«THE COMPLETE BBC SESSIONS - Led Zeppelin» la recensione di Rockol

Led Zeppelin - THE COMPLETE BBC SESSIONS - la recensione

Recensione del 16 set 2016 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Quando fu pubblicato nel 1997, il doppio “BBC sessions” colmò un vuoto sconcertante: a fronte di un’attività concertistica lunga e spettacolare, i Led Zeppelin avevano pubblicato un solo disco dal vivo, la colonna sonora di “The song remains the same”. Le session negli studi della BBC – dove il quartetto inglese si recava volentieri, non trovando altri modi di far passare la propria musica nelle radio nazionali – non solo contavano esecuzioni fuori dall’ordinario per esecuzione e feeling, ma permettevano di ascoltare la band in cinque diverse occasioni, fra il 1969 e il 1971, ovvero due mesi dopo l’uscita dell’album d’esordio (3 marzo 1969), durante le session di registrazione del secondo (16, 24 e 27 giugno 1969) e dopo aver inciso il quarto, ma prima di pubblicarlo (1 aprile 1971). Quasi vent’anni dopo, quel doppio viene arricchito da un terzo CD (o un quinto vinile) con nove pezzi in più di cui otto mai pubblicati prima e note di copertina di Dave Lewis. La ristampa non cambia, ma arricchisce la percezione che abbiamo di quelle session, in grado di catturare l’eccitazione e la potenza del gruppo nei primi anni d’attività.

Nel 1997 il primo CD rappresentava un’occasione impedibile, almeno per chi non comprava bootleg, di ascoltare il quartetto in piena crescita, mentre s’apprestava ad emanciparsi dai modelli di riferimento. In un contesto live “controllato” come una sala di ripresa radiofonica, a volte senza pubblico e con la possibilità di aggiungere piccole sovraincisioni, gli Zeppelin colpivano per compattezza, impatto, capacità di arricchire le performance con piccoli particolari, per non parlare della presenza di esecuzioni di brani non inclusi nella discografia classica come “The girl I love she got long black wavy hair” adattata da Sleepy John Estes, “Travelling riverside blues” di Robert Johnson e “Somethin’ else” di Eddie Cochran. Il secondo CD conteneva un’esibizione londinese di fronte a 400 persone che ebbero la fortuna di ascoltare in anteprima e senza peraltro scomporsi futuri classici come “Black dog”, “Going to California” e persino “Stairway to heaven”. E anche se lo show in origine era stato più lungo e il medley legato a “Whole lotta love” era stato accorciato, quei 79 minuti di musica davano la possibilità di ascoltare i Led Zeppelin in uno dei momenti migliori della loro storia.

La novità principale della ristampa rimasterizzata e supervisionata da Jimmy Page è costituita dalle tre esecuzioni tratte dalle session del 19 marzo 1969 per il programma “Rhythm & blues” di Alexis Korner, nel periodo in cui la band andava in tour negli Stati Uniti e in Scandinavia, ma faticava a farsi ascoltare in patria. Si tratta di “I can’t quit you baby”, “You shook me” (purtroppo sfumata) e l’inedita “Sunshine woman”. La presenza di quest’ultima, un rock-blues canonico e divertente con riff ostinato, armonica a bocca e piano in stile barrelhouse, era stata reclamata dai fan nel 1997. Page ricorda che fu ideata praticamente sul momento e “suonata come se fossimo stati alle prove, partendo dal riff e lavorandoci su”. È un peccato che la qualità sonora dei tre brani incisi per Korner non sia all’altezza del rimanente materiale, ed è evidentemente questo il motivo per cui non erano stati pubblicati prima. I nastri originali della BBC sono andati perduti e le versioni che sentiamo oggi furono registrate direttamente dalla radio.

È invece nota fin dal 1990 l’esecuzione del 27 giugno 1969 di “White summer”, uno strumentale orientaleggiante che Jimmy Page suonava con un’accordatura inusuale già ai tempi degli Yardbirds e che veniva spesso abbinato a “Black mountain side”. Gli altri pezzi aggiunti vanno a completare la conoscenza delle session del 3 marzo (“Communication breakdown” mossa dalla grande forza propulsiva di John Bonham), del 16 giugno (“What is and what should never be”, non trasmessa all’epoca) e del 27 giugno 1969 (“Dazed and confused”, che va a completare quello che all’epoca fu una sorta di mini-concerto), e della performance del 1971 cui si aggiungono “What is and what should never be” e “Communication breakdown”, dotata della potenza che nel frattempo la band aveva acquisito. La performance del 27 giugno 1969 era stata una sorta di test, di apripista di questa. Il format delle trasmissioni contenenti concerti rock stava prendendo piede.

“The complete BBC sesssions” è quindi anche la storia di come il quartetto e il rock entrarono nella cultura popolare britannica nonostante ne sovvertissero le regole. Gli Zeppelin non erano un gruppo da 45 giri: al posto di eseguire versioni fedeli agli originali dei pezzi forti, si comportavano come in concerto e suonavano cover che mettevano in evidenza le loro radici americane. Tra il 1969 e il 1971 eseguirono più volte gli stessi brani – qui ci sono ben cinque “Communication breakdown” – ma la presenza di doppioni nell’arco dei tre CD non è un limite, ma una forza delle BBC sessions. Nell’arco di pochi anni, a volte di pochi mesi, i Led Zeppelin riuscirono a reinventarsi e a riproporre le canzoni sotto una diversa luce sull’onda dell’eccitazione del momento. Spiace, piuttosto, che non si sia scelto di ordinare le performance usando un criterio cronologico. Poco male. “The complete BBC sessions” ci mostra cosa dovrebbe essere un gruppo rock: musicisti dalla grande personalità individuale che uniscono le forze per superare sé stessi.

TRACKLIST

#1

#2
05. Dazed And Confused - 1/4/71 Paris Theatre (18:36)

#3
04. White Summer - 10/8/69 Playhouse Theatre (08:22)
06. Communication Breakdown - 1/4/71 Paris Theatre (04:54)
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