Recensioni / 10 set 2014

Gianluca Grignani - A VOLTE ESAGERO - la recensione

Voto Rockol: 3.0/5
Recensione di Mattia Marzi
A VOLTE ESAGERO
Columbia (CD)
Gianluca Grignani torna sulle scene con "A volte esagero", lavoro che arriva a tre anni di distanza dal suo ultimo album in studio, "Natura umana". Si tratta di un progetto, frutto di una lunga gestazione, a cui il cantautore si è dedicato interamente, curandone ogni dettaglio, dalla composizione alla produzione. Il disco è stato registrato tra gli Air Studios di Londra e il Forward Studio di Roma (alle registrazioni hanno preso parte anche due istituzioni del mainstream italiano, Lele Melotti e Cesare Chiodo), è prodotto e arrangiato da Gianluca stesso insieme ad Adriano Pennino e contiene dieci brani inediti in cui il cantautore torna a parlare al suo pubblico con un linguaggio più diretto rispetto al passato, raccontando alcuni aspetti della sua sfera privata e della realtà che ci circonda. Il tutto a partire dal primo singolo estratto, "Non voglio essere un fenomeno", brano che apre l'ascolto del disco e che meglio delinea l'immediatezza del linguaggio del nuovo lavoro: "Non voglio essere un fenomeno, non voglio essere come te/Io nella vita ho qualcosa da dire, io nella vita non sono un bluff", canta determinato Grignani nel ritornello della canzone, che è - tra l'altro - impreziosita da un assolo alla chitarra elettrica di Michael Thompson. O ancora, e più sinteticamente: "Non mi va di essere normale", quasi riallacciandosi alla dichiarazione di intenti del titolo.





Il Gianluca Grignani di "A volte esagero" è un cantautore pieno di grinta e determinazione: lo dimostra il modo con cui interpreta queste sue nuove canzoni, un misto di rabbia e sfrontatezza; a dominare, musicalmente parlando, è un gusto per le power ballad che vedono Grignani unire elementi propri del classico rock (si pensi all'uso di strumenti come gli archi o le chitarre ritmiche) a melodie immediate e tradizionali: è questo, ad esempio, il caso de "L'amore che non sai" (un'intensa dichiarazione d'amore per la sua donna e i suoi figli, impreziosita dalla presenza di una sezione fiati: "Tu non lo sai/non puoi capire che/devo difenderti da tutto e anche da me"), di "Maryanne" (che racconta la storia di una ragazza madre: ""Così questo è il destino/tu con il tuo bambino/guarda che non è più un gioco") o della title track "A volte esagero". Ci sono poi un paio di canzoni in cui ad elementi propri del rock il cantautore milanese ne affianca altri provenienti dalla musica elettronica, come tastiere e sintetizzatori: una di queste è "Il mostro", un brano potente e dinamico che vanta la partecipazione di Alberto Radius alla chitarra elettrica; l'altra è "L'uomo di sabbia", in cui Grignani sembra dire la sua sui tempi che stiamo vivendo (affrontandoli con poetica disillusione): "Ma io lo so/quel che succede in fondo/perché è da un po' che son venuto al mondo/la verità non è più un dolce frutto/E quando l'onda del mare scioglie tutto/lascia l'uomo di sabbia distrutto"). Non mancano, tuttavia, brani dalle sonorità più delicate e fluide, come "Madre" (una sorta di punto psicologico da cui ripartire: "Ma madre dimmi cosa mi è successo/che da un momento all'altro/mi son trovato perso/senza padre in mezzo all'Universo/.../Ma sarò forte, vedrai, che così forte non mi avrai visto mai"), "Rivoluzione serena" (brano che, dal punto di vista musicale, funge come un divertissement per tastiere, fiati, basso, archi e percussioni) e la ballad "Come un tramonto".

Nel complesso, lati scuri a parte (in alcuni episodi di questo suo decimo lavoro in studio Grignani pare impantanato in una sorta di autoreferenzialità dalla quale non riesce ad uscire - si veda l'autocitazionismo di "Fuori dai guai": "Cazzate che ho fatto nella vita/Me le ritrovo davanti come la mia storia tra le dita"), "A volte esagero" suona come un buon disco, che non manca di aspetti positivi e punti di forza: gli arrangiamenti, ad esempio, funzionali e ben curati (più nei ritornelli che nelle strofe); la contaminazione tra generi e stili diversi tra loro; il suono "ruvido" e spigoloso che Gianluca propone con queste sue nuove canzoni (un suono che per certi versi ricorda quello del Grignani degli esordi); ma soprattutto la grinta e la determinazione che traspaiono dal modo con cui Grignani interpreta questi nuovi brani, che rendono "A volte esagero" un lavoro credibile e convincente.