«BOYFRED - Fred De Palma» la recensione di Rockol

Fred De Palma - BOYFRED - la recensione

Recensione del 06 ott 2015 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione




Fred De Palma ha una bella faccia, una di quelle facce che da sole allungano le code agli instore. Però Fred non è solo un bel viso da copertina e ha un passato credibile nel freestyle, "che mi ha allenato la mente", come ci racconta sorridente nella presentazione stampa del disco.

Nelle sfide uno contro uno, oggettivamente, con la sola immagine si fa poca strada: servono rime, velocità di pensiero e lingua sciolta. "A Torino, la mia città, la scena locale mi ha fatto parecchio muro, il mio look non era omologato. Ho dovuto vincere tante battle in giro per l'Italia per veder cadere i pregiudizi", ci ha raccontato quando l'abbiamo incontrato. Oltre a scrivere tutte le sue rime, Federico canta anche i ritornelli: "mi è sempre piaciuto, trovo arricchiscano i pezzi". Il problema, semmai, in un mercato che sforna due-tre dischi rap alla settimana, è proporre qualcosa di nuovo: sotto forma di metrica, contenuti, suoni. "Boyfred" ha lo stesso limite del disco di Baby K di cui parlavamo qualche settimana fa: suona bene ma non suona nuovo. Ha una produzione musicale curata (affidata a Mace e Davide Ferrario, con la supervisione di un vecchio lupo di mille battaglie discografiche come Pier Paolo Peroni) e, tralasciando il peccato veniale di un booklet senza testi, si vede quanto Warner creda nel ragazzo di Torino.
"Serenata Trap" è un buon singolo apripista, leggero e orecchiabile, il secondo estratto "Stanza 365" forse il brano preferito da Fred è sicuramente uno dei migliori episodi del disco: "è la storia di una mia storia, e anche 'Canterai" è un altro frammento del mio passato in amore. Tengo particolarmente a questi due brani", ci spiega Fred. Facciamo allora scegliere direttamente a chi le ha composte altre tre canzoni: "'Non scordare mai' è la storia del mio passato, del passaggio da sconosciuto a cantante di una major e del fatto che non voglio dimenticare da dove ho mosso i miei primi passi. Anche 'Chiudo gli occhi' sviluppa il tema da un'altra prospettiva. E' l'analisi al negativo dell'arrivo del successo , il perdere il gusto del sogno, il senso di solitudine quando sei circondato da tanta gente".
Fred sceglie anche "Fenomeno" racconto di un incontro con un fan in metropolitana, che in realtà convince assai meno. Nella tematica ricorda "Tutto ciò che ho" dei Club Dogo e all'ascolto sembra un pezzo di Emis Killa (il flow di Emiliano soffia anche in "Boyfred" e soprattutto "Tutto qui"). In fatto di metrica "Dov'eri tu" rende molto a Marracash che De Palma ammette essere"Il mio rapper italiano preferito, non mi viene in mente nessuno con una capacità di scrittura migliore della sua".
In sintesi: 14 tracce leggere, orecchiabili, sincere, pop-rap-trap che strizzano l'occhio alle giovani fans di rapper rigorosamente under 30. A loro la sentenza finale.
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