«NELLA TUA LUCE - Marlene Kuntz» la recensione di Rockol

Marlene Kuntz - NELLA TUA LUCE - la recensione

Recensione del 30 ago 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Si sono presi il tempo di cui avevano bisogno, i Marlene Kuntz, per il loro nono album di inediti. “Nella tua luce” arriva a tre anni da “Ricoveri virtuali e sexy solitudini” e ad un anno e mezzo dalla partecipazione a Sanremo - anche se il lavoro al disco era inizato prima di “Canzoni per un figlio”. E sono tornati con un disco che mette insieme le diverse anime della band.
C’è chi li vuole rock. C’è chi li vuole lirici. Come per ogni band con una storia importante, troverete sempre qualcuno che vi spiegherà come devono essere, come suonano meglio. Qualcuno vorrebbe ancora “Sonica” (c’è sempre qualcuno che vuole ancora “Sonica” e si premura di farlo sapere appena può). Ma la verità è che l’esperienza paga, e “Nella tua luce” lo dimostra: i Marlene del 2013 sono artigiani della canzone e del suono come ce ne sono pochi in Italia. Basta sentire la prima traccia, la title-track: la cura non solo nella scrittura, ma nelle sfumature sonore. Un consiglio valido sempre, soprattutto oggi, ma vero soprattutto per “Nella tua luce”: è un disco da ascoltare con un buon paio di cuffie per cogliere ogni dettaglio.



Rispetto a “Ricoveri virtuali”, “Nella tua luce” è un disco più riflessivo, meno irruente. Più spirituale e meno carnale, come direbbe Godano. Certo, ci sono i rocchettoni (come il singolo “Il genio”), ma a dominare la scaletta sono i “mid tempo”, come “Solstizio” con tanto di chitarre (che poi si aprono e prendono il sopravvento, come in “Seduzione”) e le ballate come “Adele”. Ci sono i temi classici di Godano (la bellezza come musa e salvezza, come in “Nella tua luce”), ma ci sono meno invettive e più narrazioni: storie, alcune vere (Osip Mandel'stam, poeta russo protagonista di “Osja amore mio”), altre verosimili come quella di una vittima di stalking (“Adele”, appunto), di un clochard (“Catastrofe”), di un vanitoso (“Giacomo eremita"). Ma tutte raccontate, con delicatezza, con empatia ma senza giudizio.
Se non fosse una metafora banale visto il titolo dell’album, si potrebbe riassumere dicendo che “Nella tua luce” è un disco più solare del suo predecessore, che prende il meglio della produzione recente della band (la carica di “Ricoveri virtuali”, l’intensità di “Uno”) e lo porta avanti, esplorando nuove (ma riconoscibili) direzioni. Quello che fa un grande artigiano con i suoi manufatti, appunto.
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