«MUOVITISVELTO - Zibba» la recensione di Rockol

Zibba - MUOVITISVELTO - la recensione

Recensione del 07 apr 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Io non mi considero un cantautore. Ma sai, scrivo canzoni e sono ligure, e a quanto pare questo fa di me un cantautore”: basterebbe questa frase di Zibba, dalla nostra lunga intervista, per raccontare il suo mondo, il suo approccio alla musica e in particolare quello di “Muovitisvelto”.

Negli ultimi 15 mesi Zibba ha co-firmato con Jovanotti (“Scintille” in “Lorenzo 2015”) e con Tiziano Ferro (la canzone vincitrice di X Factor 7, per Michele Bravi), ha vinto il premio della critica a Sanremo nella categoria “Giovani” nel 2014. Ha suonato tanto in giro e ha inciso questo album. Si è mosso svelto, davvero, e in ambiti apparentemente molto diversi, spesso poco riconducibili al cantautorato classico - proprio come questo album, il primo di inediti in questo periodo (“Senza pensare all’estate” era un raccolta di canzone reincisi per l’occasione della presenza Festival, assieme a qualche brano nuovo).


Il bello di "Muovitisvelto" è proprio che è fortemente radicato nella musica italiana "classica", ma senza esserne succube, senza scimmiottare altri modelli, come spesso capita ai sedicenti “cantautori”: Zibba ha una sua personalità forte.Questo è un disco che lavora su due binari: da un lato c’è la ricerca sui suoni, dall’altro quella sulle parole. Il primo binario porta Zibba e gli Almalibre ad alternare canzoni dirette ad altre in cui si costruiscono arrangiamenti con soluzioni nuove, con l’incorporazione (delicata) di coloriture elettroniche su una struttura classica, come ne “La medicina e il dolore” - la canzone da cui è nato questo suono, ci ha spiegato Zibba: si apre su un beat, per poi far entrare basso e chitarre. Scelte simili così come capitano in “Muoviti svelto”, in “Ovunque” e in “Santaclara”, per fare altri esempi.



E poi c’è il lavoro sulle parole - con un tono riflessivo, un po’ malinconico, ben rappresentato dall’iniziale “Farsi male” e dalla nostalgia della vita “on the road” raccontato da “Muoviti svelto”.
Se c’è un paragone che questo disco suscita, in particolare in episodi come questi, è quello con la “scuola romana” più che con quella ligure - è non è solo per la presenza nella prima canzone di Niccolò Fabi. E' per l’attenzione al vestire le canzoni con suoni caldi, ma non necessariamente tradizionali.
E poi su tutto c’è la voce, il vocione anzi, di Zibba: naturalmente caldo, espressivo e perfetto per questi suoni e per queste parole. “Muoviti svelto” alla fine è solo buona musica, meditativa, più che malinconica, ma non autoreferenziale. Una delle migliori cose uscite in Italia quest’anno, per chi ne avesse ancora bisogno, un’ottima conferma.
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