Recensioni / 04 feb 2015

Dargen D'Amico - D’IO - la recensione

Voto Rockol: 3.0 / 5
Recensione di Fabrizio Zanoni
D’IO
Universal (CD)



Si fa fatica a credere che Dargen D'Amico, Guè Pequeno e Jake La Furia siano stati i membri dello stesso gruppo. Si potrebbe addirittura dire che non facciano quasi più lo stesso genere musicale. Correva l'anno 1999 e i due amici e compagni di scuola del liceo Parini di Milano, Dargen e Guè, fecero terzetto con Jake La Furia fondando "Sacre Scuole". Il loro primo e ultimo disco è oggetto di collezionismo e si impose all'attenzione per le complessità metriche. Jake e Dargen però avevano troppi contrasti, e il secondo si convinse a tentare la strada solista. Per quanto i due Dogo abbiano preso le distanze dal loro più lontano passato ("Non siamo più quelli di Mi Fist") hanno uno stile più omogeneo rispetto a Dargen, che negli anni ha spaziato talmente tanto che non esiste una categoria che lo racchiuda completamente. Ci ha provato lui stesso coniando il neologismo "Cantautorap" ma la sua passione per la musica elettronica lo ha portato a salti stilististici da triplo carpiato con avvitamento.
Se "Nostalgia Istantanea" (un disco di 38 minuti composto da sole due tracce, una di 20 e una di 18), poteva seguire questo solco cantautoriale "Vivere aiuta a non morire" era un disco decisamente meno riflessivo e più danzereccio e leggero come la hit "Bocciofili" o "Un fan in Basilicata" che francamente stanno a Dalla o De Andrè quanto un non vedente al tiro al piattello. Era quindi difficile prevedere il contenuto di del nuovo album (disponibile anche nella bella versione antologica in 8 cd con l'opera semi-omnia dell'artista milanese). Già dal titolo "D'Io" si presenta con una delle passioni del cantante: la scomposizione delle parole che suonano in un modo ma ponendo un apostrofo o uno spazio diventano tutt'altro.
Anticipato dall'azzeccatissimo singolo "Amo Milano" il disco riacquista, rispetto all'album precedente, suoni dai bpm meno incalzanti. Dargen è uno che vive il rap in modo tutto suo, a partire dal look: occhiali da sole sempre sul naso, giacca, zero tatuaggi in bella vista, collanoni non pervenuti: l'omologazione non abita qui, un bravo ragazzo che si può presentare anche in famiglia. Fabri Fibra dice che nessuno scrive bene come Dargen, Morgan Castoldi stravede definendolo un genio. Io che genio non sono, faccio invece più fatica a farmi piacere tutta la sua produzione. Tante idee, certo, e anche tanti modi diversi di raccontarle tra brani seri e ironici, melodici o elettro/dance, basi riuscite accanto ad altre francamente un po' tirate via. Incastri spesso complessi, nella scrittura e nell'ascolto accompagnati da brani che forse non sono nemmeno definibili rap. D'Amico è tante cose assieme e questo può confondere. Chi aveva conosciuto e amato il disco precedente e si aspettava un lavoro simile rimarrà deluso. La versione 2015 del suo rap richiede tutta la vostra attenzione, non fatevi ingannare da "La mia generazione" o dalla intensa "Modigliani"(il prossimo singolo?), "D'Io" non è musica che si può tenere in sottofondo tanto per. Batte i pugni sul tavolo, ti punta con i suoi spigoli. E' un puzzle con tessere di forme, materiali e colori molto diversi. Incastrarle o no è questione di gusti.