«SENZA FAR RUMORE - Sylvia» la recensione di Rockol

Sylvia - SENZA FAR RUMORE - la recensione

Recensione del 11 giu 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Sto covando un certo entusiasmo per questo album. Forse troppo, ma devo ammettere che era da parecchio tempo che qualcosa non mi colpiva con questa forza. Silvia Tofani si fa chiamare Sylvia e “Senza fare rumore” è il suo disco esordio; otto pezzi per trentasei minuti. Mi piace perché il dono della sintesi non è di tutti, e se si abbina a un grande talento compositivo il risultato non può che essere ottimo.

Ed effettivamente questo disco è ottimo, non saprei come altro definirlo. La partita si gioca nel campo del pop alternativo: elettronico, vagamente trip-hop… il mio primo pensiero però, lo ammetto, è andato a Ornella Vanoni, ma una Vanoni in stile Meg. Per dire. Sylvia ha un po’ di quella classe, dell’eleganza della Vanoni. Lo senti nell’incedere quasi trascinato del cantato, con quel tocco di malizia che rende davvero grandi le sue interpretazioni. Sul suono e sugli arrangiamenti di questo disco poi Silvia ha lavorato con Francesco Fabris (cui va un grandissimo applauso, così come a Sandro Mussida che ha co-prodotto), un lavoro meticoloso di ricerca e sviluppo di un materiale che di base rimane sempre molto pop ma, finalmente, dalle molteplici sfaccettature. Cupo, riflessivo, necessariamente legato al ricordo di chi l’ha composto, sfumato, commovente.
Si parte con una tripletta enorme per qualità: “Si Ck”, pubblicata già lo scorso anno e qui in veste di buonissima opening, ma soprattutto “Pozzanghera” e “Solo cielo”, due Singoli con la “S” maiuscola. Se Anthony Gonzalez avesse scritto due pezzi così (o come “Luce” o la splendida “Da me”) invece delle boiate che ha pubblicato quest’anno, saremmo di certo tutti più contenti. Melodia, arrangiamento, atmosfera, testo… tutto perfetto. Che poi è quello che andrebbe detto di tutto il resto del disco, e qui torniamo al discorso fatto in principio: trentasei minuti significa che questo album lo ascolti, lo riascolti e poi ancora di nuovo perché non viene mai a noia, perché è un concentrato pop colto, ricercato, intelligente. Esce meglio al secondo (o terzo) giro perché necessita di un tempo minimo di adattamento, per entrarci davvero, ma è precisamente quello che mi aspetto e voglio sentire in questo ambito: qualcosa che mi stimoli, che mi porti in posto dove sono già stato ma mai accompagnato da lei. Materiale sonoro dal taglio internazionale ma profondamente radicato nella nostra storia. Complesso sì, ma con melodie sempre impeccabili. Raffinato eppure così semplice: “Se l’oceano sei tu, mi trascini e mi porti giù / ho provato a nuotare ma posso affogare se vieni con me”.

Effettivamente questo disco è ottimo, non saprei come altro definirlo.
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