«MALIA - Massimo Ranieri» la recensione di Rockol

Massimo Ranieri - MALIA - la recensione

Recensione del 14 ott 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Questi è uno di quei dischi che si può prendere da due punti di vista: la lezione di storia e la piacevolezza.
Chiunque abbia mai seguito una lezione in vita sua - cioè tutti - sa quanto certe possano essere didascaliche, noiose, se non direttamente pallose o semplicemente aride. Ma sa anche che se trovi il prof. giusto, quello che sa raccontare e affabulare, anche l’argomento apparentemente più ostico può diventare affascinante, e che tornerai a sentirlo più e più volte. La lezione diventa uno spettacolo.

Qua di quei prof. ne abbiamo ben due: Massimo Ranieri e Mauro Pagani - che giungono alla sesta collaborazione sulla riscoperta della musica napoletana. E, per questa lezione, hanno scelto un periodo e un repertorio particolare: la Napoli americana degli anni ’50-’60, quella in cui i soldati Nato facevano conoscere la musica d’oltreceano, gettando semi che sarebbero durati decenni, e che iniziarono a germogliare subito in un tipo di scrittura diverso. “Tu vo’ fa l’americano”, come diceva Carosone, raccontava perfettamente l’aria di quel periodo, e questo disco la racconta ancora meglio, coinvolgendo un dream team di jazzisti, e dando a quelle canzoni una veste nuova: : Enrico Rava (tromba e flicorno), Stefano Di Battista (sax), Rita Marcotulli (pianoforte), Stefano Bagnoli (batteria) e Riccardo Fioravanti (contrabbasso).

L’idea è quella di riprodurre il suono dei night della città di quel periodo - la lezione di storia e di filologia, appunto. Ma il risultato è spettacolare, al di là della precisione delle fonti: un disco di canzone-jazz, impeccabile. I brani - provenienti dal repertorio di Fred Bongusto, Modugno, la prima Mina - sono trattati come gli standard del “great american songbook”. In fin dei conti questo è, per noi, il repertorio canzone napoletana: sono i nostri standard.
Il modo in cui sono riletti, poi. E’ vero quello che ha detto Pagani in conferenza stampa: non c’è una nota di troppo, i musicisti - pur con il loro nome e il loro ego - si sono messi al servizio delle canzoni e del progetto. Pure lo stesso Ranieri - che si potrebbe permettere qualsiasi cosa - canta volutamente contenuto, interagendo con lo stupendo e caldo tappeto sonoro creato da piano, tromba e sax, e sostenuto dalla sezione ritmica.
“What for?”, ha chiesto la collega Marinella Venegoni in conferenza stampa. Già, perché fare un disco così, oggi? Un lavoro splendidamente inattuale, non di certo uno di quelli che scaleranno le classifiche. “Perché ci andava di farlo”, è stata la risposta. E meno male che è andata così: un album perfetto per la stagione autunnale - ed uno bel modo di riscoprire uno dei momenti più vivi della storia della musica.
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