«POP-HOOLISTA - Fedez» la recensione di Rockol

Fedez - POP-HOOLISTA - la recensione

Recensione del 01 ott 2014 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

L'ironia nel rap paga in pronta cassa. Qualche esempio? Il primo pezzo che diede visibilità a due giovanissimi Articolo 31 fu “Tocca qui”, Emis Killa è entrato in airplay radiofonico con “Cashwoman”, Ensi è uscito dalla cerchia del freestyle con “Terrone” e 15 milioni di visualizzazioni di “Pensavo fosse amore invece...” di Fedez chiosano il concetto. Saper far sorridere funziona, i signori del rap la smettessero dunque, qualora ne fossero capaci, di pensare che per costruirsi un curriculum rap degno di questo nome bisogna per forza essere cresciuti nelle case popolari, aver spacciato cocaina e aver polemizzato col mondo.
Se c'è quindi un pregio che va riconosciuto a Fedez è quello di aver preso le misure a certi teatrini usando molti luoghi comuni per trasformarli, con un bagno d'ironia, in uno dei suoi pezzi più riusciti, “Faccio Brutto”. Ora però bisogna confermare un successo clamoroso e il gioco si fa serio.
La domanda è: l'album precedente è stato il tipico episodio dove tutto gira magicamente nel verso giusto o il 24 enne milanese può riuscire a confermare le vendite clamorose (triplo disco di platino, oltre 150.000 copie vendute) di “Sig. Brainwash, l'arte di accontentare”? Certo non capita tutti i giorni di pensare ad un featuring e ti arriva Francesca Michielin con un cantato dall'orecchiabilità doc come quello di “Cigno Nero”. Ma Fedez non si è seduto sugli allori, ha preso molto seriamente il suo successo e, visto che c'era, ha anche preso lezioni di canto per limitare l'uso di autotune (oggetto, insieme, alla semplicità di costruzione di certe barre metriche nei suoi primi lavori, delle critiche dei suoi detrattori). E' stato scelto come giudice al posto di Elio nel talent X-Factor, dimostrando sensibilità, conoscenze musicali molto più ampie del suo orticello e una proprietà lessicale non così comune tra suoi coetanei. Ma il 2014 è anche l'anno di nascita della sua nuova etichetta musicale, la Newtopia, creata insieme a J-Ax e che ha messo sotto contratto l'ex Dogo Gang Caneda, l'ex Gemelli Diversi Grido (che ora si fa chiamare Weedo), l'ex “Amici di Maria De Filippi” Danny La Home e il bizzarro duo dei Bushwaka.
Tante novità lavorative, culminate in un disco ambizioso di 20 tracce che vanta collaborazioni con delle vocalità femminili di primissimo piano della canzone italiana: Malika Ayane, Elisa, Noemi e, squadra che vince non si tocca, Francesca Michielin.

Certo il Fedez di “Sig. Brainwash” aveva decisamente meno pressione addosso, veniva da due dischi senza particolari hit, non era un big della discografia italiana, un personaggio tv, un teen idol, viveva in un appartamento qualunque. Basta sovrapporre i due documentari a puntate che ha girato prima degli ultimi dischi (“Zedef Chronicles 1 e 2”, li trovate su youtube) per capire quanto sia cambiata la musica della sua vita grazie alla musica nella sua vita. “Sig. Brainwash, l'arte di accontentare” e “Pop-Hoolista” sono lo specchio di quei documentari. Le cronache del primo sono più allegre, leggere e scanzonate, più a dimensione di un suo coetaneo. Nel capitolo 2 invece cambiano gli scenari, arriva la tv, la bella fidanzata, la casa figa, il bolide decapottabile, la California al posto della pianura Padana e un cantante che sottolinea di aver fatto girare 3 milioni di euro tramite la sua nuova etichetta.

