«ELECTRIC - Pet Shop Boys» la recensione di Rockol

Pet Shop Boys - ELECTRIC - la recensione

Recensione del 15 lug 2013 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Lo scorso settembre, “Elysium” – undicesimo album di studio della coppia Nei Tennant/Chris Lowe – aveva segnato l’addio dei Pet Shop Boys alla loro etichetta “storica”, la Parlophone. Il tono complessivo di quel lavoro era piuttosto dimesso: c’erano tristezza, malinconia e riflessioni sul passato (“Your early stuff”: leggetevi il testo, splendidamente autoironico). I “nuovi” Pet Shop Boys debuttano per la loro etichetta personale “X2” (si legge “Two Times”) ingaggiando il produttore Stuart Price (Madonna “Confessions on a dancefloor”, Killers, Seal, Kylie Minogue…) col quale avevano già collaborato nel 2009 per l’EP “Christmas” e per il live “Pandemonium”, oltre che per un brano di “Elysium” quasi profeticamente intitolato “Memory of the future”.
Quasi profeticamente perché “Electric” è una sorta di “ritorno al futuro” per il duo britannico: a dispetto dell’età (59 anni Tennant, 54 Lowe) i due ritrovano qui la vitalità, l’energia e l’impeto che ne hanno caratterizzato la fantastica carriera – è davvero un peccato che qui in Italia il loro lavoro non sia mai stato davvero apprezzato quanto merita. Con “Electric” i PSB tornano in pista “with a vengeance”, come dicono gli inglesi, o come diremmo noi “alla grande”: e per pista s’intende il dancefloor, lo spazio illuminato dai riflessi della mirror ball (che in un’immagine promozionale Lowe indossa come un elmetto – impossibile non pensare a un’allusione ai Daft Punk). Lasciati da parte per il momento le colonne sonore, le musiche per balletto, le orchestrazioni, i Pet Shop Boys si ributtano nel pop danzereccio, con l’elettronica a farla da padrona (spruzzi di Moroder, Kraftwerk, Harold Faltermeyer, italodisco…) e conservando il gusto per l’intelligenza a volte un po’ blasé (in “Love is a bourgeois construct”, probabilmente il miglior brano dell’album, il testo usa disinvoltamente la parola tedesca “Schadenfreude”, ovvero “Piacere provocato dalla sfortuna altrui”) e la passionaccia per i remake improbabili (dopo “Go west” dei Village People, dopo “Always on my mind” di Elvis Presley e “Where the streets have no name” degli U2 tocca stavolta a “The last to die”, uno dei titoli di “Magic” di Bruce Springsteen , 2007). Il momento più curioso dell’album è invece “Thursday”, in cui i Pet Shop Boys ospitano il rapper Example facendogli declamare i nomi dei giorni della settimana.


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