«CANZONI PER METà - Dente» la recensione di Rockol

Dente - CANZONI PER METà - la recensione

Recensione del 07 ott 2016 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Una frase detta bene può essere più incisiva di un libro di mille pagine. Lo sa bene Dente, alias Giuseppe Peveri da Fidenza, che nelle sue “Canzoni per metà” non ha avuto bisogno di troppi giri di parole per trovare loro la giusta dimensione. Nei venti brani che compongono l’album, di cui meno della metà supera i due minuti, il linguaggio scelto è stato proprio quello della sintesi, che non è il limite ma il punto di forza di queste canzoni, anomale ma anche dirette e sincere.

Questa volta Dente ha preferito fare tutto da solo, senza la backing band che l’ha accompagnato fin dagli inizi, scrivendo e suonando in completa autonomia. Quella che doveva essere un’idea tutta casalinga si è poi concretizzata in studio di registrazione, cesellata e levigata con strumenti classici, campioni sonori e il prezioso aiuto di Andrea Appino. Un gioco a incastri di pezzi differenti che ha permesso al suo autore di realizzare un lavoro frammentato, ma che nel suo insieme risulta lineare e coeso, con un'impronta specifica, quella sentimentale e agrodolce, tipica della scrittura di Dente.

A mo’ di collage, l’album offre diversi piani di lettura che, dall’apparente semplicità, ne fanno una produzione a più risvolti. Dentro c’è molto di “Favole per bambini molto stanchi”, l’esordio nel mondo letterario di Dente, di cui queste tracce sembrano essere la controparte musicale. Così come in quel volume era la sintassi a essere rimodellata in racconti brevi e pungenti, nel disco è la forma canzone a scomporsi secondo l’urgenza espressiva del suo ideatore. “Canzoni per metà” è un’opera curiosa, dove ciò che potrebbe apparire semplicemente abbozzato è in realtà una composizione che gode di autonomia e dignità propria. Le metà in questione, come da prassi di Dente, giocano sul filo delle ambivalenze, perché sono al tempo stesso metà sentimentali, ma anche metà musicali per durata, tanto da sembrare incomplete. Se nel precedente “Almanacco del giorno prima” il tema principale era quello dello scorrere del tempo, adesso, superato il duro scoglio dei quarant’anni, il cantautore porta con sé il personale bagaglio di esperienze, emozioni e riflessioni sulle sue metà passate, presenti e future. 

Dente ci dipinge le sue delicate linee melodiche in pezzi scomponibili, tirando le somme delle proprie vicende con i toni nostalgici di “Se non lo sai” (“Ti ho chiamato colazione, caffelatte e medicina”) e quelli disarmanti di “Noi e il mattino” (“Guardala la guerra com’è bella alla televisione / che definizione terrestre digitale /… / E io qui con te in braccio al mattino”), ma anche con l’elenco uptempo di “Geometrie sentimentali” e con quello tutto in rima di “L’amore non è bello”, già titolo del disco del 2009. Senza rinunciare a quella vena di misurata ironia, si aggiunge infatti al puzzle un nuovo gusto per l’autocitazione spinta. Dalla prima “Canzoncina”, a sua volta ruberia semi-diretta da Willie Nelson, in cui si possono ascoltare le prime note di “Scanto di sirene”, fino alla conclusiva “Senza testo? 2.0” che riprende appunto la traccia quasi omonima di “Anice in bocca” con le dovute differenze dettate dalla tecnologia (la matita è stata sostituita da una tastiera), il richiamo al proprio passato si snoda lungo tutto l’album, quasi a farne la chiusura di un cerchio dei primi dieci anni di carriera.

Curiosa è stata anche la scelta di presentazione del nuovo lavoro, con il brano “Curriculum”, proposto attraverso dodici diverse dirette Facebook in altrettanto diverse location di Milano. Senza un video ufficiale, la rete è stata utilizzata per una maratona musicale inedita con un esperimento originale di utilizzo del social network più famoso del mondo. Certamente questo “Canzoni per metà” risulta meno immediato e orecchiabile rispetto ai suoi predecessori, necessariamente più spezzettato e bisognoso di uno sforzo maggiore per essere compreso, ma è comunque compiuto nella sua imperfetta sostanza, seriosa e leggera. Nonostante la mancanza di ritornelli e di quel pop tipico di altre sortite, più che un passo indietro è uno “scarto di lato”, una romantica testardaggine che non scivola affatto nella prevedibilità, con la quale il nostro Dente si dimostra sempre coerente nella propria stravagante e a tratti post moderna produzione artistica. 

TRACKLIST

01. Canzoncina (00:55)
03. Come eravamo noi (01:41)
04. Attacco e fuga (01:27)
05. Cosa devo fare (03:46)
07. I fatti tuoi (03:14)
08. Curriculum (00:54)
09. Appena ti vedo (00:58)
10. Se non lo sai (02:44)
11. Senza stringerti (02:02)
13. Ogni tanto torna (03:03)
15. Noi e il mattino (03:34)
16. Impalcatura (01:09)
18. Fasi lunatiche (00:50)
20. Senza testo? 2.0 (01:40)
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