«24K MAGIC - Bruno Mars» la recensione di Rockol

Torna Bruno Mars, ed è subito revival r'n'b anni 90: "24k magic"

Bruno Mars realizza un disco con nove potenziali hits, senza però nessuna sorpresa: la recensione.

Recensione del 18 nov 2016 a cura di Michele Boroni

La recensione

Nel corso dell'ultimo anno molte produzioni di black R'n'B hanno avuto una serie di caratteristiche comuni: dischi inutilmente lunghi, pieni di interlude parlati e tracce contenenti forme-canzoni liquide e destrutturate, un messaggio forte e denso di consapevolezza, un approccio arty nella confezione - dalla cover ai videoclip - e una strategia di lancio sempre più originale e complicata.


Da questo punto di vista Bruno Mars si ripresenta sulle scene come un vero e proprio “artista controcorrente” (molte virgolette) proponendo un disco breve, composto da nove canzoni-canzoni piene di suoni e atmosfere anni '90, senza alcun messaggio di empowerment o presa di coscienza, introdotto da una classicissima strategia di lancio (primo singolo uscito un mese prima, poi secondo singolo a pochi giorni del debutto del disco, insieme alla comunicazione delle date del tour).

Insomma, un vero disco pop. E che funziona terribilmente.

Sì, perché Bruno Mars pur essendo solo al suo terzo disco, è un compositore di razza, capace di confezionare un disco pieno di hits senza per questo scomodare produzioni faraoniche e liste di featuring prestigiose. I primi due singoli mostrano i due punti cardinali dentro cui si muovono le tracce di questo “24K Magic”: il brano eponimo è il classico disco-funk, figlio di Zapp & Roger e della Gap Band, mentre “Versace on the floor” è una ballad “strappamutande” interpretata magistralmente con qualche vocalizzo tra Stevie Wonder e Michael Jackson.

Il disco è, per stessa ammissione di Mars, un grande omaggio alla musica afroamericana anni '90 che ascoltava da bambino: c'è quindi spazio per il new jack swing mescolato a "Remember the time" di Jacko in “Finesse”, ma anche il synth derivativo simile a quello di Rod Temperton in “Off the Wall” (“Chunky”) e tutta la grammatica liturgica di James Brown in “Perm”. Per l'altra ballad presente nel disco (la conclusiva e zuccherosissima “Too good to say goodbye”) ha addirittura chiamato il Babyface, ed è subito Boyz II Men - black vocal band molto popolare negli States negli anni 90.
Se nei due precedenti dischi il buon Bruno aveva tentato anche qualche sterzata verso il poprock bianco o il reggae, in “24K Magic” non si prende nessun rischio e va sul sicuro.Unica traccia con un beat contemporaneo è “That's what I like”, per il resto gli amanti dell'R'n'B troveranno mille rimandi a band come New Edition, Jodeci e alle produzioni di Jimmy Jam e Terry Lewis che spopolavano nelle classifiche di 20-25 anni fa.

Poco più di 30 minuti per nove popsong potenziali hits che invaderanno le radio Fm e le playlist dei servizi streaming, ottimamente prodotte ed eseguite ma che, pur non calcando troppo la mano sulla retromania, non aggiungono niente alla florida scena black e al talento di Mars.

TRACKLIST

01. 24K Magic (03:45)
02. Chunky (03:06)
03. Perm (03:30)
04. That's What I Like (03:26)
06. Straight Up & Down (03:18)
08. Finesse (03:11)
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