«KILL KARMA - Nesli» la recensione di Rockol

Nesli - KILL KARMA - la recensione

Recensione del 01 lug 2016 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Nella copertina di "Kill karma" Nesli indossa una giacca rossa sbottonata, a lasciar intravedere il petto nudo ricoperto da tatuaggi, mentre mostra il dito medio con entrambe le mani. "Caspita, vuoi vedere che questo è il disco della svolta punk di Nesli?!", pensi. Poi ascolti le canzoni e capisci che no, non è il disco della sua svolta punk: è una provocazione artistica. E lo è non solo nella copertina, ma anche nel contenuto: Nesli dice di aver compreso di essere un artista contraddittorio e di voler raccontare la contraddizione attraverso la contraddizione. La contraddizione corrisponde sempre alla stessa domanda che lo tormenta (e che tormenta anche chi prova a descriverlo) da almeno quattro anni a questa parte: ma Nesli è un rapper o un cantautore?

Con "Kill karma", che lo vede rinnovare la collaborazione con il produttore Brando, Francesco Tarducci - è il suo nome all'anagrafe - tenta di dare una risposta definitiva a questo interrogativo. Il disco è il secondo capitolo di una trilogia cominciata con "Andrà tutto bene": se nel precedente album Nesli aveva dato spazio alla sua parte più razionale, qui libera quella più viscerale e animalesca. Un'altra contraddizione. Lo stesso titolo è ossimorico: "Kill karma", ovvero uccidi te stesso. Il disco è forse il più personale di Nesli: c'è molta autobiografia in questa manciata di canzoni, che hanno l'aspetto di confidenze intime fatte ad un amico ("Racconto la vita che ho incontrato, che mi è esplosa nel petto", dice lui). 

La risposta che Nesli stava cercando arriva: il Nesli rapper è definitivamente scomparso. Ne restano solo dei relitti, tracce che troviamo per lo più nel vissuto dei testi, spesso caratterizzati da toni scuri, come nel caso di "Anima nera" ("La mia penna allevia la mia pena") e "Io che ti cerco" ("Devi essere forte e non tremare di fronte alla gente"), oppure nella trilogia composta da "Io che ti cerco", "Piccola mia" e "Allora ciao" (che raccontano la fine di una storia d'amore). Il cantautore riprende il discorso lì dove lo aveva lasciato con "Andrà tutto bene": ritornelli immediati e incisivi, brani che spaziano dal pop-rock all'elettronica e dalla dance alle ballate. In "Kill karma" ci sono canzoni pop che si masticano facilmente ("Equivale all'immenso", "Se guardi il cielo", "Amore mio", "L'amore torna sempre"), ma anche pezzi più introspettivi come "Vivere è ridere", in cui Nesli dimostra di essere innanzitutto un bravo autore. Sarebbe molto bello se portasse avanti una carriera come autore parallela a quella di cant-autore. Provate ad ascoltare la stessa "Vivere è ridere" immaginando che ad interpretarla sia una Patty Pravo, ad esempio: un'interpretazione che aggiungerebbe bello al bello, non trovate?

Nel retrocopertina la giacca rossa scompare in favore di una più sobria camicia bianca abbottonatissima, mentre l'occhio cade su un dettaglio: sul petto di Nesli c'è un punto rosso, un colpo al cuore. È il colpo inflitto dal personaggio creato da Francesco per uccidere Nesli, che sarà protagonista del terzo capitolo della trilogia: allora sarà interessante scoprire cosa succederà e quali conseguenze avrà sulla carriera di Francesco-Nesli questo omicidio in stile William Wilson, un bel racconto di Edgar Allan Poe che vi consiglio di leggere.

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