«LEAVE ME ALONE - Hinds» la recensione di Rockol

Hinds - LEAVE ME ALONE - la recensione

Recensione del 14 gen 2016 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Il garage rock al femminile, tinto di bubblegum e di ruvida ribellione da bad girl è praticamente irresistibile se fatto come Dio comanda. E le spagnole Hinds hanno ben presenti le regole, i canoni, gli stilemi e i comandamenti del genere, che affonda le proprie radici nel sound degli anni Sessanta. Queste quattro giovani, però, affrontano l’argomento con un piglio che pesca a piene mani dall’attitudine del garage revival, ma sopratutto dell’indie pop lo-fi anni Novanta e del nuovo garage rock made in USA di artisti come Ty Segall, Black Lips, Thee Oh Sees; il risultato è più che gradevole, anzi davvero gustoso... certo, non siamo di fronte a nulla di particolarmente nuovo, ma la perfezione pop lo-fi di certi pezzi di “Leave me alone” è innegabile, per cui viva il mestiere, la capacità di scrivere un bel brano con pochi accordi e senza megaproduzioni pompate.
Insomma, le Hinds fanno un rock’n’roll/psych pop nudo, crudo, semplice e fresco, di quello che ti entra in testa anche se non vuoi; che magari ti ricorda qualcuno, ma lo fa in maniera piacevole, leggera e spensierata – allontanando lo spettro delle accuse più o meno bacchettone e più o meno infondate di citazione al limite del plagio.

Questo album di debutto è lo specchio di ciò che, almeno a leggere la bio delle Hinds, sembra una serie di incastri quasi magici – la classica serendipity. Nell’arco di un anno e mezzo scarso, infatti, Ana Garcia Perrote, Carlotta Cosials, Ade Martin e Amber Grimbergen (che dal marzo 2014 al gennaio 2015 si facevano chiamare Deers, ma hanno poi cambiato nome per ragioni di copyright) sono passate dalla cantina alle pagine del “NME” – che nell’estate del 2014 le definiva, sulla scorta di un singolo, “la band europea più eccitante in giro” – per arrivare poi al festival SXSW di Austin e a quello di Glastonbury. Il tutto con il supporto unanime della stampa di settore internazionale, che si è schierata compatta nelle lodi – e a ragione.

L’album inizia con il nuovo singolo “Garden”, che mette subito in chiaro il mood: melodia e ruvidità, garage rock e bubblegum pop, attitudine indie spiccata (che pesca anche un po’ dal fenomeno riot grrrl anni Novanta) e una sorta di feeling mediterraneo che rende peculiare il tutto. E di brano in brano le Hinds ribadiscono, approfondiscono ed esaltano il concept della propria musica, in un crescendo contagioso e divertente.
Come dicevano una volta... file under: Thee Headcoatees, Vaselines, Ty Segall, Black Lips, Thee Oh Sees, Mac DeMarco, Parrots, Vaccines, Strokes, Velvet Underground.
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