«GUARDARE PER ARIA - Bianco» la recensione di Rockol

Bianco - GUARDARE PER ARIA - la recensione

Recensione del 15 feb 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Cantautore torinese classe 1984, Alberto Bianco - noto ai più semplicemente come Bianco - è giunto al suo terzo album in studio; il disco, intitolato "Guardare per aria", arriva a tre anni di distanza dalla pubblicazione del precedente "Storia del futuro" ed è frutto di una serie di esperienze che hanno coinvolto Bianco negli ultimi mesi: anzitutto l'incontro con Max Gazzé, che lo ha scelto come "opening act" di alcuni suoi concerti e che lo ha musicalmente avvicinato alla scuola cantautorale romana (un dettaglio da non sottovalutare, questo - ne parleremo più avanti), la collaborazione con i Velvet di Pierluigi Ferrantini per i testi dell'EP "La razionalità" della band romana, il sodalizio artistico con Niccolò Fabi (del cui "Ecco tour", nel 2013, ha ricoperto il ruolo di supporter fisso), dunque la produzione dell'album d'esordio di Levante "Manuale distruzione" e una serie di concerti che lo hanno visto tornare a suonare il basso (il suo primo strumento).





Come primo mattone di questo suo nuovo progetto discografico, Bianco ha deciso di puntare su un duetto realizzato proprio con l'amica Levante: si tratta di "Corri corri", primo singolo estratto da "Guardare per aria", un battibecco musicale vivace e grintoso dal quale traspare la grande affinità che lega tra loro Bianco e Levante e la complicità che intercorre tra i due. Il nome della cantautrice di origini siciliane è solamente uno dei tanti nomi degli artisti noti e meno noti che figurano nei crediti del disco in qualità di musicisti o di collaboratori; prodotto da Riccardo Parravicini, "Guardare per aria" ha infatti visto Bianco collaborare con gente del calibro di Roberto Angelini, Pier Cortese, Fabio Rondanini, Daniele "Mr. Coffe" Rossi, Mr. T-Bone, Daniele Celona (cantautore e produttore che ha da poco consegnato al mercato l'album "Amantide Atlantide") e Niccolò Fabi. Di conseguenza, l'album si presenta quasi come un disco collettivo, con Bianco impegnato nelle vesti di regista e con tutti gli altri artisti chiamati a partecipare come attori, comparse, sceneggiatori. L'aspetto musicale delle nove canzoni contenute all'interno di "Guardare per aria" è quello che colpisce maggiormente ad un primo ascolto del disco: il terzo album in studio del cantautore torinese è un disco ben suonato, con arrangiamenti ricercati, a metà strada tra il pop e la nicchia. Le chitarre sono protagoniste degli arrangiamenti e a dominare sono - inevitabilmente - atmosfere cantautorali, quasi acustiche (in questo senso è quasi tangibile l'influenza che ha esercitato sulla musica di Bianco il clima musicale della scuola romana - certi brani contenuti all'interno del disco, come ad esempio "Areoplano" e "Almeno a Natale", sembrano essere usciti da un album di Niccolò Fabi): e però in quaranta minuti di musica il cantautore compie anche alcuni incursioni nella musica jazz (come sul finale di "Filo d'erba", brano che apre l'ascolto del disco), ci propone aperture orchestrali di grande effetto (come in "Corri corri", con gli ottoni protagonisti dell'arrangiamento, o in "Le dimensioni contano"), sprazzi di musica elettronica ("Drago") e addirittura di musica world (come sul finale de "Le stelle di giorno", in cui si contaminano tra loro elementi provenienti dalla musica folk ad altri provenienti dalla musica etnica). I testi sono semplici e diretti, spesso molto introspettivi, quasi riflessioni sussurrate tra sé e sé: tra gli episodi migliori si segnalano la stessa "Le stelle di giorno" ("E tornando a casa a piedi fumo l'ultima, con lo sguardo fisso in aria per volare via di qua; tu mi fermi con la mano che sa di mandorla e mi dici 'Sai che c'è? Io con te un figlio lo farei'", canta Bianco con estrema dolcezza) e "Filo d'erba" ("E ti ritroverò ferma come un filo d'erba che voglia non ha di piegarsi alla realtà, e ti convincerò che il salto da fare non è verso il basso ma in sù", canta ancora il cantautore in uno dei momenti più delicati dell'intero disco). Versi che sorprendono per semplicità e spontaneità; d'altronde è proprio questo che più ci affascina, da ormai diversi anni, di Bianco: il suo non voler stupire a tutti i costi, la sua capacità di scrivere belle canzoni basandosi solamente sulle proprie emozioni, buttate sul foglio con fare schietto e diretto, e sulla propria visione del mondo. E "Guardare per aria" non può che confermare questa idea che ci siamo fatti di Bianco già con i suoi precedenti lavori.
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