“Pop-Hoolista” non cancella l'ironia di Fedez, che rimane un marchio di fabbrica, ma ne perde un po' per strada. Manca, giusto per essere banali, un brano come “Pensavo fosse amore invece...”, che facevo ascoltare anche a chi non ha mai scaricato un MP3 rap nella sua vita ricevendone unanimi consensi in quanto oggettivamente divertente.
Chiariamo, visto che nel rap bisogna perennemente schierarsi in fazioni, tra il Partito dei Fedez Sì e quello dei Fedez No, il mio pollice, rispetto al personaggio, è assolutamente rivolto verso l'alto. Lo trovo genuino, intelligente decisamente sopra la media dei suoi coetanei (vedasi confronto tv con Giovanardi sul tema delle droghe) e coraggioso nello schierarsi sempre senza nascondere le proprie idee. Convince invece molto meno quando cade nella tentazione di vestire i panni del predicatore. Ci sono tante, troppe parti parlate in questo disco, concetti ai quali non è stata trovata una metrica, secondi che diventano minuti in cui Fedez ci spiega come va l'Italia e cosa pensa lui della gente. Ma tra pensieri giusti trova spazio anche la frase un po' vuota ma d'effetto in stile Facebook, il vizio di trasformare in slogan una riflessione. Che è legittimo in un ragazzo della sua età ma fastidioso pensando che si tratta pur sempre di un disco e non di una bacheca on line. Paradossalmente, i messaggi di Fedez sono molto più credibili e incisivi quando vengono colorati dall'ironia. Al netto di questa critica, un bravo per la totale mancanza di ipocrisia. Barbara D'Urso sarà pure un simbolo della tv spazzatura ma raramente ho ascoltato un brano (“Non c'è due senza trash”) così diretto contro un personaggio che qualche bastone tra le ruote te lo può anche mettere negli eventuali passaggi tv a Mediaset. Lo stesso dicasi della padellata in faccia tirata alla storica manager di Fabri Fibra e Marracash (questa rima è più difficile da trovare, provateci a scovarla altrimenti c'è sempre google...), al suo schierarsi politicamente in modo preciso e non a favore di una generica sinistra “che tanto facendo così non si sbaglia mai”.
I puristi della scena underground, che già lo detestano, vengono ricambiati senza mezzi termini “Tu lo fai per hobby io lo faccio di mestiere, infatti tu non odi me ma solo ciò che non puoi avere. Quando sei una stella di mestiere chi non ti può vedere esprime un solo desiderio: vederti cadere. Più la gente critica più questo mi gratifica perchè significa che ho il fascino della classifica. Questi parlano alle spalle mentre io parlo di fronte, infatti loro sono spalle io invece sono il frontman”. In questo lavoro gli verrà rimproverato senza dubbio di aver fatto il disco meno rap di tutta la sua carriera. Ed è vero, ma non è un caso che Fedez abbia come partner discografico J-Ax, un altro che nel bel mezzo della carriera “ha divorziato da quella scena come Albano con Romina” rockettando e provando, con risultati alterni, a sviluppare un suo modo nuovo di fare musica.
La title track del nuovo album tra parte recitata, arpeggi di chitarra e un cantato decisamente rivedibile (urgono altre lezioni) non ha nemmeno la parvenza di un brano rap, e non basta l'inciso di una Elisa fuori contesto a dargli un peso. Molto più efficace “Magnifico” con il rinnovato sodalizio artistico con Francesca Michielin , e convincenti le partecipazioni vocali di Noemi (“L'amore Eternit”) e Malika Ayane (“Sirene”) anche se in quest'ultimo caso la parte debole del pezzo è rappresentata proprio dal rappato di Fedez, troppo veloce e poco amalgamato con il cantato della Ayane. Se speed rap deve essere allora molto meglio quello di “Veleno per Topic” riflessione a fuoco sulla fauna inutile che passa la vita a commentare negativamente tutto quello che viene prodotto dalla scena rap.

I titoli delle canzoni sono continui giochi di parole. Tra i brani segnalo il secondo singolo “Generazione bho” flash dalla nostra misera realtà (“L'Iphone smette di scrivere e tu smetti di vivere. Il mio paese chiama Facchinetti figlio d'arte, come andare da Mc Donald's e dire vado al ristorante. Un vecchio è pericoloso se guida una Mercedes figuriamoci quand'è alla guida di un paese”).
Da segnalare anche “Bella addormentata nel bronx” (bello il tappeto musicale) e “Cardinal Chic” (ascoltate l'inizio e poi fate lo stesso con “Message in a bottle” dei Police.Giusto qualche bpm in meno...), che entra a gamba tesa sulle ombre della chiesa (“Sua eminenza si è preso l'attico per stare più vicino a Dio...Un occhio benefico e l'altro sul bonifico. La chiesa accumula ricchezze ma il denaro è del demonio, forse gli stanno solo sequestrando il patrimonio”). Non mancano riflessioni in agrodolce sul suo cambiamento di vita, principalmente in due brani: “Come no” e “L'hai voluto tu”, altra canzone 100% rap free ma che, nonostante l'ennesima parte parlata, azzecca un bel ritornello e qualche immagine incisiva. Ultima segnalazione per l'ironica “Stereo-Tipi” dove Fedez torna a giocare e divertirsi inanellando le banalità del popolino.

La parola ora passa al mercato. Il tempo ci dirà anche se è possibile coniugare la promozione del disco, il lavoro in Newtopia e gli impegni televisivi su Sky. In bocca al lupo, giovane coraggioso.
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