«FIRE ON THE FLOOR - Beth Hart» la recensione di Rockol

Beth Hart - FIRE ON THE FLOOR - la recensione

Recensione del 26 ott 2016

La recensione

di Vittoria Polacci

Un album ricco di vita. Questa è la sensazione che si prova ascoltando l’ultimo lavoro di Beth Hart. Traccia dopo traccia si assiste a una naturale e costante presenza di generi diversi, uniti sotto l’egida del timbro sensuale e graffiante della cantautrice californiana. Nella voce della Hart sembrano riflettersi tutte le esperienze passate che ha fieramente collezionato: ha la comunicatività di chi ha iniziato a suonare da sconosciuta nei club, ha l’intensità interpretativa di chi è cresciuto ascoltando fedelmente le dive del jazz e quelle del buon vecchio blues, ha l’aggressività e il giusto piglio rock provenienti dalle sue più recenti esperienze con Joe Bonamassa o con Jeff Beck. Il tutto si percepisce in “Fire on the floor”, un album, appunto, pieno di vitalità e di vita vissuta.

Scavando più a fondo si scopre che c’è un’origine ben precisa che giustifica un desiderio così forte di celebrare questa energia. La Hart infatti, dichiara di aver passato periodo buio durante le registrazioni di “Better than home”, nel 2015, a causa della malattia terminale che ha colpito uno dei produttori, Michael Stevens. Subito dopo la pubblicazione dell’album, per riprendersi dal trauma emotivo, la Hart propone alla sua etichetta un nuovo progetto. Si affida all’indole positiva di Oliver Leiber, già produttore di “Screamin’ for my supper” (disco che aveva condotto al successo la Hart nel 1999), e si rivolge ai celebri chitarristi Mike Landau (Ozzy Osbourne, James Taylor) e Waddy Watehel (Warren Zewon, James Taylor). Il risultato non può che essere soddisfacente.

Ogni pezzo sembra essere condito da tocchi piacevoli di blues, a partire dal brano di apertura “Jazz man”, ma anche nei contesti più spiccatamente rock, come ad esempio la successiva “Love gangsta” o come nell’accesa “Fat man”. La Hart sembra spingersi oltre i confini del genere ma con uno sguardo sempre rivolto verso il percorso fatto finora. Si trovano pezzi blues rock sfacciati, come “Coca cola”, in cui il canto ricorda molto i modi trasandati e coinvolgenti di Janis Joplin, ma non mancano brani più dolci, come “Let’s get together”, con tanto di fiati che danno un tocco originale di rhythm’n’blues e con una zuccherosa dichiarazione d’amore parlata al centro della traccia, o come l’accorata ballad “Picture in a frame”. Colpisce tra tutte la sensualità trascinante della title track “Fire on the floor”, storia di una consumata “liaison d’amore” arricchita da un mood scuro e dai suoni metallici dell’organo sui momenti di maggiore intensità del pezzo.

Insomma, quando Beth Hart decide di rimettersi in sesto dopo un momento duro, lo fa davvero in grande stile.  

TRACKLIST

01. Jazz Man (03:52)
02. Love Gangster (04:09)
03. Coca Cola (03:38)
04. Let's Get Together (03:39)
05. Love Is A Lie (03:15)
06. Fat Man (03:51)
07. Fire On The Floor (05:11)
09. Baby Shot Me Down (03:22)
10. Good Day To Cry (04:32)
11. Picture In A Frame (04:39)
12. No Place Like Home (03:53)
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