«A RITROVAR BELLEZZA - Diodato» la recensione di Rockol

Diodato - A RITROVAR BELLEZZA - la recensione

Recensione del 24 ott 2014 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Negli ultimi anni, anche in Italia, pubblicare dischi di cover sembra essere diventata ormai una moda: sempre con maggiore insistenza, artisti noti (ma anche meno noti) del panorama musicale nostrano decidono di cimentarsi con brani portati al successo da altri artisti, con un repertorio che non è il proprio. E dei tanti dischi di cover italiani consegnati al mercato negli ultimi mesi (qualche nome e qualche titolo: Chiara Civello con "Canzoni", Mango con "L'amore è invisibile", Fiorella Mannoia con "A te", i Punkreas con "Radio Punkreas"), sono veramente pochi, al massimo due, forse tre, quelli che riescono a superare la soglia della credibilità e a presentarsi all'ascolto come dei progetti se non inediti quantomeno interessanti e originali.
Questa piccola introduzione serve a dire che è con quelli che nel linguaggio popolare vengono definiti "i piedi di piombo" - e con un certo scetticismo, da non confondere però con i pregiudizi - che ci approcciamo al nuovo disco di Diodato, "A ritrovar bellezza". Che è, per l'appunto, un disco di cover (l'ennesimo disco di cover pubblicato in Italia nell'ultimo anno): per essere più precisi, è un album che vede il cantautore, noto ai più per aver preso parte al 64° Festival della Canzone Italiana con "Babilonia" (secondo posto, tra i Giovani, nella classifica finale; ed è stata forse proprio "Babilonia" ad aver aperto a Diodato le porte del successo, permettendogli di conquistare numerosi premi nel giro di pochi mesi - non da ultimo il "Deezer band of the year" al Medimex dell'anno scorso), omaggiare gli autori e i compositori che, a cavallo degli anni '60, hanno permesso alla musica italiana di scavalcare i confini nazionali. I brani contenuti all'interno di "A ritrovar bellezza", che arriva a circa un anno di distanza dalla prima edizione del precedente album "E forse sono pazzo...", corrispondono a quelli che Diodato ha proposto in occasione dei suoi interventi musicali all'interno della parte conclusiva del programma di Fabio Fazio "Che tempo che fa"; per un totale di dieci rielaborazioni registrate, missate e prodotte da Daniele Tortora (già produttore di "E forse sono pazzo..."), ad eccezion fatta di "Arrivederci", prodotta invece da Roy Paci e arrangiata dallo stesso musicista insieme a Vincenzo Presta, in seguito missata da Tommaso Colliva.





Rielaborazioni, dicevamo. Dunque non semplici cover, ma vere riletture: tutti i brani contenuti all'interno di "A ritrovar bellezza" sono stati infatti riarrangiati da Diodato insieme alla stessa band che lo ha affiancato nelle lavorazioni del suo precedente album, una squadra di musicisti (tutti con alle spalle anni di esperienza) che comprende Daniele Fiaschi alla chitarra elettrica e classica, Duilio Galioto agli strumenti a tastiera (pianoforte, Wurlitzer, MS20, organi) e al glockenspiel, Danilo Bigioni al basso elettrico e Alessandro Pizzonia alla batteria e alle percussioni, ai quali si sono aggiunti (oltre al già citato Roy Paci che - con gli ottoni dei Velvet Brass, il batterista dei Calibro 35 Fabio Rondanini e il bassista Gabriele Lazzarotti - compare nella rielaborazione di "Arrivederci", di Umberto Bindi e Giorgio Calabrese) anche Rodrigo D'Erasmo e Manuel Agnelli degli Afterhours e il quartetto d'archi degli Gnu Quartet (che hanno partecipato alla riscrittura degli arrangiamenti delle canzoni, suonando gli archi in tutti i brani del disco). Ecco, un primo punto a favore di Diodato, per quanto riguarda questo "A ritrovar bellezza", è proprio il fatto di aver optato non per facili cover ma per originali rielaborazioni e riletture di questi classici italiani: se si fosse solamente limitato a registrare la sua voce sulla base musicale originale di queste canzoni, non staremmo qui a parlare di questo disco. Invece, Diodato ha voluto distinguersi dai suoi colleghi, proponendo sì un album di cover, ma approcciandosi a questi classici con spirito critico, decomponendoli per poi ricomporli su nuove fondamenta, su arrangiamenti che in alcuni casi si rivelano all'ascolto più funzionali di quelli originali: basti ascoltare la rielaborazione di "Senza fine" di Gino Paoli, in cui - dopo i primi cinquanta secondi, in cui la voce di Diodato esegue a cappella le prime due strofe del brano - l'impetuoso subentrare degli archi degli Gnu Quartet crea scompiglio nella costruzione fin troppo lineare della canzone; o quella di "Ritornerai" di Bruno Lauzi, con un altrettanto impetuoso (e trionfale) ingresso degli archi. Le perplessità della prima ora, legate alla scelta di Diodato di consegnare al mercato italiano l'ennesimo album di cover, scompaiono con l'ascolto di "A ritrovar bellezza": tra scelte più scontate ed altre meno prevedibili, ascoltiamo convincenti rivisitazioni di brani quali "Piove" di Dino Verde e Domenico Modugno, proposta qui in una versione che potremmo definire quasi "fiabesca", con un arrangiamento etereo che fa da sfondo all'interpretazione graziosa di Diodato; "Se stasera sono qui" di Luigi Tenco, nel cui crescendo la voce delicata di Diodato è spinta dagli archi degli Gnu Quartet; "La voce del silenzio" di Limiti/Mogol/Isola, in cui la voce tenebrosa di Manuel Agnelli compare all'improvviso come uno squarcio e s'impone su tutti gli altri strumenti; "Eternità" di Giancarlo Bigazzi e Claudio Cavallaro, con un arrangiamento caratterizzato dall'alternanza tra gli strumenti a tastiera e gli archi; la stessa "Arrivederci", bachiana nel ritornello con temi musicali che si rincorrono veloci sullo scorrere lento della canzone.
Resta da capire, tuttavia, quali sono state le intenzioni - al di là del semplice omaggio - che hanno spinto Diodato a lavorare ad un disco di rivisitazioni di brani italiani degli anni '60: per certi versi, si ha come l'impressione che Diodato, in un periodo in cui la musica pop italiana sembra essere finita nel baratro (qualitativamente parlando), abbia deciso di andare a ricercare l'ideale di bellezza presente nella "popular music" italiana degli anni '60, una musica capace di essere sì "pop" ma anche di grande qualità. Se fosse davvero così, sarebbe non solo spiegato il titolo del progetto, "A ritrovar bellezza", ma a Diodato andrebbe anche il merito di aver proposto un progetto di spessore già a partire dalle intenzioni e che trascende la semplice idea di "album di cover".
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.