2014). Quest'anno è la volta di Childish Gambino, nome d'arte (frutto di un algoritmo di un generatore automatico di nomi del Wu-Tang Clan trovto sul web) di Donald Glover: Glover è un eccellente attore e autore che, dopo essersi fanno notare nella serie “Community”, quest'anno ha esordito come protagonista e showrunner di “Atlanta”, dramedy uscita in USA sul network FX, un racconto critico della cultura afroamericana, dei bianchi che ascoltano rap e dei vari stereotipi che girano intorno al genere; per chi scrive è forse la vera novità dell'intero 2016.
Ma ora parliamo di musica.
Con il nome d'arte Childish Gambino ha realizzato già due album, un ep e una serie di mixtape, tutti caratterizzati da un hip-hop poco incisivo in cerca di una forma, tra un mai convinto trap e strane sperimentazioni verso l'elttro-jazz e l'r'n'b più “liquido”. Oggi arriva invece questo “Awaken, My Love” che sbaraglia ancora le carte.


Niente rap, niente hip-hop, bensì un viaggio nel funk psichedelico più profondo e qui i rimandi, gli omaggi e i riferimenti a George Clinton e ai Funkadelic si sprecano: a partire dalla copertina (che ricorda molto “Maggot Brain”, disco del 1971 dei Funkadelic) e alcune canzoni come “Riot” e “Have Some Love” ricalcano nel suono e nel groove altri classici clintoniani come “Can You Get to That” e “Good to Your Earhole”.

Insomma, più che influenze qui è più corretto parlare di copia carbone. “Awaken My Love!” è un disco ben suonato (tutti strumenti veri e analogici), con il giusto groove e ottimamente prodotto, e se non fosse per la voce pitchata di Gambino (uno dei punti deboli del disco) sembrerebbe realizzato nel 1973. I testi del disco celebrano la famiglia e le nuove responsabilità ed emozioni che ne conseguono, tra cui quello della paternità (“Baby boy” e “The Night Me and Your Mama Met” sono dedicati al figlio nato da poco). All'interno del disco ci sono buone tracce come il mid-tempo soul “Redbone”, l'iniziale “Me and Your Mama” o la conclusiva ed epica “Stand Tall”.

In giro si legge grande entusiasmo nei confronti di questo disco. L'impressione è quello di essere di fronte a un cosiddetto “disco polvere”, ovvero un'opera contornata da un immenso hype, che magari viene acquistato dai più appassionati, ascoltato qualche volta ma che poi rimane per anni ad accumulare polvere sullo scaffale. Nel caso c'è una sterminata discografia di Funkadelic, Parliament e Bootsy Collins che vi aspetta a braccia aperte.

 

 

TRACKLIST

01. Me and Your Mama (06:19)
02. Have Some Love (03:44)
03. Boogieman (03:36)
04. Zombies (04:41)
05. Riot (02:05)
06. Redbone (05:26)
07. California (02:45)
08. Terrified (04:15)
09. Baby Boy (06:22)
11. Stand Tall (06:10)
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