«ASH & ICE - Kills» la recensione di Rockol

Kills - ASH & ICE - la recensione

Recensione del 10 giu 2016 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Un vulcano e un bicchiere di martini con tanto di olivetta, color oro su un fondo nero. Non è proprio quello che ci si aspetta da una band dall’anima tormentata come i The Kills, ma mette subito in chiaro che qualcosa è cambiato nei cinque anni di silenzio che separano questo “Ash & Ice” dal suo predecessore, perché il duo composto da Hotel - già Jamie Hince, nonchè ex Mr. Moss - e da VV - ovvero Alison Mosshart, voce dei Dead Weather - ha deciso di prendere una direzione diversa, meno dogmatica e più incline a nuove idee, da quella ondata alt-rock che negli anni duemila ha portato in pista una schiera di band con il “the” - vedi The Strokes, The Hives, The Subways, The Vines, etc etc.

Se in precedenza i The Kills apparivano notturni e misteriosi, con brani che più si prestavano a raccontare storie che puzzavano di whisky e vecchie stanze di motel, ora il loro mondo alloggia nei frizzanti cocktail bar degli alberghi a 5 stelle, perché niente è più come prima: Alison Mosshart ha prestato la sua voce a svariate collaborazioni - quella con Jack White naturalmente, ma anche la colonna sonora di Sons of Anarchy, tanto per citarne una - e si presenta ora in una veste più poser, con tanto di chioma bionda, mentre il suo sodale Jamie Hince ha visto prima il pubblico naufragio del suo chiacchierato matrimonio con Kate Moss e poi il delicato intervento alla mano che lo ha costretto a inventarsi un nuovo modo di suonare la chitarra.
Nonostante i toni siano quelli crepuscolari e foschi di sempre, a cambiare sono i ritmi, più cadenzati e riflessivi che in passato. Accettando la propria vulnerabilità i The Kills si scoprono introspettivi. Tra schegge di elettronica ed echi di dubstep, c’è soprattutto un maggiore spessore compositivo nei testi, che arrivano, inevitabilmente, dalle vicende personali di Jamie e Alison, oltre che da un’esperienza di viaggio in solitaria lungo la trans-siberiana e i suoi sconfinati orizzonti. Un lavoro che in realtà è una catarsi emozionale per riprendere forza e rimettere di nuovo insieme i propri cocci, sentimentali e non.
Si parte con “Doing it to death”, prima traccia e primo singolo: la voce della Mosshart recita un mantra ipnotico mentre la chitarra ricama un riff essenziale e spigoloso su una base molto black, una soluzione che con le dovute differenze caratterizza l’intero album del duo anglo-americano. Da “Heart of a dog”, secondo singolo in scaletta, fino alla conclusiva “Whirling eye”, tutto suona per sottrazione, lasciando il distorsore sempre un po’ da parte, così come drum machine e quant’altro, nel ruolo di coloritura dei brani. Si vive di contrasti, come appunto quello della copertina: c’è rabbia, dolore e un senso di disagio e di isolamento presente in tutta la scaletta, a cui fanno da controparte della bilancia la fiamma della passione, del sentimento di rivalsa e della voglia di tirare avanti comunque.
“Ash & Ice” potrebbe suonare come una mezza delusione per chi si aspettava dai The Kills un ritorno più impattante sulle scena, ma conferma la forza espressiva di una band che vive dell’alchimia unica di due artisti che in qualche misura si sostengono e si completano a vicenda. E’ un album diverso che disegna il nuovo percorso dei The Kills, insieme ancora una volta dopo le personali esperienze, artistiche e di vita. Una nuova fase per una band che non ha paura di mostrarsi in una veste diversa da quella abituale. Purché sia nera, ovviamente.

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