«CARACAL - Disclosure» la recensione di Rockol

Disclosure - CARACAL - la recensione

Recensione del 13 ott 2015 a cura di Valeria Mazzucca

La recensione

Cosa fare se la tua stessa creatura ti si rivolta contro? Può succedere a tutti e può succedere anche ai Disclousre. Anzi, probabilmente è proprio ciò che è successo ai fratelli Lawrence, le inarrivabili stelle del firmamento dance che solo due anni fa erano scese dal cielo per spiegarci come aggiustare la musica elettronica.
Con il loro "Settle" i due si erano, appunto, sistemati. E avevano dato una bella sistemata anche a due vecchie conoscenze del mondo della musica, cioè pop ed elettronica che, superati gli anni '10, stavano attraversando una fase tutt'altro che florida (salvo le debite eccezioni): i Disclosure le hanno risvegliate dal torpore con due energici schiaffoni, le hanno unite imbottendole di bassi e synth intelligenti per poi spedirle a livelli siderali.

In sintesi, Guy e Howard, giovani inglesi gagliardi e composti hanno "ricreato" un genere che, se non ha un nome specifico, ha di certo una formula fissa per assicurarsi il successo: un dj capace e un vocalist noto o che presto lo diventerà.
Questa è la macchina infernale, la creatura di cui si parlava all'inizio: i Disclosure con il primo album hanno contribuito in modo decisivo a rendere definitivamente mainstream quel genere che va sotto il nome di "EDM" (termine che, da un punto di vista lato, comprende cose tra loro molto diverse). Ma non sono stati altrettanto abili nel domarlo in vista di una possibile evoluzione, con il nuovo album "Caracal".

Anche questa volta i due hanno scelto oculatamente i loro accompagnatori, puntando su artisti con un identikit specifico: non più acerbi e non ancora maturi, ma con una nutrita schiera di seguaci. C'è il canadese Abel Tesfaye che con il nome di The Weeknd da un paio di anni firma collaborazioni più che fortunate (es: Drake e Ariana Grande) e raccoglie sempre più consensi, c'è il jazzista del momento Gregory Porter, consacrato nel 2014 con un Grammy come "Best jazz vocal album". Poi ci sono Sam Smith e Lorde - due colossi che però devono ancora cementare le proprie radici nel pantheon della musica - e il debuttante del soul Lion Babe nonché l'esordiente Kwabs.
Dunque un paniere ricercato e potenzialmente vincente sta alla base di ogni singolo brano, la tracklist però sembra ripiegarsi su se stessa piuttosto che trascinare. Manca un vero e proprio appiglio, per questo è complicato elogiare un brano piuttosto che un altro: a seconda dei gusti dell'ascoltatore una canzone risulterà più o meno gradevole, ma tutte si equivalgono e nessuna spicca davvero per genialità.
Nonostante i tre singoli estratti già ampiamente noti ("Holding on", "Omen", "Jaded"), nonostante brani come "Bang that" o "Willing and able" siano in circolazione da diversi mesi ormai, l'album è privo di una "When a fire starts to burn" o di una "Latch", dal groove folgorante.

Detto questo, l'album è finito primo nella classifica inglese e l'unico live italiano dei Disclosure è appena stato spostato dal Fabrique di Milano al Forum di Assago per la grande richiesta di biglietti. Come è possibile?
E' possibile perché "Caracal" è il secondo disco dei Disclosure. O meglio, è il primo disco dopo un successo planetario. Ciò significa vivere di (meritata) rendita, ma anche che le aspettative sono sempre piuttosto alte, che gli artisti nel mentre possono essere cambiati e che possono aver reagito al successo in infinite maniere; mettiamoci la stanchezza, mettiamoci le pressioni dell'industria discografica, quelle del pubblico e quelle che ogni essere umano mediamente credibile si impone per raggiungere i propri traguardi.

Non sappiamo se i Disclosure abbiano peccato di accidia o se siano rimasti incastrati in un sistema più grande di loro. Sono stati forzati a creare una discreta copia del loro primo album o semplicemente si trovavano in carenza di grandi idee?
Ciò che è certo è che ormai, nel processo creativo, per un motivo o per l'altro, quello della spontaneità è un lusso che in pochi possono permettersi. E non certo al secondo album.
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