«HITALIA - Gianna Nannini» la recensione di Rockol

Gianna Nannini - HITALIA - la recensione

Recensione del 01 dic 2014 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Per questa recensione Rockol ha chiesto la preziosa collaborazione di Maurilio Giordana, ideatore e curatore di http://www.my-way-online.blogspot.it/ E’ lui ad aver curato le schede “storiche” dei brani contenuti in “Hitalia” di questa recensione. I commenti finali sono di Franco Zanetti

"Dio è morto" fu scritta da Francesco Guccini nel 1965 ma la prima versione ad essere pubblicata fu quella dei Nomadi, che la portarono al successo nell'aprile del 1967. La leggenda narra che la canzone sia stata scartata dall'Equipe 84 prima di essere interpretata dalla band di Augusto Daolio. Il brano fu all'epoca considerato blasfemo e censurato dalla RAI, mentre fu invece trasmesso dalla Radio Vaticana. Molte negli anni le cover realizzate, tra le quali spiccano quella di Caterina Caselli uscita a pochi giorni di distanza dall'originale, quella cantata da Ligabue nel 1995 e quella pubblicata da Fiorella Mannoia nel 2007. Lo stesso Guccini ha pubblicato la sua versione del brano nel 1979 all'interno dell'album live "Album Concerto" realizzato proprio insieme ai Nomadi.

"L'immensità" fu portata in gara al Festival di Sanremo nel 1967 da Don Backy e da Johnny Dorelli, piazzandosi in nona posizione nella classifica finale. Don Backy era anche l'autore del brano, insieme a Mogol e a Detto Mariano, ma fu la versione di Dorelli quella che ottenne il maggior successo arrivando fino alla seconda posizione nella Hit Parade. A mettere tutti d'accordo fu però la versione cantata nello stesso anno da Mina, con un arrangiamento di Augusto Martelli.
In tempi recenti il brano è tornato in classifica grazie alle versioni dei Negramaro del 2005 e di Francesco Renga nel 2007.

Anche "Lontano dagli occhi" proviene dal Festival di Sanremo. La versione originale fu presentata in gara da Sergio Endrigo nell'edizione del 1969. Si classificò al secondo posto dietro a "Zingara" di Iva Zanicchi e Bobby Solo. Il testo della canzone è opera di Sergio Bardotti. Oltre che da Endrigo il brano fu pubblicato anche da Mary Hopkin, pure in gara (per la doppia esecuzione con Endrigo) in quell'edizione del Festival, la quale incise anche una versione in inglese intitolata "If ever you are lonely" con un testo di Barry Mason (autore della celebre “Delilah” di Tom Jones). Ebbe un buon successo anche la versione realizzata - sempre nel 1969 - dagli Aphrodite's Child di Vangelis. Poi curiosamente il brano fu "dimenticato" dai grandi interpreti fino al 2007, quando fu ripreso prima da Andrea Mirò e poi da Gino Paoli. Di due anni dopo è invece la versione cantata da Morgan per il suo "Italian Songbook".

"Il cielo in una stanza" non ha certo bisogno di presentazioni. La prima versione ad arrivare nei negozi non fu però quella dell’autore Gino Paoli, che qui duetta con la Nannini, ma quella di Mina, che nell'ottobre del 1960 raggiunse per la prima volta nella sua carriera il numero uno della classifica italiana. Il brano fu suggerito a Mina da Mogol, che figurava al'inizio come autore del brano insieme a Renato Angiolini, visto che all'epoca Paoli non era ancora iscritto alla SIAE.
Diciassette anni dopo Mina, "Il cielo in una stanza" è tornata in Hit Parade con la cover di Franco Simone, e nel 1999 Giorgia ha cantato il brano nella colonna sonora di un "dimenticabile" film dei Vanzina.

"Dedicato" porta la firma di Ivano Fossati, che inserì la canzone nel suo album del 1979 "La mia banda suona il rock". Un anno prima però il brano era già stato inciso da Loredana Berté ottenendo un buon successo di vendite: il singolo raggiunse la 36esima posizione in classifica e contribuì alla fortuna dell'album "Bandaberté". Stranamente sono poche le cover ufficiali, anche se in rete si trovano alcune versioni live interessanti realizzate da Mia Martini, da Morgan e da Fiorello e Elisa.

