«1995 - Lorenzo Fragola» la recensione di Rockol

Lorenzo Fragola - 1995 - la recensione

Recensione del 01 apr 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Alle soglie dei vent'anni - li compirà tra circa un mesetto - , Lorenzo Fragola ha già alle spalle una vittoria ad "X Factor" (sempre in testa alle preferenze del pubblico televotante, ha conquistato il primo posto nella classifica finale del talent battendo in una combattuta finalissima il compagno di squadra Madh), un singolo certificato doppio disco di platino per le oltre 60.000 unità acquistate negli store digitali e una partecipazione tra i "Big" a Sanremo (pur con un piazzamento a metà classifica, 10°, sotto le aspettative e un discreto risultato nell'airplay radiofonico, sesto ). Intorno al suo album di debutto c'è inevitabilmente curiosità: l'album, intitolato "1995", per una questione di tempistiche esce a distanza di un mese dalla partecipazione del cantautore al Festival ed è prodotto da Fausto Cogliati e Fabrizio Ferraguzzo.

Fragola ha preso parte alle diverse fasi di lavorazione della sua prima prova discografica; oltre ad aver scritto la maggior parte dei testi dei brani contenuti nel disco, ha infatti curato anche gli arrangiamenti. In "1995" non figurano, tuttavia, canzoni composte dal solo Lorenzo Fragola, ma anche pezzi scritti da autori quali Nek, Tom Odell ("The rest" è da considerarsi una reinterpretazione di "Rest", brano la cui demo è spuntata in Rete lo scorso anno), e il co-frontman dei Saint Motel A/J Jackson.
A livello di sonorità, "1995" si presenta come un disco vario al punto giusto, nel quale convivono spunti ed idee diverse; c'è un'idea di fondo, il pop acustico indirizzato verso il soul bianco (in questo senso le influenze principali sono quelle di Ed Sheeran, Paolo Nutini e James Morrison, che dell'unione di questi due generi hanno fatto il marchio di fabbrica delle loro rispettive carriere - almeno fino ad oggi), intorno alla quale ruotano altre idee (un accenno di dance, uno di folk e sprazzi di soft rock). La formula vincente delle love ballad "The reason why" e "Siamo uguali" viene ripetuta in diversi episodi del disco: "The rest", "La nostra vita è oggi", "Distante", con la voce di Lorenzo che interpreta con trasporto le parole e con gli archi chiamati a sottolineare l'intensità dei testi. Con "Best of me", "Homeland" e "Da sempre" si passa invece a sonorità più soft rock e la voce del cantautore si fa più graffiante e grintosa, sostenuta da una batteria precisa, dritta. Atmosfere più sbarazzine - leggermente orientate verso la musica folk - sono quelle proposte con "# fuori c'è il sole" una canzone scritta in un linguaggio moderno (e non solo per l'hashtag del titolo), con un ritornello accattivante: "I Ray-Ban, la vodka, l'odore del mare, fuori c'è il sole: lo vuoi condividere?", canta Fragola, in un misto di felicità e spensieratezza, nel brano più positivo del disco (potrebbe rivelarsi un tormentone dell'estate 2015). A/J dei Saint Motel firma "Close my eyes", che è una canzone dal sapore dance, ben prodotta, e che a livello di sound si pone su un'orbita assai distante dal contenuto generale di "1995". Non manca una cover, quella di "Dangerous" di David Guetta (che nella versione originale è cantata da Sam Martin): Lorenzo volge il sound elettropop e dance-pop della canzone in chiave blue-eyed soul e folk e se la traccia aveva tutta l'aria di essere un riempitivo, si presenta invece all'ascolto come una reinterpretazione originale messa al punto giusto. La sorpresa più grande arriva però nel finale: "Who am I?" è un pezzo che vede Fragola cimentarsi con un mix di orchestral pop e soul, alle prese con un'orchestra di grande effetto chiamata a sostenere la sua interpretazione.



"1995" è, in sintesi, un disco fatto di scelte intelligenti: Fragola e il suo team produttivo si sono presi tutto il tempo necessario per confezionare un buon disco di debutto, dalla forma e dal contenuto al passo coi tempi. Fragola pare trovarsi molto a suo agio nelle sonorità del soul bianco e del soft rock, con le quali si cimenta in modo sincero e credibile, ma pare barcollare un po' negli episodi "meno classici" dell'album, come nel caso di "Close my eyes" (si ha l'impressione che il cantautore quasi non riesca a destreggiarsi bene in canzoni che a livello di sonorità si pongono su orbite distanti rispetto all'idea centrale del disco: di conseguenza, l'interpretazione rischia di apparire poco credibile, un po' forzata). C'è un'interrogativo che resta aperto, però: riuscirà Lorenzo, negli anni a venire, a non fossilizzarsi in un unico stile/genere e a rinnovarsi per restare al passo coi tempi?
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