«MONSTER MOON - Jack Jaselli» la recensione di Rockol

Jack Jaselli - MONSTER MOON - la recensione

Recensione del 05 mag 2016 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Disclaimer: a Rockol (e a me in particolare) è sempre piaciuto Jack Jaselli. Dagli esordi ruvidi del primo disco ”It's gonna be rude, funky, hard”, alle canzoni acustiche di “I need the sea because it teaches me”. E mi piace ancora di più in questa veste rock, dove non è più Jack Jaselli ma semplicemente Jaselli, trio composto con i fratelli musicisti di una vita, Max Elli (chitarre) e Nik Taccori (batteria=.
Non c’è niente di filosofico in questo apprezzamento. Quello di Jaselli non è un modello da contrapporre ad altri tipi di percorsi. Jack ha suonato, e tanto, in giro, e non arriva da nessun talent. Nulla contro i talent, da cui escono altri tipi di cantanti. Semplicemente l’unica strada possibile per questo tipo di musica è quella che hanno fatto e stanno facendo. Jaselli fa solo buona musica, con passione e sbattendosi.


La strada di “Monster moon”, in particolare, è stata quella di andare in America, per lavorare in un altro ambiente: l’album è stato iniciso ai Fonogenic Studios di Los Angeles da Ran Pink (collaboratore dei Foo Fighters, e dei Wallflowers): ma anche qua non c’è nessuna spocchia nel farlo. Certo, è una bella storia, ma è una cosa pratica. E’ servita soprattutto a dare corpo alle idee sonore. E ha funzionato.

Le canzoni di “Monster moon” suonano rock: ci sono echi dei Foo Fighters (“This city”, la title track), del Jeff Buckley elettrico (“I’m the wolf”, “Brightest”), qualcosa degli U2 (quelli buoni) in “The end”, o dell’ultimo Chris Cornell, per il mix di chitarre acustiche ed elettriche.
E’ una scelta coraggiosa, presentarsi in Italia con suono così. Ma ascoltate “The end”: è un rock che ti si appiccica addosso, per fare un esempio - e il resto non è da meno. Il punto è che Jaselli è credibile: per due motivi. Il primo: come sempre, Jack canta bene in inglese. Quante volte, ad un talent, sentiamo cantare classico d’oltremanica e d’oltreoceano in maniera improbabile e maccheronica? Quanti artisti italiani di livello cantano davvero bene in inglese?
II secondo motivo: le canzoni suonano bene. Il gioco dei richiami si può fare all’infinito, come per ogni disco, ma non c’è un solo momento nell’album in cui la somiglianza si faccia spudorata. Jaselli ha identità. Ce l’aveva prima, ce l’ha ancora di più adesso che ha lavorato, sudato e studiato per questo album. La luna sarà pure mostruosa, ma suona bene.
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