Fabrizio De André scrisse "La canzone di Marinella" nel 1962 ma la pubblicò solo due anni più tardi con lo pseudonimo di Fabrizio, sulla facciata B del 45 giri "Valzer per un amore". Il brano divenne popolare solo nel 1968 grazie all'interpretazione di Mina. E' probabilmente il brano del repertorio di De André che vanta il maggior numero di cover "ufficiali", fra le quali quelle di Gianni Morandi, di Joan Baez e degli Afterhours.

La cover di "C'è chi dice no" è sicuramente uno delle tracce più particolari del disco, visto che nel brano interviene lo stesso Vasco Rossi, che per la prima volta nella sua carriera duetta con la cantante senese. E nella storia del rocker di Zocca i duetti non sono poi così numerosi.
La versione originale dava il titolo all'album che Vasco pubblicò nel 1987, vendendo oltre un milione di copie. Lo scorso anno il cantautore romano Piji ne ha pubblicato una divertente cover in stile electroswing.

"Io che non vivo (senza te)" è una delle canzoni italiane più famose nel mondo. In realtà ad essere famosa è la melodia scritta da Pino Donaggio, che nel mondo è conosciuta con il titolo di "You don't have to say you love me" grazie alle interpretazioni di Dusty Springfied, Elvis Presley, Cher, Brenda Lee e decine di altri. La versione originale fu cantata dalla stesso Donaggio al Festival di Sanremo del 1965, senza impressionare particolarmente le giurie visto che si piazzò soltanto al settimo posto. La canzone fu però notata da Dusty Springfield, anche lei in gara in quella edizione, che la portò al successo in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in molti altri paesi.
In tempi recenti il brano è stato ripreso da Francesco Renga e da Morgan.

"Io che amo solo te" è una della canzoni d'amore più belle e più famose di Sergio Endrigo. La versione originale del cantautore istriano risale al 1963, mentre nel 1968 il brano venne ricantato sia da Mina che da Ornella Vanoni.
Negli ultimi anni sono già stati in molti a interpretare il brano: Claudio Baglioni nel 2006, Massimo Ranieri nel 2007, Fiorella Mannoia nel 2008, Chiara Civello nel 2011.

"Mamma" fu scritta da Cesare Andrea Bixio nel lontano 1940 e resa popolare in tutto il mondo da Beniamino Gigli. Negli anni la canzone è stata ripresa da Sergio Bruni, Achille Togliani e da molti altri.

"Insieme a te non ci sto più" fu portata al successo nel settembre del 1968 da Caterina Caselli. Il brano porta la firma di Paolo Conte, Michele Virano e Vito Pallavicini, gli stessi autori di "Azzurro", e l’arrangiamento è firmato da Gianfranco Monaldi.
Il brano è stato a lungo "dimenticato" dagli interpreti, ma dal 2001 ad oggi le cover non sono mancate: Ornella Vanoni, Claudio Baglioni, Giusy Ferreri, la stessa Caselli nel suo album “del ritorno”, “Amada mia”, quello pubblicato dopo la partecipazione al Sanremo del 1990 con “Bisognerebbe non pensare che a te” (e una seconda volta per la colonna sonora del film “Arrivederci amore, ciao” di Michele Soavi, il cui titolo del film riprende appunto un verso di “Insieme a te non ci sto più”, e a sua volta intitola la nuova versione rimaneggiata della Caselli), due volte anche dagli Avion Travel (la prima nell’album “Storie d’amore”, del 2000, la seconda in “...poco mossi gli altri bacini”, 2003, con la partecipazione vocale della Caselli).
La versione cantata da Franco Battiato nel 2002 nell'album "Fleurs 3" si chiude con un obliquo omaggio a Luigi Tenco, nella ripetizione della la frase “ciao amore, ciao”.

