«MALìA PARTE SECONDA - Massimo Ranieri» la recensione di Rockol

"Malìa", la seconda parte del viaggio jazz nella canzone napoletana di Massimo Ranieri

Un supergruppo jazz accompagna (di nuovo) il cantante napoletano. Il risultato? altro grande album. La recensione.

Recensione del 09 dic 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Nella musica, rispetto a TV e cinema, i sequel e le seconde stagioni sono una pratica meno diffusa. Ma quando un progetto funziona, quando è bello, può decisamente meritare una seconda puntata. "Malìa", pubblicato un anno fa, è stato il coronamento della collaborazione tra Massimo Ranieri e Mauro Pagani nel loro percorso di riscoperta della musica napoletana: fu un'operazione di una precisione storica e una grazia unica, nel suo riscoprire le connessioni tra Napoli e America, rileggendo le canzoni partenopee degli anni La seconda parte di "Malìa" è altrettanto bella, anche se con un concept meno rigoroso.

Pagani e ranieri hanno reclutato nuovamente il supergruppo di jazzisti: Enrico Rava (tromba e flicorno), Stefano Di Battista (sax), Rita Marcotulli (pianoforte), Stefano Bagnoli (batteria) e Riccardo Fioravanti (contrabbasso). Ma la scelta delle canzoni è più ampia: non riguarda un periodo specifico, ma semplicemente rispettano la voglia di cantare e suonare, ricreando la magia del primo volume. 

E la magia si ricrea: anzi la "Malìa", l'incantesimo che sembra possedere questo gruppo di persone, e che si trasferisce all'ascoltatore, sentendo la delicatezza, la misura, la grazia degli arrangiamenti e della voce di Ranieri - impeccabile. Una sorta di Tony Bennet o Frank Sinatra nostrano, con un controllo e una precisione senza pari, ma mai a scapito dell'emozione.

 "Malìa" è più accessibile e meno soprendente del primo volume. Manca l'effetto "wow!" che si aveva sentendo per la prima volta quegli arrangiamenti, quel suono. Ormai, è un gruppo affiatato e consolidato, dal produtore alla formazione, con il carisma di Ranieri a tenere assieme tutto. Ma la scelta delle canzoni è più ampia, con classici-classici senza tempo: "Malafammena" di Totò, "Luna Rossa", il divertimento di "Torero" di Renato Carosone o "Dove sta Zazà”. Persino qualche concessione al passato prossimo ("Che t'aggia dì”, dal disco Mina-Celentano del '98). E, soprattutto, un vero capolavoro: una lunga versione jazz della "Tammuriata nera", con una coda in cui Rava e DiBattista si scambiano assoli, sostenuti dal piano della Marcotulli. Gigantesca - e appropriata al tema originario del primo volume, quello delle relazioni tra i napoletani e gli americani, che nel periodo della guerra e dopo, importarono in città culture, musiche: venne scritta nel '44 da E. A. Mario (musica) ed Edoardo Nicolardi (testo), come racconto di una madre che partorisce un bambino di colore, avuto da un soldato americano. 

Insomma: un altro disco da avere. Se avete ascoltato il primo volume, sapete già cosa aspettarvi, e lo prenderete a scatola chiusa. Diversamente, non sapete cosa vi state perdendo: uno dei dischi italiani migliori degli ultimi anni.

TRACKLIST

01. Che T'aggia Dì (05:56)
02. Dove Sta Zazà (05:33)
03. Giacca Rossa 'E Russetto (05:00)
04. Indifferentemente (05:45)
05. Torero (04:05)
06. Vieneme 'Nzuonno (05:14)
07. Strada 'Nfosa (07:00)
08. Tamuriata Nera (06:25)
09. Malafemmena (04:06)
10. Musetto (03:50)
11. Luna Rossa (06:10)
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