«INDIANA - Dulcamara» la recensione di Rockol

Dulcamara: leggi qui la recensione di Indiana

Tra folk, country e western, "Indiana" è il nuovo album targato Dulcamara, al secolo Mattia Zani.

Recensione del 23 nov 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Tredici pezzi per questo album folk che forse così bello folk non me lo aspettavo. E invece… invece Mattia Zani, anima e corpo del progetto Dulcamara, ha messo le idee in fila e tirato fuori dal cilindro un disco in grado di dipingere gli immensi paesaggi delle praterie statunitensi con un pennello tutto italiano, con quel cantato ormai tipico, un po’ Capossela un po’ Manu Chao, che tu pensa quanto sta bene dentro un disco come “Indiana”.

Il quarto album in casa Dulcamara arriva a quattro anni dal precedente e rappresenta un piccolo punto di ri-partenza, andando ad agganciarsi esattamente da dove c’eravamo lasciati ai tempi di “Uomo con cane”. Registrato tra il 2012 e il 2014 al Valleyfolk Studio di Faenza ad eccezione di “Deserto vivo” e “Sogni lucidi”, registrate a maggio 2014 al Vox Studio di Woody Jackson (non a caso a Los Angeles), “Indiana” si fa apprezzare per la vena ispirata di Zani, autore della quasi totalità di musica, testi e arrangiamenti di un disco… “scritto in differenti citta`, spesso dentro motel di passaggio […] che suona di corde sporche e stridenti che scintillano dentro ritmi tribali, a tratti sciamanici, a volte danzanti come dentro a rituali di popoli figli della terra”.

Ecco quindi che pezzi come l’opening track “Rituale”, “Terminal” (forse il mio pezzo preferito), “Stelle identiche” o la ballad pop d’amore di frontiera “Da qualche parte” aiutano ad addentrarsi in questo viaggio spirituale alla scoperta di un sound effettivamente folk, ma pesantemente venato di quel country dal sapore di whiskey e polvere del west. Fa strano mettersi le cuffie ed essere catapultati in pieno deserto quando fuori dalla finestra la pioggia e il freddo ci ricordano che dicembre sta per cominciare. Una sensazione… semplice, eppure così piacevole. Meglio quindi affidarsi a un ottimo cantastorie quale è Zani, artista ormai abbastanza grande per fare un po’ come gli pare. Tipo buttarsi definitivamente nel folk e cavalcare “Verso nord” mentre il sole sparisce all’orizzonte.

TRACKLIST

01. Rituale (03:46)
02. Ladum (04:16)
03. Terminal (04:31)
04. Luce di Frontiera (04:10)
05. Si piange mai (03:44)
06. Sogni Lucidi (01:22)
07. La casa di fronte (06:06)
08. Deserto Vivo (03:19)
09. Stelle identiche (04:43)
10. Awona Wilona Song (06:07)
11. Da qualche parte (04:05)
12. Labirinti immaginari (05:33)
13. Verso Nord (10:53)
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