«POP-UP - Luca Carboni» la recensione di Rockol

Luca Carboni - POP-UP - la recensione

Recensione del 05 ott 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

In informatica, i "pop-up" sono quelle (fastidiose) finestrelle pubblicitarie che si aprono mentre stiamo navigando su un sito; per Luca Carboni, invece "pop-up" è un gioco di parole che evoca subito il pop, quello che è alla base del suo nuovo album sia come sound che come costruzione delle canzoni. Ma "pop-up" è anche il termine con cui si indicano quei libri per bambini all'interno dei quali sono contenute illustrazioni ritagliate che aprendosi diventano tridimensionali, trasmettendo un senso di prospettiva e di profondità. Il nuovo album del cantautore bolognese porta per titolo "Pop-up", appunto, ed è un titolo che si apre a tutte e tre le possibili interpretazioni.

In linea con il significato informatico dell'espressione, il nuovo lavoro di Carboni contiene una serie di canzoni che si comportano proprio come le finestrelle che si aprono all'improvviso navigando su internet: sono immediate, con riff accattivanti e ritornelli incisivi e di facile ascolto (basti ascoltare il singolo apripista "Luca lo stesso", che è attualmente il brano più trasmesso dalle radio italiane); sono canzoni che hanno un grosso potenziale "pop", nell'accezione positiva del termine, scritte in un linguaggio semplice sia per quanto riguarda i testi sia per quanto riguarda la musica (sono tutti brani dal forte appeal radiofonico).
A questa prima lettura, però, ne segue un'altra, più profonda: in "Pop-up" c'è tutta la filosofia del suo autore, il mondo privato e sociale di Carboni. Ci sono riflessioni personali ("Happy", "Chiedo scusa", quest'ultima tratta liberamente da una poesia della Premio Nobel polacca Wislawa Szymborska), interrogativi religiosi ("Dio in cosa crede"), la sua Bologna ("Bologna è una regola", scritta con il cantante degli Amor Fou Alessandro Raina, già autore per Mengoni, Emma e Malika Ayane) e la città che negli anni '80 si presentava all'allora ventenne cantautore come "la meta, la città simbolo dell'arrivare" ("Milano", dedicata ad una cugina che non c'è più). Ma c'è anche l'amore, quello che troviamo in pezzi come "La nostra strada", "Dieci minuti" e "Invincibili", definiti dallo stesso Carboni come il "contrappunto sentimentale a un album fatto di riflessioni e pensieri".

L'aspetto più interessante di "Pop-up" è il suono delle nuove canzoni, che è stato curato dal produttore Michele Canova; perché questo album presenta un Luca Carboni inedito: il disco è stato descritto dal cantautore come un omaggio alla musica pop degli anni '80 (il video di "Luca lo stesso" cita la storica clip di "Addicted to love" di Robert Palmer, anno 1986), con programmazioni e sintetizzatori protagonisti degli arrangiamenti. Il suono è più curato ma più freddo, in contrapposizione alle sonorità cantautorali e acustiche di dischi come "Senza titolo", "LU*CA", "Il tempo dell'amore" e "Carovana" (Carboni si è avvalso di pochissimi collaboratori: oltre alle programmazioni ritmiche e ai synth di Canova, nel disco hanno suonato i tastieristi Alex Alessandroni jr. e Christian Rigano e il chitarrista Tim Pierce).

Lo stesso Luca odierno è distante anni luce dalla personalità del cantautore timido e introverso dei precedenti lavori (basti guardare la copertina, nella quale il cantautore sfoggia un look con occhiali da sole e giacca di pelle nera); si presenta più disinvolto e spigliato, "aggiornato" (per utilizzare un altro termine di ambito informatico), e questa nuova identità emerge anche dall'ascolto del disco: "La nostra strada" e "Dio in cosa crede" ricordano Biagio Antonacci, con atmosfere danzerecce che fanno da sfondo a testi riflessivi e meditativi, mentre l'arrangiamento di "Luca lo stesso" sembra quello di una bella canzone di Jovanotti. Insomma, l'impressione è che anche Carboni si sia fatto contagiare dal "canovismo" - e a questo punto sarebbe lecito chiedersi: quanto c'è di suo, e quanto invece del produttore padovano in questo "Pop-up"? Il ritornello di "Luca lo stesso", allora, suona quasi come la legittimazione di questa sorta di metamorfosi: "Amami ancora adesso, sono sempre Luca lo stesso", canta con tono schietto e sincero Carboni.
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