«DIECI - Nordgarden» la recensione di Rockol

Nordgarden - DIECI - la recensione

Recensione del 21 nov 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Un nordico trapiantato in italia, che canta nella nostra lingua. A pochi mesi di distanza da Erlend Oye e dalla sua “La prima estate” ecco Nordgarden con "Dieci". Le similitudini finiscono qui: perché saranno entrambi norvegesi, ma quello dell’ex Kings Of Convenience era un divertissement, un esperimento. Nordgarden fa sul serio. Vive in Italia da dieci anni: questo album, fatto di dieci canzoni pescate dal repertorio del rock indipendente italiano, è una sorta di ringraziamento.
Ci sono almeno tre o quattro cose che rendono questo disco un ottimo lavoro. Il primo è la consuetudine di Nordgarden con la nostra lingua: nella sua pronuncia rimane un po' di inflessione estera, quasi piacevole, che si rivela soprattutto nelle parole con doppie consonanti e di più in quelle non italiane (La "California" di “Non è la California” è pronunciata all’anglosassone).
La seconda è l’eccellente produzione di Cesare Basile. Nordgarden viaggia da sempre sui binari di un cantautorato rock di gran qualità, ma qua Basile lo aiuta nel definire i suoni, dal rock diretto e secco della canzone di apertura al piano e voce di “Invisibile”, ai riferimenti a Nick Cave/Tom Waits di “La canzone dei cani”, al folk de “L’abbandono”.
E infine, il repertorio: vedete sotto la scelta degli artisti - forse l’unica un po’ fuori contesto è Grazia di Michele, la cui “Dove mi perdo” perdo passa da ballata delicata quasi jazzata a ballata quasi rabbiosa, dai toni rock. Bella “La mia California”, anche questa elettrificata. Ma non ci sono momenti deboli nelle dieci canzoni del disco.



Insomma, funziona e bene. Nordgarden ci piaceva, e parecchio, già ai tempi di “You gotta get ready”. Qua, piace ancora di più o forse semplicemente in maniera diversa - un buon disco di rock italiano (lasciamo pure perdere la parola “indipendente”), con belle canzoni (apprezzabili sia che si conoscano gli originali, sia che non li conoscano), con ottimi suoni e una bella interpretazione. Basta?
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