Anche “Caruso” di Lucio Dalla non ha bisogno di presentazioni, e le versioni cover certamente non mancano. Il classico che Lucio Dalla incise per la prima volta nel 1986 per l'album "Dallamericaruso" è diventato negli anni una delle canzoni italiane più conosciute nel mondo, grazie anche alle tante cover realizzate da cantanti stranieri come Julio Iglesias, Lara Fabian, Josh Groban e dal gruppo vocale Il Divo. Tra le versioni italiane da segnalare quelle di Mina (1990), di Andrea Bocelli (1994), e quella realizzata da Fiorella Mannoia per l'album "A te" dello scorso anno.
"Caruso" è anche una delle canzoni italiane più tradotte nel mondo: ne esistono infatti versioni in inglese, spagnolo, francese, russo, tedesco, olandese e croato.

"Il mondo" è il brano più celebre di Jimmy Fontana. Nel 1965 ottenne uno straordinario successo, restando per ben 10 settimane alla numero uno della Hit Parade. Forse non tutti sanno però che fra gli autori della canzone figura anche Gianni Boncompagni che scrisse il testo insieme a Gianni Meccia. La musica è di Carlo Pes con un arrangiamento di Ennio Morricone.
Negli anni la canzone è tornata periodicamente in classifica grazie alle cover di Franco Simone, Gianni Morandi, Milva e Claudio Baglioni.

"Pugni chiusi" fu portata al successo, grazie anche alla partecipazione al Cantagiro, dai Ribelli nel 1967, con la parte vocale cantata magistralmente da Demetrio Stratos. Il brano porta la firma di Ricky Gianco, Luciano Beretta e Gianni Dall'Aglio, anche se all'epoca furono in molti a notare una notevole somiglianza con "When a man loves a woman" di Percy Sledge. Quasi una cover non dichiarata, come spesso capitava in quegli anni.
Tra le versioni degne di nota quelle di Piero Pelù, quella dei Timoria e quella dei Corvi. Ma il brano è stato cantato anche da Iva Zanicchi, dai Pooh e dai Matia Bazar.

Molte chitarre elettriche nella cover di "O sole nio" che qui è cantata in duetto con Massimo Ranieri. Il brano - composto nel 1898 da Giovanni Capurro e da Eduardo Di Capua - è diventato negli anni la canzone napoletana più famosa nel mondo. Il sole che ispirò la canzone non fu però quello di Napoli. Il brano fu infatti composto da Eduardo Di Capua ad Odessa in Ucraina. E quando fu presentato per la prima volta in un concorso musicale a Napoli, si piazzò solamente secondo.
La versione col testo italiano conta decine di cover; la prima versione inglese del testo fu realizzata nel 1901 con il titolo di "Beneath thy window". Ma nel 1960 fu realizzato un nuovo testo con una traduzione molto meno "letteraria" ad opera di Aaron Schroeder e Wally Gold: si tratta della  celeberrima "It's now or never" portata al successo da Elvis Presley.

"Un'avventura" fu portata dall’autore (con Mogol) Lucio Battisti in gara al Festival di Sanremo del 1969, in doppia esecuzione con Wilson Pickett. Il brano andò in finale ma si classificò solo nono. Anche nella Hit Parade il brano non riuscì ad andare oltre alla quindicesima posizione, anche se oggi è entrato a tutti gli effetti nella storia della musica italiana. Mietta, i New Trolls, Simona Molinari e Massimo Ranieri, fra gli altri, ne hanno inciso una loro versione.

La versione originale di “Nel blu dipinto di blu”, più nota come “Volare”, scritta da Domenico Modugno con Franco Migliacci, vinse il Festival di Sanremo del 1958 con la doppia interpretazione di Domenico Modugno e di un giovanissimo Johnny Dorelli. Il brano ebbe uno straordinario successo anche in America, dove Modugno venne ribattezzato “Mr. Volare”. Il 45 giri rimase primo nella classifica USA per ben 13 settimane consecutive vincendo anche tre Grammy Awards (come disco dell’anno, come canzone dell’anno e come miglior interprete dell’anno). Però all'Eurovision Song Contest del 1958 dovette accontentarsi della terza posizione, battuta dalla canzone francese "Dors mon amour" e dalla canzone svizzera "Giorgio" (“Giorgio del Lago Maggiore”, come venne intitolata nella versione italiana, col testo scritto da Mario Panzeri e nell’interpretazione di Fred Buscaglione con Fatima Robin’s; fu usata a lungo dalla pubblicità della benzina Supercortemaggiore).
Da Nilla Pizzi a Fred Buscaglione, da Cliff Richard a Louis Armstrong, da Mina a Andrea Bocelli la lista delle cover è davvero lunghissima. La Nannini aveva già realizzato la cover di "Nel blu dipinto di blu" nel 2011 per l'album "Io e te". E prima ancora, nel 1985, aveva cantato il brano per il progetto "Musicaitalia per l'Etiopia" insieme a molti celebri colleghi come Lucio Dalla, Vasco Rossi e Fabrizio De André.





I momenti migliori dell’album sono, secondo Maurilio Giordana, le cover di “Il cielo in una stanza”, “forse una delle tracce più ispirate del disco”; di “Io che non vivo”, “meno rock rispetto alle altre cover presenti nel disco e cantata con il giusto equilibrio”; e di “Pugni chiusi”, “una delle cose migliori dell’album”; Giordana definisce poi “interessante” la cover di “Un’avventura” e “sorprendente” quella di “Mamma” (“nessuno ne aveva mai tentato un arrangiamento rock”). Complessivamente, però, il giudizio di Giordana non è favorevole:
“Il mio voto può essere al massimo 2 stelle e mezza. Nessuna versione è migliore dell'originale (a meno di non voler considerare migliori “‘O sole mio” e “Mamma” solo perchè rock). A mio avviso un buon album di cover dovrebbe consentire ad un fan di scoprire canzoni che magari non conosce; e anche su questo non ci siamo... E poi ‘Hitalia’ contiene troppe canzoni che sono già state reinterpretate in tempi recenti”.

Condivido le riserve espresse dal collega. In realtà, il limite maggiore di questo progetto mi pare essere proprio l’assenza di progettualità; non può bastare una riverniciata di sonorità rock a suggerire nuovi spunti di ascolto per un pacchetto di canzoni che non sembrano legate fra loro da un filo conduttore, se non l’arbitraria preferenza dell’artista. La modalità sonora o stilistica può servire quando si lavori su un corpus omogeneo; per dire, le canzoni dei Beatles rifatte a reggae, o in chiave punk, o in una qualsiasi delle tante maniera in cui è stato riproposto il repertorio beatlesiano; o i brani dei Kraftwerk rielaborati in salsa sudamericana da Señor Coconut Y Su Conjunto (o ancora, per tirar l’acqua al mio mulino, le canzoni di Mogol-Battisti risuonate da una banda municipale o quelle di Battisti-Panella trattate da un quartetto d’archi e cantate da voci liriche). Altrimenti, il gioco vale se ci si limita a una sola canzone: è il caso di “My way” nella versione di Sid Vicious, o di “Love will tear us apart” dei Joy Division suonata da un gruppo di sudamericani con i flauti andini. Ma l’unico elemento che accomuna le 17 canzoni scelte da Gianna Nannini è l’origine geografica da cui deriva la nazionalità di autori e interpreti: il cluster “canzoni italiane di successo” è un po’ troppo ampio per costituire un riferimento coerente.
Sappiamo dell’amore viscerale di Gianna per la melodia, quello che ha fatto spesso scrivere delle sue influenze pucciniane, quello che è espresso anche in alcuni dei suoi più grandi successi (“Fotoromanza”, per dire, o “Bello e impossibile”, o “Meravigliosa creatura”, o “Sei nell’anima”). E molte delle canzoni qui contenute sono esplicitamente melodiche; ma, allora, anziché forzarle in una camicia di forza rock, perché non stupire davvero proponendole cantate da lei con un’orchestra sinfonica?
La valutazione di Rockol non si discosta da quella di Maurilio Giordana: “Hitalia” ci pare un disco poco riuscito, quasi fosse un modo per presidiare un mercato natalizio già sufficientemente affollato nell’attesa di un prossimo album di inediti. A meno che – nel momento in cui scriviamo non sappiamo ancora se sia vero, bisognerà aspettare il 9 dicembre – non sia il futuro contenitore di una canzone inedita da presentare al Festival di Sanremo...
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